{"id":206834,"date":"2022-01-13T08:38:03","date_gmt":"2022-01-13T07:38:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=206834"},"modified":"2022-01-14T10:57:13","modified_gmt":"2022-01-14T09:57:13","slug":"giglio-10-anni-dopo-la-concordia-restano-i-segni-dellimpatto-ma-i-fondali-sono-salvi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/giglio-10-anni-dopo-la-concordia-restano-i-segni-dellimpatto-ma-i-fondali-sono-salvi\/","title":{"rendered":"Giglio 10 anni dopo la Concordia: restano i segni dell&#8217;impatto ma i fondali sono salvi"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>13 gennaio 2022<\/strong> ricorre il decennale del naufragio della nave da crociera<a href=\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/articolo\/tragedia-concordia-dieci-anni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> Costa Concordia<\/strong> <\/a>davanti all\u2019<strong>isola del Giglio<\/strong>. L\u2019impatto provoc\u00f2 uno <strong>squarcio di 70 metri nello scafo<\/strong> che caus\u00f2 il parziale affondamento della nave e la <strong>morte di 32 persone<\/strong>.<\/p>\n<p>Subito\u00a0dopo le operazioni di soccorso per mettere in salvo i passeggeri\u00a0il problema principale fu quello di <strong>portare via la nave senza causare un danno ambientale ai fondali dell&#8217;isola<\/strong>.<\/p>\n<p>Ripercorriamo grazie ai documenti dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.arpat.toscana.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Arpat l&#8217;agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana<\/strong><\/a> le complesse azioni di rimozione della nave e il ripristino dei fondali negli ultimi dieci anni.<\/p>\n<h3>La prima emergenza: rimuovere 2400 tonnellate di carburante<\/h3>\n<p>L&#8217;emergenza pi\u00f9 importante nei giorni immediatamente successivi al naufragio della Costa Concordia fu stata quella di <strong>portare via dal serbatoio della nave 2400 tonnellate di carburante<\/strong>, cio\u00e8 <strong>olio combustibile molto denso.<\/strong><\/p>\n<p>Per farlo sono stati usati dalla <strong>societ\u00e0 olandese Smit Salvage<\/strong> strumenti al alta tecnologia che hanno consentito di perforare la cassa dove si trovavano gli idrocarburi, fluidificarli con un sistema di riscaldamento e estrarli pompandoli attraverso una manichetta a una nave pronta all&#8217;esterno in stand by a ricevere queste sostanze.<\/p>\n<p><strong>Lo svuotamento del carburante dai serbatoi ha avuto inizio il 24 gennaio 2012<\/strong> con la tecnica di <em><strong>&#8220;hot tapping&#8221;<\/strong><\/em> alla quale \u00e8 seguito il preriscaldamento a seguito della avvenuta solidificazione del combustibile dovuta alle temperature invernali a cui \u00e8 stato sottoposto e la <strong>sostituzione con un equivalente peso di acqua per non destabilizzare la nave.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;azione \u00e8 stata ultimata con successo, dopo varie interruzioni causate da condizioni meteomarine avverse, <strong>il 24 marzo 2012<\/strong>, alle 07:30, con il recupero di 2 042,5 m\u00b3 di carburante e 240 m\u00b3 di acque nere.<\/p>\n<p>Le operazioni compatibili con l&#8217;ambiente marino non hanno dato luogo a sversamenti di materiali. In ogni caso per evitare ogni rischio la Costa Concordia era stata circondata da <strong>panne oceaniche anti inquinamento<\/strong> cio\u00e8 un barriera in plastica galleggiante che serve proprio per evitare il disperdersi di materiali in mare.<\/p>\n<figure id=\"post-206849 media-206849\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2022-01-12-alle-16.57.00-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\"><em>Poseidon &#8211; \u00a9 Arpat<\/em><\/div>\n<h3>Il monitoraggio dell&#8217;Arpat nei giorni subito dopo il naufragio<\/h3>\n<p>Nei giorni immediatamente successivi al naufragio <strong>i biologi subacquei dell&#8217;Arpat<\/strong> tramite il <strong>battello ocenografico\u00a0Poseidon<\/strong> e con l&#8217;aiuto della Capitaneria di Porto hanno fatto numerosi rilevamenti per monitorare il fondale e verificare se ci fossero stati danni alla fauna o alla flora marine.<\/p>\n<p>Sono stati fatti <strong>campionamenti a lunga distanza anche in zone pi\u00f9 estese oltre a quella del naufragio<\/strong> con foto e video per tenere sotto controllo la situazione del fondale marino.