{"id":240980,"date":"2022-08-03T17:16:02","date_gmt":"2022-08-03T15:16:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=240980"},"modified":"2022-08-04T15:27:03","modified_gmt":"2022-08-04T13:27:03","slug":"cinque-curiosita-cappella-brancacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/cinque-curiosita-cappella-brancacci\/","title":{"rendered":"Cinque curiosit\u00e0 sugli affreschi della Cappella Brancacci"},"content":{"rendered":"<p>Se ne stanno l\u00ec, accanto l\u2019uno all&#8217;altro:\u00a0<strong>Masaccio<\/strong>, <strong>Masolino<\/strong>, <strong>Leon Battista Alberti<\/strong> e <strong>Filippo Brunelleschi<\/strong>. Quattro uomini che hanno dato fondamentali contributi alla storia dell\u2019arte e all\u2019architettura. L\u2019unico che guarda l\u2019osservatore \u00e8 Masaccio, \u00e8 lui infatti l\u2019autore di questa scena, una delle pi\u00f9 significative ed enigmatiche tra quelle rappresentate nel <strong>ciclo delle storie di San Pietro,<\/strong>\u00a0commissionato dal mercante Felice Brancacci a Masolino e Masaccio negli anni Venti del Quattrocento, <mark>ed ammirabile all\u2019interno della Cappella Brancacci nella chiesa di San Maria del Carmine a Firenze <\/mark>.<\/p>\n<p>Da gennaio di quest&#8217;anno, dando seguito ad un\u2019indagine avviata nel 2020, <mark>la cappella Brancacci \u00e8 un laboratorio di <a href=\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/articolo\/cantiere-aperto-per-il-restauro-della-cappella-brancacci-gli-affreschi-di-masolino-e-masaccio-mai-cosi-vicini\/\">restauro a cielo aperto<\/a> <\/mark>.\u00a0Grazie ad una speciale impalcatura infatti i visitatori possono vedere da vicino l\u2019arte che essa racchiude. L\u2019arte della prospettiva di cui Masaccio fu precursore e che avvolge lo spettatore facendolo sentire all\u2019interno della scena.\u00a0Siamo stati all\u2019interno della cappella, per vedere da vicino quest\u2019opera con una guida d\u2019eccezione.<\/p>\n<h3>Ecco<strong> cinque curiosit\u00e0 <\/strong>che forse non conoscete di questo straordinario ciclo di affreschi:<\/h3>\n<h3>1.Chi ha dipinto cosa?<\/h3>\n<p>Da questo angolo di Firenze sono passati i nomi pi\u00f9 illustri di tutti i tempi, da Michelangelo a Raffaello, per imparare da lui, da Masaccio, per carpire la tecnica, per lasciarsi influenzare dai suoi tratti. Al ciclo di affreschi per\u00f2 Masaccio non ci lavor\u00f2 da solo, con lui il socio, assai pi\u00f9 anziano, Masolino.<\/p>\n<p>Tutt\u2019oggi storici e accademici non concordano su tutte le attribuzioni: \u201c<em>Questo volto l\u2019ha dipinto sicuramente Masaccio<\/em>\u201d, \u201c<em>Ma no, \u00e8 il tipico stile gotico di Masolino<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Come spiegano gli esperti, <mark>i tratti dei due artisti sono molto differenti tuttavia i due lavoravano insieme da molto e per il lavoro alla Cappella adottarono entrambi la stessa, straordinaria, <strong>unitariet\u00e0 prospettica <\/strong><\/mark>. Ed \u00e8 per questo che due scene che si trovano una su una parete e una su un\u2019altra combaciano perfettamente, combaciano i punti di fuga, combaciano le linee prospettiche. Pare che i due pittori ricercarono questa perfezione utilizzando anche un unico ponteggio, sul quale lavoravano contemporaneamente, alternandosi le pareti.<\/p>\n<p>A complicare il tutto il subentro di <strong>Filippino Lippi nel 1485.<\/strong> Masaccio infatti non riusc\u00ec mai a finire la Cappella, mor\u00ec a soli 27 anni e Filippino Lippi (figlio di quel Filippo Lippi, che di Masaccio era stato allievo) ricevette l\u2019incarico di completare l\u2019opera incompiuta. Filippino Lippi aveva uno stile assai diverso ma si sforz\u00f2 di rispettare il lavoro dei suoi precursori adattando i suoi interventi a quelli gi\u00e0 realizzati. \u00a0Un atteggiamento che non era affatto scontato, segno di <strong>grande rispetto<\/strong>, e che ha contribuito ad incrementare il fascino intramontabile della Cappella. E proposito di <strong>autoritratti<\/strong>: anche il Lippi ha nascosto il proprio autoritratto all&#8217;interno dell&#8217;opera (in foto). Lo si trova nella parete destra, sul lato opposto a quello di Masaccio\u00a0 e Masolino e poco distante dal ritratto di <strong>Botticelli<\/strong>\u00a0che del Lippi era Maestro. Tra i due, tra l&#8217;altro, colpisce anche la straordinaria somiglianza.