{"id":150848,"date":"2020-09-07T08:06:18","date_gmt":"2020-09-07T06:06:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=150848"},"modified":"2020-09-07T08:28:11","modified_gmt":"2020-09-07T06:28:11","slug":"terremoto-garfagnana-1920-morti-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/terremoto-garfagnana-1920-morti-storia\/","title":{"rendered":"\u201cTerremoto del 1920, i morti furono molti di pi\u00f9\u201d. I nuovi fatti di un&#8217;antica storia"},"content":{"rendered":"<p><em>&#8220;Non abbiamo soldi. Ma se ci date le travi, la casa ce la ricostruiamo da soli&#8230;&#8221;.<\/em> \u00c8 quel che si pu\u00f2 leggere su una vecchia lettera ingiallita dal tempo. Forse queste non sono le parole esatte, ma poco ci manca. Di esperienze, pensieri, racconti e testimonianze di quel che fu il terribile terremoto del 1920 ce ne sono a centinaia. Ma il rischio pi\u00f9 grande, come spesso capita quando iniziamo a fare i conti con la nostra storia, \u00e8 abbandonare quei preziosi documenti chiss\u00e0 dove. <mark>Il rischio pi\u00f9 grande, quando parliamo della memoria, \u00e8 permettere che sbiadisca, deteriorandosi fino a scomparire.<\/mark><\/p>\n<h3>Il libro della memoria<\/h3>\n<p>Dedicare spazio, energie e risorse alla raccolta e alla <strong>conservazione delle testimonianze<\/strong> non \u00e8 solo una missione, ma anche (e soprattutto) un gesto di civilt\u00e0. Difendere e tramandare le parole di chi ha inciso sulla pelle e nel cuore le ferite di un evento traumatico &#8211; come solo un terremoto o una guerra possono essere &#8211; dovrebbe rappresentare per tutti un dovere morale.<\/p>\n<p>Spinti da questa convinzione &#8211; e dalla forza inarrestabile della passione &#8211; <strong>Silvio Fioravanti<\/strong> e <strong>Silvano Benedetti<\/strong> hanno realizzato una ricerca proprio in quella direzione. Un lavoro durato anni e che presto trover\u00e0 il suo compimento. La Pro Loco di Castelnuovo Garfagnana, di cui Silvio \u00e8 presidente, stamper\u00e0 a breve una pubblicazione che non si limiter\u00e0 a riproporre i fatti gi\u00e0 noti del sisma che un secolo fa distrusse fisicamente, economicamente e socialmente sia la Garfagnana sia la Lunigiana. No, in quelle pagine a colori e di grande formato troveranno spazio <strong>immagini e racconti inediti<\/strong>. Storie di vita, di relazioni e di solidariet\u00e0. Storie di migrazioni, di perdite e di abbandoni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_150878\" aria-describedby=\"caption-attachment-150878\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150878\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink.jpeg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"517\" srcset=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink.jpeg 2000w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink-300x194.jpeg 300w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink-500x323.jpeg 500w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink-768x497.jpeg 768w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/06-Terremoto-ink-1536x993.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-150878\" class=\"wp-caption-text\">Il terremoto del 1920 in Garfagnana<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Il conteggio dei morti<\/h3>\n<p><span class=\"citazione\">&#8220;Quella mattina, quando gli uomini cominciarono a raggiungere i campi, le donne rincasarono e i bimbi furono mandati a dormire nei loro letti&#8221;<\/span><\/p>\n<p><em>&#8220;La nostra ricerca ci ha portato a scoprire cose nuove. Fare un copia e incolla non sarebbe servito a nulla&#8221;<\/em> ci spiega Silvano Benedetti. Lui \u00e8 un ammiraglio della Marina ormai in pensione. Da sempre s&#8217;interessa di storia locale. Non solo nell&#8217;ambito del Museo navale della Spezia, dove risiede. Il suo interesse riguarda anche la Garfagnana e, ovviamente, gli avvenimenti collegati al grande terremoto del 1920. <em>&#8220;Del resto sono originario di Villa Collemandina&#8221;,<\/em> aggiunge orgoglioso. Per le sue ricerche non si \u00e8 limitato a consultare gli archivi locali di Spezia, Lucca e Massa Carrara. Ha spulciato con pazienza e attenzione anche gli archivi della Regione Toscana e quelli del quotidiano La Nazione, a Firenze. E perfino l&#8217;Archivio centrale dello Stato e quello storico della Marina, entrambi a Roma.