<\/p>\n<p>Si \u00e8 avviato un monitoraggio<strong>\u00a0della Posidonia \u00a0una\u00a0pianta che cresce sul fondo del mare <\/strong>che \u00e8 un<strong> indicatore ambientale <\/strong>perch\u00e8 \u00e8 <strong>molto sensibile agli agenti antropici <\/strong>cio\u00e8 immessi dall&#8217;uomo nella natura e del <strong>coralligeno<\/strong> che cresce sugli scogli.<\/p>\n<p>Nei primi mesi di monitoraggio<strong> i tensioattivi sono risultati assenti in tutti i punti analizzati<\/strong>, e<strong> negativi i test sulle sostanze tossiche<\/strong>, non sono stati trovati solventi, vernici, o sostanze alimentari della cambusa, l&#8217;acqua era sostanzialmente pulita.<\/p>\n<h3>Il cantiere di rimozione del relitto<\/h3>\n<p>Dopo aver rimosso\u00a0il carburante \u00e8 iniziata <strong>la complessa attivit\u00e0 di recupero della nave<\/strong>, <strong>Costa Cordia ha pagato 85 milioni di dollari<\/strong> per il ripristino dei fondali.<\/p>\n<p>Il lavoro ha previsto l&#8217;instaurarsi di un vero e proprio cantiere. Del salvataggio della nave fu incaricata <strong>Titan Salvage, una societ\u00e0 statunitense specializzata nel settore, che, assieme all&#8217;italiana Micoperi,<\/strong> ha gestito la rimessa in assetto e galleggiamento del relitto per poi rimuoverlo e portarlo a<strong> Genova.<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei rischi pi\u00f9 grossi per l&#8217;ambiente era <strong>la fuoriuscita di acque dalla nave una volta rimessa in piedi,<\/strong> acque che era entrate in contatto con diversi tipi di materiali e quindi contaminate.<\/p>\n<p>Il progetto si \u00e8 diviso in <strong>quattro fasi consecutive<\/strong>: la <strong>rimozione dei detriti<\/strong> rimasti sul fondale dell\u2019area di cantiere, per proseguire poi con gli <strong>anchor block<\/strong> serviti all\u2019installazione delle torri utilizzate per i sistemi di ritenuta del relitto, la <strong>rimozione dei sacchi di cemento<\/strong> utilizzati per realizzare il <strong>falso fondale di appoggio del relitto<\/strong> durante la fase di rotazione e fino alla fase di rigalleggiamento e, a seguire, delle sei piattaforme di acciaio su cui poggiava il relitto dopo la sua rotazione, per terminare infine con la <strong>rimozione dei sedimenti <\/strong>depositati sul fondo marino <strong>per riportare i fondali alla condizione prima dell&#8217;incidente.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un articolato piano di monitoraggio ambientale<\/strong>, condiviso con le autorit\u00e0, \u00e8 stato avviato in parallelo alle operazioni per ridurre al minimo l\u2019impatto ambientale. Il piano coordinato dall\u2019<strong>Universit\u00e0 La Sapienza di Roma<\/strong> ha previsto controlli costanti sulle lavorazioni e sulla qualit\u00e0 delle acque,<strong> test biologici ed ecotossicologici<\/strong> sui pesci con anche il<strong> posizionamento di stazioni di controllo \u201cmussel watch\u201d,<\/strong> analisi periodiche sui sedimenti, il <strong>monitoraggio degli habitat protetti in particolare posidonia e coralligeno<\/strong> e un\u2019attivit\u00e0 di <strong>monitoraggio dei cetacei<\/strong> in caso di attivit\u00e0 che potessero generare troppo rumore.<\/p>\n<p>Le operazioni di pulizia dei fondali e di rimozioni dei sedimenti di <strong>Punta Gabbianara a Giglio Porto<\/strong>, iniziate immediatamente dopo la rimozione del relitto della nave, si sono concluse ufficialmente nel<strong> maggio 2018.<\/strong><\/p>\n<div class=\"titleimg\">\n<figure id=\"post-82739 media-82739\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/IMG_0976_d0-6.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\"><em>Costa Concordia<\/em><\/div>\n<\/div>\n<h3>Dieci anni dopo il naufragio: valori stabili<\/h3>\n<p>A distanza di dieci anni prosegue il monitoraggio con oneri integralmente a carico di Costa Crociere, avviato immediatamente dopo il naufragio e svolto,\u00a0secondo l\u2019<strong>accordo tra Regione Toscana, ARPAT e ISPRA<\/strong>, sia per il controllo, sia per la verifica delle attivit\u00e0 di ripristino dei fondali dell\u2019area del Giglio interessata dall\u2019incidente.<\/p>\n<p><strong>I risultati dell&#8217;ultimo monitoraggio ambientale<\/strong> effettuato da ARPAT <strong>nel periodo 2016-2017<\/strong> indicano che i\u00a0valori medi di clorofilla-a e i valori relativi al Rapporto di Qualit\u00e0 Ecologica (RQE) indicano <strong>uno stato ecologico elevato per tutte le stazioni\u00a0monitorate.