{"id":273797,"date":"2023-02-23T17:11:42","date_gmt":"2023-02-23T16:11:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=273797"},"modified":"2023-03-06T14:19:35","modified_gmt":"2023-03-06T13:19:35","slug":"intervista-sara-montemerani-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/intervista-sara-montemerani-turchia\/","title":{"rendered":"Dal reparto d&#8217;ospedale a salvare vite in Turchia, la testimonianza della dottoressa Sara Montemerani"},"content":{"rendered":"<p>La dottoressa <strong>Sara Montemerani<\/strong>, di Buonconvento, ha fatto parte del primo team <strong>Usar Medium<\/strong>, composto da medici, infermieri e vigili del fuoco toscani, partito alla volta della <strong>Turchia<\/strong> a poche ore dalla forte scossa di <strong>terremoto<\/strong> che ha colpito la vasta area di territorio tra la Turchia stessa e la Siria. In questa intervista ci racconta l\u2019esperienza che ha vissuto, le criticit\u00e0 e le emozioni provate nell\u2019estrarre vivo un ragazzo da sotto le macerie dopo numerose ore di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Partiamo proprio dall&#8217;inizio, quando ha ricevuto la notizia del terremoto tra Siria e Turchia ha capito, fin da subito, che ci sarebbe stata la possibilit\u00e0 di partire per portare aiuto alle popolazioni colpite?<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla prima mattina, mentre stavo andando a lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci vari messaggi sul gruppo WhatsApp per l&#8217;Usar. Parlavano del terremoto e di alcune riunioni con la protezione civile per capire se ci sarebbe stata o meno l&#8217;attivazione. Questo alle sei di mattina. Ho iniziato a lavorare in reparto e alle 11 \u00e8 arrivata l\u2019attivazione del gruppo Usar toscano. Quindi ho lasciato il mio posto di lavoro, sono andata a casa a preparare lo zaino, per essere poi all\u2019aeroporto di Pisa per le 15. <mark>\u00c8 stato tutto molto veloce e concitato, siamo passati da messaggi generali di prima mattina su una probabilit\u00e0, alla partenza nel primo pomeriggio.<\/mark><\/p>\n<p><strong>Per voi sanitari \u00e8 stata la prima esperienza sul campo nel team Usar Medium?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, abbiamo fatto il corso Usar Light, obbligatorio per tutti quelli che lavorano nell\u2019ambito dell\u2019emergenza territoriale toscana durante il Covid. Siamo poi passati al livello Usar Medium, fatto successivamente in tre sessioni, tra settembre e novembre 2022, mentre a dicembre abbiamo fatto la prima simulazione. Eravamo freschi freschi del corso.<\/p>\n<p><strong>Immagino che nonostante la preparazione e le esercitazioni, poi sul campo sia tutta un\u2019altra cosa.<\/strong><\/p>\n<p>Quando facciamo le simulazioni, logicamente, sono in un ambiente protetto. Familiarizziamo su come muoverci tra le macerie, le cose a cui dobbiamo stare attenti, quali dispositivi di protezione individuale indossare, \u00e8 la stessa cosa per i piloti con i simulatori di volo. Familiarizziamo con l\u2019ambiente e con quello che potremmo trovarci davanti. La realt\u00e0 \u00e8 poi nettamente diversa. Il simulatore non simula le scosse di terremoto mentre lavori e stai trattando un paziente incastrato sotto le macerie.<\/p>\n<p><strong>In che scenario vi siete trovati ad operare?<\/strong><\/p>\n<p>Durante un briefing alla partenza ci hanno illustrato, pi\u00f9 o meno, la zona dove saremo andati ad operare e quali potevano essere le condizioni che ci saremo trovati davanti. Quando siamo arrivati le condizioni erano molto peggiori. Non \u00e8 colpa di nessuno, ma arrivando tra i primi, anche le informazioni erano poche e filtrate. La citt\u00e0 era completamente distrutta, non c\u2019era un palazzo che fosse rimasto in piedi. Quelli ancora in piedi erano inagibili perch\u00e9 semi crollati. Tutta la popolazione era riversata per strada. La situazione era tutta ancora in divenire e continuavano le scosse, anche di una certa intensit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il fatto di essere sul campo con la squadra dei Vigili del Fuoco con gi\u00e0 una certa esperienza in questi scenari vi \u00e8 stato di aiuto?