{"id":185716,"date":"2021-08-04T17:38:48","date_gmt":"2021-08-04T15:38:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=185716"},"modified":"2021-08-04T17:40:33","modified_gmt":"2021-08-04T15:40:33","slug":"gessi-rossi-scarlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/gessi-rossi-scarlino\/","title":{"rendered":"Gessi rossi, la relazione dell&#8217;Arpat scongiura l&#8217;inquinamento ambientale"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<em>Mi sento rassicurata dagli esiti di questa relazione<\/em>&#8221; secondo cui &#8220;<em>non c\u2019\u00e8 l&#8217;inquinamento di falda del quale abbiamo letto sulla stampa<\/em>\u201d, cos\u00ec \u00e8 intervenuta <strong>Monia Monni, assessora all&#8217;ambiente<\/strong> della Regione Toscana, in occasione della presentazione della relazione prodotta da Arpat sulle attivit\u00e0 di gestione dei <strong>gessi rossi prodotti a Scarlino<\/strong> (Grosseto), e conferiti in cava. I risultati dello studio condotto dall\u2019Agenzia regionale vanno cos\u00ec a <strong>rivedere e ribaltare le conclusioni della commissione parlamentare<\/strong> di inchiesta sulle ecomafie che invece confermava la contaminazione delle acque sotterranee.<\/p>\n<p>Nello specifico, secondo la relazione sul caso approvata nel marzo scorso dalla<strong> Commissione parlamentare di inchiesta sulle ecomafie<\/strong>, il rilascio nei terreni da parte dei gessi rossi di solfati, cloruri, manganese, nichel, cromo e ferro, avrebbe portato nel tempo alla contaminazione delle acque sotterranee alla cava esaurita di Poggio Speranzona a Montioni, frazione del comune di Follonica. Qui infatti <strong>dal 2004 sono state conferite oltre 3 milioni di tonnellate di gessi<\/strong> ottenuti unendo i fanghi rossi scarto di produzione del biossido di titanio con la marmettola, scarto di lavorazione del marmo di Carrara.<\/p>\n<p>La <strong>relazione di Arpat<\/strong>, che aggrega e analizza <strong>15 anni di monitoraggio<\/strong>, va invece a dimostrare che non c\u2019\u00e8 correlazione tra i gessi e le acque sotterranee termali. Arpat ha infatti tenuto conto di tre elementi: il sito in cui vengono conferiti i gessi rossi, le caratteristiche dei gessi e i dati di monitoraggio raccolti periodicamente dai pozzi. Dalla relazione emerge chiaramente che <strong>dagli scarti collocati nell\u2019ex cava non sono derivati problemi ambientali<\/strong>. \u201c<em>Questo ci rassicura<\/em> \u2013 prosegue l\u2019assessora. &#8211; <em>Ma ci dice anche che <mark>questi scarti non possono essere collocati in qualunque luogo e che occorrono valutazioni sito-specifiche molto puntuali.<\/mark> Fino ad oggi i problemi sorti nelle varie conferenze dei servizi erano soprattutto di tipo paesaggistico e naturalistico. Il confronto sulle modalit\u00e0 di smaltimento dei gessi \u00e8 costante con le aziende del territorio, non possiamo pensare di autorizzare nuove discariche<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Durante la presentazione della relazione, il <strong>direttore di Arpat Marcello Mossa Verre<\/strong> ha spiegato chiaramente che \u201c<em>i punti fondamentali della relazione riguardano l\u2019iter tecnico-amministrativo che ha condotto ad autorizzare l\u2019utilizzo dei gessi rossi per ripristinare il sito di Poggio Speranzona e la \u2018particolare sito- specificit\u00e0 dell\u2019area\u2019<\/em>\u201d. Sul primo punto ha spiegato che \u201c<em>le autorizzazioni concesse a partire dal 2004 per il riutilizzo dei gessi per il ripristino ambientale dell\u2019ex cava, fino all\u2019ultima, quella del 2017, sono state sempre rilasciate non, come sarebbe stato possibile, secondo la cosiddetta \u2018procedura semplificata\u2019, ma seguendo quella ordinaria prevista dal decreto Ronchi e dal mutato quadro normativo<\/em>\u201d. Riguardo invece al secondo punto, Mossa Verre ha sottolineato che \u201c<em>come illustrato e attestato da studi e pubblicazioni scientifiche effettuate sull\u2019area,<mark> l&#8217;idrogeologia e la geochimica dell&#8217;area dell\u2019ex cava di Montioni \u00e8 fortemente influenzata e caratterizzata dai processi geologici che l\u2019hanno interessata in passato e che tuttora la interessano. <\/mark>Collocazione in un\u2019area di anomalia geotermica, variet\u00e0 di mineralizzazioni presenti, circolazione delle acque presenti, di cui quella pi\u00f9 profonda di tipo termale\/geotermico: sono gli elementi che ne determinano una <strong>complessa geodiversit\u00e0 e singolarit\u00e0 idrogeochimica<\/strong>. Per le rilevazioni che abbiamo condotto in circa 15 anni hanno messo in evidenza<strong> la mancata correlazione tra la composizione dell\u2019acqua di falda e le sostanze rilasciate dai gessi rossi<\/strong>. Infine, un eventuale processo di lisciviazione dei \u2018gessi rossi\u2019 non trova riscontro nei monitoraggi effettuati in questo periodo di rilevazioni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Da qui nasce una nuova esigenza quella di trovare, insieme alle industrie locali, delle <strong>soluzioni alternative<\/strong> anche grazie alle innovazioni tecnologiche per <strong>ridurre la produzione degli scarti in gessi rossi<\/strong> (per ogni chilogrammo di prodotto ce ne sono sei di scarti, con una produzione di circa 500 mila tonnellate di gessi rossi l\u2019anno), <strong>tutelare i lavoratori<\/strong> (500 persone, che diventano oltre mille considerando tutto l\u2019indotto) <strong>mettendo al centro la salvaguardia dell\u2019ambiente e delle persone<\/strong> che vivono in questo territorio. Il dialogo con le aziende va avanti: &#8220;<em>ci rivedremo a settembre per valutare alcune loro proposte per ridurre questa produzione. Ovviamente in questo ragionamento abbiamo sempre coinvolto e aggiornato i sindaci delle Colline Metallifere<\/em>&#8221; ha concluso l\u2019assessora Monni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avanti il dialogo con le aziende per ridurre la produzione dei gessi rossi, tutelando gli oltre mille lavoratori dell&#8217;indotto e salvaguardando l&#8217;ambiente<\/p>\n","protected":false},"author":525,"featured_media":185717,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[4823,6137,4480,5232,6025],"class_list":["post-185716","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","tag-arpat","tag-gessi-rossi","tag-inquinamento","tag-monia-monni","tag-scarlino"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v24.2 (Yoast SEO v25.6) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Gessi rossi, la relazione dell&#039;Arpat scongiura l&#039;inquinamento ambientale - 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