<\/p>\n<figure id=\"post-240981 media-240981\" class=\"align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/IMG-5949-scaled-e1659598875895.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<h3>2.Due visioni diverse di Adamo ed Eva<\/h3>\n<p>Due <strong>scene<\/strong> diverse, gli stessi <strong>protagonisti<\/strong>, due <strong>stili<\/strong> specifici. Le due scene speculari della Genesi che troviamo sulle due colonne all\u2019ingresso della cappella, sono due veri capolavori della storia dell\u2019arte. Una di Masaccio, l\u2019altra di Masolino. Quest\u2019ultimo ha raffigurato il <strong>Peccato Originale<\/strong>, con Adamo ed Eva in piedi, nudi pronti a mangiare il frutto proibito. Dietro di loro incombe il serpente. Masaccio porta avanti la narrazione dipingendo la Cacciata dal Paradiso, dalla parte opposta della parete. Queste due rappresentazioni sono per gli storici di grande importanza, vengono spesso paragonate e prese ad esempio anche per assegnare le varie attribuzioni delle scene.<\/p>\n<h3>3.Un problema di foglie e nudit\u00e0<\/h3>\n<p>Durante un restauro \u00e8 emerso che intorno alla met\u00e0 del <strong>1600<\/strong>, quindi ben 200 anni dopo dal lavoro di Masaccio,\u00a0 <mark>furono coperte con delle foglie le nudit\u00e0 di Adamo ed Eva nella scena della Cacciata <\/mark>. Di quelle foglie oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia. A toglierle i restauratori negli anni 80 perch\u00e9 &#8220;falsificavano&#8221; l&#8217;iconografia originaria. E questo non deve sorprendere: \u201c<em>L\u2019opera D\u2019arte \u00e8 sempre pi\u00f9 considerata un documento\u201d<\/em>, ci spiega <strong>Irene Biadaioli<\/strong>, <strong>funzionario restauratore della Soprintendenza di Firenze,<\/strong> Pistoia e Prato cui \u00e8 affidato questo restauro cui partecipano anche il Comune di Firenze, in qualit\u00e0 di padrone di casa, e l\u2019Opificio delle pietre dure per la parte operativa. \u201c<em>Negli anni sono cambiate le strumentazioni ma soprattutto gli stili e i gusti<\/em>\u00a0\u2013 prosegue Irene \u2013 <em>Ciascun intervento, ogni successiva scelta stilistica apportata all\u2019opera \u00e8 anch\u2019essa una testimonianza di un particolare momento storico, di una particolare condizione religiosa o economica. Di qui il dubbio lecito per ogni restauratore se conservare o meno gli interventi successivi, intervenendo di fatto, sul valore documentale dell\u2019opera stessa<\/em>\u201d.<\/p>\n<figure id=\"post-240988 media-240988\" class=\"align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/unnamed-7-6-scaled-e1659539455422.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<h3>4.I volti deturpati e i piedi mancanti<\/h3>\n<p>Osservando da vicino le opere d\u2019arte <mark>\u00e8 possibile individuare alcuni personaggi con i volti sfigurati <\/mark>. Si tratta, sicuramente, dei volti di membri della<strong> famiglia Brancacci<\/strong>. Era stato infatti Felice Brancacci, ricco mercante fiorentino a commissionare l\u2019affresco a Masaccio (di qui la grande attenzione nei dipinti data alle stoffe e alle vesti, omaggio dell\u2019artista al suo committente). Poco dopo la morte dell\u2019artista, tuttavia, <strong>Brancacci fu dichiarato nemico della Repubblica<\/strong> ed esiliato da Firenze da Cosimo De\u2019Medici. Questo avvenimento ebbe un impatto enorme anche sull\u2019opera. <mark>Per il principio della &#8220;damnatio memoriae&#8221;, furono cancellati tutti i segni della casata dei Brancacci dagli affreschi <\/mark> mentre la cappella fu intitolata alla Madonna del Popolo (non pi\u00f9 a San Pietro, protettore dei Brancacci). Quando Filippino Lippi ricevette l\u2019incarico di ultimare l\u2019opera di Masaccio ebbe anche il compito di recuperare i volti deturpati e ne aggiunse altri. Furono per\u00f2 i restauratori intervenuti nel corso degli anni a riportarli alla luce (facendo una scelta diametralmente opposta a quella fatta con le foglie che coprivano Adamo ed Eva).<\/p>\n<p>Altra interessante scoperta fatta dai restauratori sempre su questa scena riguarda la <mark>discordanza tra le teste e il numero dei piedi del gruppetto di persone raffigurate all&#8217;estrema sinistra del dipinto <\/mark>: ci sono infatti<strong> cinque teste ma solo quattro paia di piedi.<\/strong> Il pittore (presumibilmente il Lippi) si perse dei piedi per strada.