<\/strong><\/p>\n<p>Loro sono una famiglia straordinaria. Tanti avevano esperienze su vari tipi di missioni, c&#8217;era chi era stato a L&#8217;Aquila, chi a Rigopiano, avevano tutti diverse esperienze sulle spalle. Una delle cose che mi pi\u00f9 mi sono portata a casa \u00e8 stata proprio l&#8217;integrazione che c&#8217;\u00e8 stata con loro. Come sanitari lavoriamo normalmente con i Vigili del Fuoco nell\u2019emergenza territoriale, come ad esempio gli incidenti in autostrada, siamo abituati a lavorare con loro. L\u00ec, in Turchia, era un contesto completamente diverso da come si lavora nella realt\u00e0 quotidiana. <mark>Credevamo che sarebbe stato necessario un certo adattamento a questo nuovo tipo di lavoro creato dalle criticit\u00e0. In realt\u00e0 non \u00e8 stato cos\u00ec, anzi il fatto di lavorare tutti con lo stesso obiettivo, ci ha unito ancora di pi\u00f9.<\/mark><\/p>\n<figure id=\"post-271518 media-271518\" class=\"align-center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/usar-turchia.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\">\u00a9 Vigili del Fuoco<\/div>\n<p><strong>Ci racconta di come siete riusciti a salvare da sotto le macerie il ragazzo di 22 anni?<\/strong><\/p>\n<p>Sia a livello operativo che psicologico \u00e8 stato molto complesso e impegnativo. \u00c8 stato un salvataggio quasi casuale. Eravamo destinati a lavorare su un sito diverso, un palazzo di sei piani crollato. Quando eravamo l\u00ec, dei volontari della protezione civile turca ci hanno detto che l\u00ec vicino c\u2019era un ragazzo che chiamava aiuto da sotto le macerie. Io con il mio collega Samuele Pacchi, infermiere, e alcuni dei vigili del fuoco siamo andati a vede, staccandoci dal gruppo centrale che ha continuato a lavorare sul sito che ci era stato affidato. Arrivati sul posto, abbiamo sentito il ragazzo che parlava, chiedeva aiuto, da sotto le macerie. A quel punto sono iniziati i lavori di avvicinamento da parte dei vigili del fuoco. Sono servite oltre nove ore per estrarre il ragazzo che era sotto quattro solai con le gambe completamente incarcerate dentro un termosifone. La fortuna \u00e8 stata che mentre i vigili del fuoco lavoravano dall\u2019alto, in verticale, siamo riusciti ad avvicinarci a lui da un lato. C\u2019era una specie di tunnel che ci ha permesso di arrivare a lui, vedevamo solo la testa e una mano, questo per\u00f2 ci ha permesso di prendere i parametri, fare la terapia antidolorifica, flebo e di nutrirlo. <mark>Quando siamo riusciti ad avvicinarci al ragazzo, ha iniziato a piangere, probabilmente pensava di aver perso le speranze e di non riuscire ad uscire vivo da l\u00ec sotto.<\/mark><\/p>\n<p><strong>Estrarlo vivo deve essere stata una grande emozione?<\/strong><\/p>\n<p>Dopo nove ore e mezzo di lavoro, l&#8217;abbiamo portato fuori e c&#8217;\u00e8 stato l&#8217;applauso generale di tutte le persone che erano l\u00ec, c\u2019era la madre, altri familiari, volontari e tante altre persone del posto. L\u2019abbiamo caricato sull\u2019ambulanza ed \u00e8 l\u00ec che sono crollata in un pianto di gioia per quello che siamo stati in grado di fare.<\/p>\n<p><strong>Cruciale il lavoro di squadra.<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 stato merito del singolo, \u00e8 stato merito del lavoro di tutti. <mark>Abbiamo dato il massimo, ognuno con le sue competenze. Un lavoro congiunto di tante persone.<\/mark> Paradossalmente anche della popolazione perch\u00e9 essendoci distaccati dal campo base non avevamo tutte le attrezzature con noi. Per scaldare le flebo, ad esempio, ci hanno acceso un piccolo fuoco e portato un pentolone con l\u2019acqua calda. Sono stati poi preziosi i volontari della protezione civile turca che ci hanno fatto da interpreti e intermediari. Si procuravano le attrezzature che servivano a noi o ai vigili del fuoco. \u00c8 stata una collaborazione generale che ci ha permesso di raggiungere l\u2019obiettivo.<\/p>\n<p><strong>Ci sono stati momenti in cui ha pensato di non farcela? <\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, ce ne sono stati diversi, momenti in cui abbiamo avuto paura. Tre gli episodi che mi sono capitati. Essendo io la pi\u00f9 minuta fisicamente, ero l\u2019unica che riusciva ad entrare tra le macerie e avvicinarmi il pi\u00f9 possibile a dove era il ragazzo per fare la terapia e monitorarlo. Durante le oltre nove ore, ad un certo punto, c\u2019\u00e8 stata una forte scossa di terremoto, \u00e8 durata diversi secondi, quello \u00e8 stato probabilmente il momento di panico pi\u00f9 assoluto perch\u00e9 mi trovavo in una posizione che non mi permetteva di uscire velocemente. Ho sentito il suono dell\u2019allarme della sentinella che avvisa del pericolo per l\u2019arrivo di una scossa, al suono si dovrebbe smettere di lavorare e allontanarci dal campo per metterci in sicurezza. <mark>Ho