<\/strong><\/p>\n<p><strong>I test di tossicit\u00e0 hanno dato sempre esito negativo<\/strong> e le concentrazioni di metalli sono risultate sempre entro i valori degli standard ambientali previsti dalla normativa. Inoltre<strong> l\u2019indice PREI applicato sulla matrice biologica Posidonia oceanica classifica tutti i siti tra la classe buona ed elevata<\/strong>, pur mostrando alcune differenze il sito di impatto <strong>Cala del Lazzaretto<\/strong> e siti di controllo, evidenziando nel primo alcuni segnali di stress\u00a0se confrontati con quelli dei siti di controllo lontani dall\u2019area impattata.<\/p>\n<p><strong>I segnali di impatto sono ancora evidenti<\/strong> e confermati da segni di erosione, con matte scoperta e uno scalzamento dei rizomi, in particolare nelle porzioni centrali delle praterie e su parte dei limiti inferiori, non rilevati nei siti di controllo.<\/p>\n<p>Tuttavia\u00a0le indagini condotte sul campo hanno evidenziato che<strong> l\u2019impatto, dovuto ai lavori di cantiere di rimozione prima e i successivi (e ancora in atto) lavori di ripristino dei fondali, \u00e8 rimasto circoscritto all\u2019area di cantiere<\/strong>, senza alcun effetto n\u00e9 sulle aree indagate immediatamente adiacenti al sito di impatto (vedi Punta Lazzaretto) n\u00e9, tanto meno, in zone pi\u00f9 distanti.<\/p>\n<figure id=\"post-206846 media-206846\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2022-01-12-alle-16.55.15.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\"><em>Il rilevamento dei campioni &#8211; \u00a9 Arpat<\/em><\/div>\n<h3>L&#8217;ultima fase: il cantiere di ripristino della biocenosi<\/h3>\n<p>Dopo la conclusione delle attivit\u00e0 di <strong>ripristino ambientale del tratto di fondale<\/strong> interessato dal naufragio della nave Concordia ha avuto inizio<strong> l\u2019ultima fase progettuale che consiste nel recupero ambientale delle biocenosi<\/strong> cio\u00e8 piante e animali che vivevano nel fondale <strong>schiacciate dalla caduta della nave.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un nuovo accordo \u00e8 stato formalizzato lo scorso 6 agosto 2021<\/strong> tra <strong>Regione Toscana, ISPRA, ARPAT e Costa crociere<\/strong>\u00a0e prevede il compimento della fase conclusiva.<\/p>\n<p><strong>L\u2019accordo ha una durata di cinque anni<\/strong>: le attivit\u00e0 di monitoraggio e controllo a cura di ARPAT e ISPRA proseguiranno fino al 29 febbraio 2024, fase che potr\u00e0 ritenersi terminata solo in seguito all\u2019ottenimento di parere positivo da parte dell<strong>\u2019Osservatorio di monitoraggio Concordia.<\/strong><\/p>\n<p>Il recupero ambientale prevede anche\u00a0<strong>azioni di reimpianto di esemplari della fanerogama marina Posidonia oceanica e di organismi appartenenti alla biocenosi del coralligeno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>I risultati di questa operazione sono andati oltre le\u00a0aspettative<\/strong>, le biocenosi hanno attecchito molto bene questo \u00e8 <strong>un indice sicuro della salute del mare, <\/strong>se reggono e si riproducono vuol dire he la situazione \u00e8 in fase di miglioramento.<\/p>\n<p>Tali operazioni sono condotte dal <strong>Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed ecologia applicata (CIBM),<\/strong> individuato da Costa Crociere quale referente tecnico-scientifico del \u201cPiano di recupero ambientale e di monitoraggio a lungo termine\u201d, mentre ARPAT e ISPRA sono le Istituzioni scientifiche pubbliche incaricate di effettuare il <strong>controllo e il monitoraggio ambientale delle attivit\u00e0 svolte nel corso dell&#8217;ultima fase.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;evacuazione di 2400 tonnellate di carburante nei serbatoi, il cantiere per la rimozione del relitto e poi il ripristino dei fondali, ripercorriamo tutte le fasi del recupero ambientale dell&#8217;isola del Giglio<\/p>\n","protected":false},"author":518,"featured_media":206835,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[4823,179,1579],"class_list":["post-206834","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","tag-arpat","tag-isola-del-giglio","tag-naufragio-concordia"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v24.2 (Yoast SEO v25.6) - 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