<\/p>\n<div class=\"focuson\"><a href=\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/articolo\/documentario-terremoto-garfagnana\/\"><img decoding=\"async\" class=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/Terremoto-1920-Garfagnana.jpg\" style=\"\">\n                <div class=\"cat\">Documentario<\/div>\n                <h4>Intervista al regista Luigi Rossini<\/h4><\/a>\n              <\/div>\n<p><em>&#8220;Abbiamo ricostruito quanto accaduto. Ma abbiamo scoperto alcune imprecisioni&#8221;<\/em>, racconta Silvano. <em>&#8220;Come ad esempio il numero dei morti, che \u00e8 superiore rispetto a quanto riportano tutte le fonti&#8221;<\/em>. Quando si parla del terremoto di Garfagnana e Lunigiana, il riferimento \u00e8 sempre il solito: <strong>171 deceduti e 650 feriti<\/strong>. <mark><em>&#8220;Eppure i morti furono pi\u00f9 di duecento&#8221;<\/em>, dicono i due ricercatori. <em>&#8220;Stiamo concludendo le verifiche, ma il numero \u00e8 senz&#8217;altro superiore. Ci sono infatti incongruenze sui dati.<\/mark> Spesso si fa confusione tra comuni e frazioni, inoltre abbiamo riscontrato lacune nella registrazione dei morti in ospedale. I primi feriti furono ricoverati all&#8217;ospedale di Castelnuovo, che per\u00f2 era fin troppo piccolo rispetto al bisogno. Cos\u00ec molti furono trasferiti negli ospedali di Barga e Lucca. Difficile tracciare tutti&#8221;<\/em>. Come se non bastasse, <strong>la maggior parte delle vittime furono donne e bambini<\/strong>. <em>&#8220;C&#8217;era stata una scossa il giorno prima, molti dormirono all&#8217;aperto. Ma a settembre fa giorno presto. Quella mattina, quando gli uomini cominciarono a raggiungere i campi, le donne rincasarono e i bimbi furono mandati a dormire nei loro letti&#8221;.<\/em><\/p>\n<h3>Quando la ricostruzione \u201cdistrugge\u201d<\/h3>\n<p><span class=\"citazione\">&#8220;\u00c8 stato rotto lo spirito della comunit\u00e0, la gente non riconosceva pi\u00f9 il paese in cui abitava&#8221;<\/span><\/p>\n<p>Un altro aspetto interessante di questa ricerca \u00e8 anche il confronto delle strutture urbanistiche dei paesi, prima e dopo il terremoto. <mark>La ricostruzione, si sa, non \u00e8 mai un atto scontato. Se avviene, quando avviene, raramente rispetta la storia, la tradizione e le relazioni sociali pregresse.<\/mark> I terremoti non distruggono solo gli edifici, ma anche le vite delle persone. A cominciare dai sopravvissuti. <em>&#8220;I paesi sono cambiati radicalmente&#8221;<\/em>, spiega Fioravanti. <em>&#8220;Molte chiese sono state demolite e mai ricostruite. Oppure sono state ricostruite altrove, come ad esempio \u00e8 accaduto a Camporgiano. La chiesa sorgeva dove ora c&#8217;\u00e8 la piazza del paese&#8221;<\/em>. Anche Villa Collemandina \u00e8 stata snaturata dalla ricostruzione. <em>&#8220;In quel caso \u00e8 stato stravolto il tessuto urbano e sociale del paese&#8221;<\/em> racconta Benedetti.<em> &#8220;\u00c8 stato rotto lo spirito della comunit\u00e0, non si riconoscevano pi\u00f9 nel paese in cui abitavano. Dove prima c&#8217;erano vie di due metri o poco pi\u00f9, sono state costruite strade larghe otto metri. E tutt&#8217;attorno casette a schiera che hanno snaturato la socialit\u00e0 e le abitudini, sradicando i ricordi. A quel punto il paese non \u00e8 pi\u00f9 il tuo paese&#8221;.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_150873\" aria-describedby=\"caption-attachment-150873\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150873\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink.jpeg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"491\" srcset=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink.jpeg 1822w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink-300x184.jpeg 300w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink-500x307.jpeg 500w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink-768x471.jpeg 768w, https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/01-Terremoto-ink-1536x943.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-150873\" class=\"wp-caption-text\">Il terremoto del 1920 in Garfagnana<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Collezionare la storia<\/h3>\n<p>Dai documenti e dalle lettere raccolte (alcune scritte dai parenti migrati in America, bramosi di notizie sullo stato di salute dei loro cari) spesso si parla di cose pratiche e concrete, come i metati e le stalle ormai distrutte. D&#8217;accordo, le case erano importanti. Ma anche poter provvedere al sostentamento, allevando e producendo la farina di castagne, era altrettanto fondamentale. <em>&#8220;E ora le mucche dove le mettiamo?