sentito l\u2019allarme e i ragazzi della squadra mi hanno detto \u201cSara esci\u201d, ero talmente infilata sotto le macerie che non avevo tempo a sufficienza per uscire. \u00c8 andata bene, non ci sono stati ulteriori crolli e sono riuscita ad uscire per\u00f2 la paura \u00e8 stata tanta. <\/mark> Lavorando tra le macerie resta poi la paura che possa crollare tutto. Durante un turno notturno poi si sono avvicinati i militari turchi che ci facevano da scorta per dirci di scappare dal campo. In lontananza sentivamo dei botti e ci hanno spiegato che erano degli sciacalli che con queste piccole esplosioni facevano fuggire le persone per poi rubare quello che trovavano. Siamo scappati tutti, il nostro interprete era molto spaventato e ha avuto un attacco di panico per la pressione e la paura di non riuscire a metterci tutti in salvo.<\/p>\n<p><strong>Essere preparati e conoscere le procedure \u00e8 importante ma l\u2019impatto a livello psicologico \u00e8 comunque forte. <\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec l&#8217;impatto \u00e8 forte. Guardando a posteriori questa esperienza devo dire che forse son pi\u00f9 necessarie doti non tecniche. Nel senso che alla fine tutti sappiamo mettere una flebo, almeno i sanitari appunto, tutti sanno fare un farmaco antidolorifico e l\u00ec la cosa che ha fatto la differenza sono state le capacit\u00e0 di lavorare in gruppo, in maniera armonica. Durante le operazioni eravamo circondati dalla popolazione locale carica di speranza. C\u2019\u00e8 stata una interazione continua con queste persone, pur non parlando la stessa lingua, nell\u2019attesa di estrarre una persona viva da sotto le macerie o negli sguardi quando consegnavamo i corpi ai familiari. <mark>Queste persone hanno perso tutto e molti di loro hanno perso almeno un membro della propria famiglia. Era una condizione di supporto continuo dove l\u2019umanit\u00e0 ha giocato un ruolo cruciale.<\/mark><\/p>\n<p><strong>\u00c8 rimasta in contatto con qualcuno del posto? <\/strong><\/p>\n<p>Siamo rimasti in contatto con alcuni dei volontari della protezione civile turca. Anche loro lavorano a rotazione, stavano tre-quattro giorni sul campo e poi rientravano alle loro vite. Uno di loro era un programmatore informativo, l\u2019altro lavora all\u2019aeroporto di Istanbul. Con loro siamo rimasti in contatto, anche per rimanere aggiornati sulle condizioni del giovane che avevamo estratto vivo da sotto le macerie. Ora ci continuano a scrivere, ci mandano foto.<\/p>\n<p><strong>Durante questa missione in Turchia si \u00e8 mai detta: \u201cma chi me lo ha fatto fare\u201d o l\u2019esperienza sul campo l\u2019ha ripagata di tutto l\u2019impegno e lo sforzo fatto ed \u00e8 rimasta convinta della scelta di entrare nella squadra Usar medium?<\/strong><\/p>\n<p>Ho avuto tutti e due i momenti. La prima notte, quando siamo arrivati, non avevamo ancora niente della logistica, perch\u00e9 era tutto su un altro aereo, in arrivo di l\u00ec a poche ore. Quella notte abbiamo praticamente dormito, anche se dormire \u00e8 una parola grossa, sotto dei gazebo, al freddo, senza acqua potabile, su un terreno bagnato dalla pioggia del giorno. L\u00ec al freddo mi sono chiesta ma perch\u00e9 l\u2019ho fatto? La mattina dopo \u00e8 stato invece tutto il contrario. Abbiamo iniziato a lavorare sul campo e ho avuto conferma dell\u2019importanza e utilit\u00e0 della missione. Per noi sanitari fare il corso ed entrare negli Usar Medium \u00e8 stata una scelta individuale. Conclusa questa esperienza in Turchia, nella totale casualit\u00e0 che mi ha portato a fare domanda per il corso, devo dire che ho fatto la scelta giusta. Tra l\u2019altro, piccolo aneddoto, il mio coordinatore infermieristico mi aveva rassicurato dicendo che le attivazioni erano rare, soprattutto quelle internazionali. Invece a poco pi\u00f9 di un mese dalla fine del percorso di formazione siamo partiti.<\/p>\n<p><strong>Torner\u00e0 in Turchia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un paese dove sono gi\u00e0 stata molte volte ed \u00e8 estremamente affascinante. Mi piacerebbe tornare, perch\u00e9 dopo una catastrofe di questo tipo non sar\u00e0 semplice, per loro, rimettersi in piedi. Sar\u00e0 importante aiutarli sotto altri punti di vista, grazie anche al turismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Montemerani \u00e8 partita per Hatay a poche ore dalla fortissima scossa di terremoto che ha colpito la Turchia. 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