{"id":395859,"date":"2025-08-18T11:26:44","date_gmt":"2025-08-18T09:26:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=395859"},"modified":"2025-08-18T13:12:14","modified_gmt":"2025-08-18T11:12:14","slug":"nel-cuore-del-mediterraneo-per-salvare-chi-fugge-margherita-cioppi-soccorritrice-di-tom-ci-racconta-la-vita-in-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/nel-cuore-del-mediterraneo-per-salvare-chi-fugge-margherita-cioppi-soccorritrice-di-tom-ci-racconta-la-vita-in-mare\/","title":{"rendered":"Nel cuore del Mediterraneo per salvare chi fugge: Margherita Cioppi soccorritrice di TOM ci racconta la vita in mare"},"content":{"rendered":"<p>Ogni giorno nel silenzio del <strong>Mediterraneo<\/strong> centrale,<strong> donne, uomini e bambini affrontano il mare su gommoni di fortuna,<\/strong> in fuga da guerre, miseria, persecuzioni.<\/p>\n<p>In quel mare, per\u00f2, c\u2019\u00e8 anche chi ha scelto di esserci non per fuggire, ma per<strong> tendere la mano.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Margherita Cioppi<\/strong> \u00e8 <strong>una giovane volontaria toscana<\/strong>, che con coraggio e determinazione, affronta ogni missione per salvare vite, <strong>dare un nome a chi rischia di diventare solo un numero.<\/strong><\/p>\n<p>Margherita \u00e8<strong> capomissione e soccorritrice<\/strong> di<a href=\"https:\/\/www.arci.it\/tom\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> TOM-Tutti gli occhi sul Mediterraneo<\/strong><\/a>\u00a0un progetto promosso da <strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/SailingforBlueLAB\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">SailingFor Blue LAB<\/a>, Arci e<a href=\"https:\/\/www.sheepitalia.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Sheep Italia<\/a><\/strong> per difendere e promuovere i <strong>diritti umani delle persone che attraversano il Mediterraneo<\/strong> e per denunciare le politiche dei governi che rifiutano di adempiere al <strong>dovere di soccorso previsto dalle convenzioni internazionali.<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto<strong> TOM \u00e8 una flotta civile Arci,<\/strong> composta tutta da volontari, che hanno scelto di dedicare dieci giorni al mese al monitoraggio del mare, di fatto<strong> il primo Circolo Arci navigante.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Abbiamo intervistato Margherita<\/strong> per farci raccontare cosa significa essere l\u00ec, dove spesso si chiudono gli occhi.<\/p>\n<figure id=\"post-395904 media-395904\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/102A1450-2-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\">TOM \u2013 tutti gli occhi sul Mediterraneo &#8211; \u00a9 Francesco Cabras<\/div>\n<h3>Ecco la nostra intervista a Margherita Cioppi<\/h3>\n<p><strong>Ciao Margherita raccontaci c<\/strong><strong>ome hai iniziato a lavorare in mare<\/strong><\/p>\n<p>Ho cominciato in maniera molto casuale, un amico mi ha offerto un imbarco. Nel frattempo nel Mediterraneo c&#8217;era un disastro e <strong>con gli amici del mestiere nautico che avevo intorno si discuteva e si litigava\u00a0sul fatto che dovessimo fare qualcosa<\/strong> in qualche modo, per\u00f2 non avevamo gli strumenti per fare nulla se non le nostre barche. Questa \u00e8 una discussione che abbiamo portato avanti dal 2019. All&#8217;epoca<strong> gli armatori evitavano le zone degli sbarchi, nessuno voleva scendere sotto Lampedusa,<\/strong> proprio perch\u00e9 sapevano che potevano imbattersi in situazioni di questo tipo. Anche i grandi mercantili evitano quelle zone, per lo stesso motivo. Era un tema che sentivamo vicino perch\u00e9 quando vai in mare la prima cosa che ti insegnano \u00e8 che<strong> in qualsiasi momento tu abbia bisogno qualcuno viene a darti una mano e viceversa, perch\u00e9 in mare si fa cos\u00ec, \u00e8 un dogma.<\/strong> Quando abbiamo visto che <strong>questa cosa vale solo se sei bianco e ricco<\/strong> abbiamo cominciato a ragionare su un modo pi\u00f9 strutturale possibile per agire sulle emergenze.<p><span class=\"citazione\">quando vai in mare la prima cosa che ti insegnano \u00e8 che in qualsiasi momento tu abbia bisogno qualcuno viene a darti una mano e viceversa, perch\u00e9 in mare si fa cos\u00ec, \u00e8 un dogma<\/span><\/p><\/p>\n<p><strong>Com&#8217;\u00e8 nato il progetto TOM-Tutti gli occhi sul Mediterraneo?<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo trovato <strong>una barca a vela straordinaria di 17 metri, una manna dal cielo perch\u00e9 \u00e8 molto sicura,<\/strong> che ci \u00e8 stata prestata da una signora e abbiamo attivato un programma di monitoraggio. Parliamo di monitoraggio perch\u00e9 <strong>non abbiamo una struttura operativa che possa essere definita una nave SAR cio\u00e8 Search and Rescue.<\/strong> Noi <strong>siamo una barca a vela privata che \u00e8 soggetta al codice della navigazione,<\/strong> siamo tutti volontari, e di fatto costituiamo <strong>il primo Circolo Arci navigante.