&#8221;<\/em>, si domandava qualcuno. Tutti documenti, questi, che Silvio Fioravanti ha raccolto nel tempo. Il suo \u00e8 pi\u00f9 che altro <strong>un atto d&#8217;amore verso il territorio<\/strong>. L&#8217;incontro con Silvano Benedetti, avvenuto qualche anno fa proprio in vista del centenario del terremoto, \u00e8 solo il tassello che mancava per la realizzazione di un progetto che, di fatto, era gi\u00e0 stato avviato tempo prima.<\/p>\n<p><span class=\"citazione\">&#8220;Da bambino mi facevo raccontare il terremoto dalla bisnonna&#8221;<\/span><\/p>\n<p>Infatti Silvio, archeologo di mestiere, \u00e8 anche un collezionista di cartoline e foto d&#8217;epoca. Ha iniziato giovanissimo, e col tempo la raccolta \u00e8 cresciuta a dismisura. <em>&#8220;Tutte le volte che ho avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di acquistare nuovo materiale, l&#8217;ho fatto&#8221;<\/em> ci racconta. <em>&#8220;Foto, giornali, le medaglie conferite ai soccorritori, i biglietti della lotteria organizzata per sostenere le opere assistenziali&#8230;&#8221;.<\/em> Un vero e proprio patrimonio che avrebbe potuto diventare una mostra o addirittura un museo, ma che invece diventer\u00e0 un libro. Prezioso, almeno nelle premesse.<em> &#8220;Avremmo voluto presentarlo nel giorno dell&#8217;anniversario, ma durante il lockdown abbiamo sospeso l&#8217;attivit\u00e0 di ricerca. Il volume uscir\u00e0 entro la fine dell&#8217;anno&#8221;<\/em>, assicura Benedetti.<\/p>\n<h3>Il racconto (inedito) dei testimoni<\/h3>\n<p><span class=\"citazione\">&#8220;Il parroco di Sassalbo racconta di essere miracolosamente uscito illeso dalla chiesa che gli stava crollando alle spalle e in cui sono morti i due sacerdoti che erano con lui&#8221;<\/span><\/p>\n<p>Il libro non ha ancora un titolo. Ma di una cosa siamo certi: <strong>conterr\u00e0 molte testimonianze inedite<\/strong>. Alcune le ha raccolte direttamente Silvio nel corso degli anni, gi\u00e0 quando frequentava le scuole superiori. <em>&#8220;Da bambino mi facevo raccontare il terremoto dalla bisnonna&#8221;<\/em>, ci dice. Di sopravvissuti, ormai, non ce ne sono pi\u00f9. O quasi. <em>&#8220;A Villa Collemandina ci sono due signore centenarie, impossibilitate a raccontare&#8221;<\/em>, aggiunge Silvano. <em>&#8220;La loro testimonianza sarebbe stata importante. Non tanto per il ricordo del terremoto, perch\u00e9 erano piccolissime, ma per quei primi anni vissuti nelle baracche. Nelle due settimane successive al sisma furono consegnate le tende, poi \u00e8 iniziata la costruzione delle baracche, durata fino a dicembre. <strong>L\u00ec, in quelle baracche, hanno vissuto nei cinque anni successivi<\/strong>&#8220;.<\/em><\/p>\n<p>Tra le testimonianze scoperte da Silvano Benedetti c&#8217;\u00e8 quella del <strong>parroco di Sassalbo<\/strong>, piccola frazione di Fivizzano. <em>&#8220;Era contenuta nell&#8217;archivio diocesano di Aulla&#8221;<\/em> ci racconta. <em>&#8220;\u00c8 un testo emozionante, puntuale, ben scritto. Il prete racconta tutto quello che \u00e8 avvenuto e di come lui e la sorella hanno vissuto l&#8217;evento. Pur nella sua crudezza, quel racconto ha una sua intrinseca bellezza. Racconta di essere miracolosamente uscito illeso dalla chiesa che gli stava crollando alle spalle e in cui sono morti i due sacerdoti che erano con lui. E di come ha vissuto le prime ore nel paese distrutto. Ha descritto situazioni tragiche, ma lo ha fatto con uno stile romanzesco&#8221;.<\/em><\/p>\n<h3>L&#8217;anno zero<\/h3>\n<p>Entrambi sono concordi sul fatto che il terremoto ce l&#8217;hanno ancora tutti vivo nella memoria, sia in Garfagnana sia in Lunigiana. <em>&#8220;Anche quelli che non l&#8217;hanno vissuto&#8221;<\/em>, dicono i due ricercatori. Del resto, per i territori colpiti, il sisma ha rappresentato un anno zero. <strong>C&#8217;era un prima, c&#8217;\u00e8 stato un dopo<\/strong>. Il libro di Fioravanti e Benedetti, cos\u00ec come tutte le iniziative e i racconti destinati a tener vivo il ricordo, contribuir\u00e0 a rafforzare la storia. Sapere chi siamo stati e cosa abbiamo vissuto \u00e8 il primo elemento fondante per una rinnovata consapevolezza rispetto al verificarsi &#8211; ahinoi, sempre pi\u00f9 probabile &#8211; di eventi estremi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconti inediti, foto storiche, testimonianze crude e toccanti. E poi i numeri, col conteggio \u201cverificato\u201d delle vittime (pi\u00f9 di 200). 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