<\/p>\n<h3>5.La reputazione di Masaccio, solo una questione di calore<\/h3>\n<p><mark>Nel gennaio del 1771 le fiamme avvolsero la Chiesa del Carmine ma miracolosamente riuscirono a bloccare l\u2019incendio prima che avviluppasse la cappella <\/mark>. Ci\u00f2 per\u00f2 non imped\u00ec al calore di alterare i colori originali dell\u2019opera muraria che dopo l\u2019incendio apparivano cupi, ombrosi. E ci\u00f2 influenz\u00f2 per lungo tempo anche <strong>la reputazione di Masaccio<\/strong>: si \u00e8 creduto infatti che quei toni cupi fossero originali dell\u2019artista, attribuendoli alla sua cifra pittorica. Solo un successivo restauro ha permesso di risalire alla causa e di riportare in superfice i toni molto pi\u00f9 brillanti e vivi che Masaccio aveva scelto per la sua ultima testimonianza. Il calore infatti pu\u00f2 influenzare enormemente la presa di un colore sul muro. Non solo in caso di incendio. <mark>Ad un occhio attento, guardando da vicino tutte le componenti del ciclo di San Pietro, per esempio, non sfuggir\u00e0 che il colore non sempre \u00e8 uniforme all\u2019interno di una stessa scena <\/mark>: \u201c<em>Si chiamano giornate, sono le giornate lavorative degli artisti che di solito lavoravano 5 o 6 ore al giorno, e riuscivano a fare una testa, al massimo un corpo in una giornata<\/em>\u201d, precisa Irene. Riprendevano il giorno dopo da dove avevano lasciato ma nessun giorno \u00e8 uguale al precedente, <strong>il microclima pu\u00f2 essere diverso, pu\u00f2 cambiare l\u2019umidit\u00e0<\/strong>. E ci\u00f2 condizionava la resa del colore su muro. Per questo anche due personaggi parte della stessa scena del ciclo possono avere cieli di sfumature diverse alle loro spalle. Tanto pi\u00f9 che per comporre il ciclo di San Pietro, senza neppure ultimarlo, Masaccio e Masolino ci impiegarono anni: seppure non ci siano documentazioni scritte che datano esattamente l\u2019avvio degli affreschi della cappella, si ipotizza che iniziarono a lavorarci nel 1423 per poi interrompere nel 1427 (Masolino nel 1425). Roma non \u00e8 stata fatta in un giorno e neppure la Cappella Brancacci.<\/p>\n<h3>Un cantiere a cielo aperto<\/h3>\n<p>Come accennato, nel novembre 2020 la Cappella Brancacci fu sottoposta a un primo monitoraggio per valutare il suo stato di salute. Emersero alcuni fenomeni di deterioramento del ciclo pittorico e vari distaccamenti dalla parete. \u201c<em>Dopo la scoperta del distacco della pellicola pittorica nel 2020, fu deciso di procedere con una ricognizione totale della superficie tramite la tecnica della noccatura (indagine non invasiva che permette di valutare eventuali vuoti, ovvero distaccamenti, tra i vari strati dell\u2019opera muraria e tra questi e la muratura, ndr)<\/em>&#8211; spiega Irene \u2013 <em>Poich\u00e9 emersero anche alcune criticit\u00e0 fu deciso di fare una revisione generale di tutta l\u2019opera e farne un\u2019occasione di studio per confrontare, con le strumentazioni odierne, il restauro fatto negli anni Ottanta del Novecento<\/em>\u201d. Il ponteggio installato nel febbraio di quest\u2019anno, voluto dal Comune di Firenze, <mark>concede ai visitatori una visuale privilegiata e ravvicinata degli affreschi <\/mark>. \u00a0Un modello di visita a cantiere aperto che il Comune aveva gi\u00e0 sperimentato per la fontana del Biancone in piazza della Signoria e per la Sala degli Elementi a Palazzo Vecchio. Stando al cronoprogramma,<strong> il ponteggio dovrebbe essere smantellato entro la fine dell\u2019anno<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze, il ciclo degli affreschi di San Pietro, realizzato da Masaccio e Masolino, \u00e8 in corso di restauro e per l&#8217;occasione \u00e8 stato allestito uno speciale ponteggio. Noi siamo andati a vederlo con una guida d&#8217;eccezione e vi proponiamo cinque curiosit\u00e0 che forse non conoscete<\/p>\n","protected":false},"author":503,"featured_media":240982,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[493],"tags":[4236,4834,5246],"class_list":["post-240980","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","tag-arte-a-firenze","tag-pittura","tag-restauro"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v24.2 (Yoast SEO v25.6) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Cinque curiosit\u00e0 sugli affreschi della Cappella Brancacci<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Alla scoperta degli affreschi del ciclo di San Pietro all&#039;interno della cappella commissionata da Felice Brancacci a Masaccio e Masolino\" \/>\n<meta name=\"robots\" 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