<\/strong> Pu\u00f2 fare un po&#8217; sorridere ma ci riempie di orgoglio. L&#8217;associazione <strong>SailingFor Blue LAB, si \u00e8 unita ad Arci e Sheep Italia<\/strong> per dare vita a questo progetto.<\/p>\n<p><strong>Quindi voi cosa fate di preciso?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Navighiamo pi\u00f9 o meno dieci giorni al mese <\/strong>per portare assistenza, <strong>siamo tutti volontari<\/strong>, quindi dobbiamo anche lavorare nel resto del tempo. Quando le autorit\u00e0 non intervengono e noi individuiamo un pericolo di vita in mare procediamo con il trasbordo delle persone e la messa in sicurezza<strong>. Non siamo una ONG quindi stabilizziamo i naufraghi, poi chiamiamo la guardia costiera e li avvertiamo del problema<\/strong> in attesa che siano loro a recuperarli. A volte vengono a volte no. Ci siamo formati per poter intervenire in casi che possono essere molto diversi, perch\u00e9<strong> non sai mai cosa ti trovi davanti. Poi trovare morti, malati, feriti.<\/strong><\/p>\n<div class=\"titleimg\">\n<figure id=\"post-395885 media-395885\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/102A2427-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\">TOM \u2013 tutti gli occhi sul Mediterraneo &#8211; \u00a9 Francesco Cabras<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Quanti salvataggi avete effettuato quest&#8217;anno?<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;ultima missione che abbiamo fatto <strong>dal 27 giugno fino all&#8217;8 luglio<\/strong> <strong>siamo dovuti intervenire su tre casi<\/strong>. Abbiamo sentito una chiamata radio di un pescatore, poi <strong>Radio Lampedusa ha diramato il mayday con le coordinate,<\/strong> dopo qualche ora siamo arrivati. Mentre stavamo aiutando queste<strong> 69 persone<\/strong> ci \u00e8 arrivata un&#8217;altra segnalazione, con <strong>20 persone in mare e altre 53 a bordo.<\/strong> In totale<strong> abbiamo messo in sicurezza 175 persone durante quattro giorni in mare.<\/strong> Questo non \u00e8 un palmares \u00e8 per dire che ci sono ancora persone in mare, anche se ora se ne parla meno. In passato c&#8217;\u00e8 chi ha parlato di<strong> &#8220;pull factor&#8221;<\/strong> secondo il quale <strong>pi\u00f9 ONG ci sono in mare pi\u00f9 aumentano gli sbarchi,<\/strong> perch\u00e9 chi va in mare sa che sar\u00e0 soccorso, ma \u00e8 una stupidaggine. Non \u00e8 il pull factor che spinge la gente ad andare in mare ma \u00e8 il meteo, quando \u00e8 bel tempo aumentano gli sbarchi. <strong>Quando si parla di sbarchi spesso se ne parla senza sapere qual \u00e8 la realt\u00e0 dei fatti<\/strong>. Senza le ONG in mare non \u00e8 che ci sono meno sbarchi,<strong> le persone muoiono in silenzio.<\/strong><p><span class=\"citazione\">Quando si parla di sbarchi spesso se ne parla senza sapere qual \u00e8 la realt\u00e0 dei fatti. Senza le ONG in mare non \u00e8 che ci sono meno sbarchi, le persone muoiono in silenzio<\/span><\/p><\/p>\n<p><strong>Hai mai avuto paura durante un salvataggio?<\/strong><\/p>\n<p><strong>La paura c&#8217;\u00e8 sempre, la paura \u00e8 quello che ti salva la vita,<\/strong> <strong>\u00e8 diversa\u00a0per\u00f2 dal panico.<\/strong> In qualsiasi momento qualcosa pu\u00f2 andare storto<strong>, le incognite sono tantissime<\/strong>. La paura ti porta ad avere<strong> la massima concentrazione<\/strong> su quello che sta succedendo.<strong> Ogni sguardo, ogni parola, ogni movimento pu\u00f2 essere quello che fa ribaltare l&#8217;imbarcazione che hai davanti.<\/strong> Per esempio<strong> l&#8217;ultima missione per me \u00e8 stata pesante psicologicamente<\/strong>. Come ti raccontavo stavamo strasbordando 69 persone molto agitate, alla deriva da giorni, le stavamo portando al sicuro sulla nostra barca, ci abbiamo messo un po&#8217; per stabilire <strong>una relazione di &#8220;crowd control&#8221; cio\u00e8 gestione della folla<\/strong>. Mentre stavamo completando questa operazione che \u00e8 molto delicata, difficile, mi \u00e8 arrivata una comunicazione dal comandante che diceva che <strong>dovevamo sbrigarci per andare ad aiutare un&#8217;altra barca.<\/strong> In questi casi <strong>non si pu\u00f2 correre, bisogna fare le cose con calma<\/strong>. Lui mi ha detto: ci sono 20 persone in acqua, 4 miglia pi\u00f9 a sud. Io mi sono detta: non \u00e8 possibile, stava andando tutto bene, eravamo quasi alla fine e stavamo per chiudere l&#8217;operazione col sollievo di dire sono tutti salvi. E subito ne \u00e8 scattata un&#8217;altra. <strong>In quel momento ho pensato: allora non basto, quello che stiamo facendo non \u00e8 abbastanza.<\/strong> Nel Mediterraneo<strong> ci vorrebbero 300 barche per salvare la vita a chi muore in mare.<\/strong> Quel momento per me \u00e8 stato abbastanza tosto, perch\u00e9 20 persone in acqua se non agisci velocemente sono morte.<\/p>\n<p><strong>Come comunicate con queste persone che non parlano italiano e forse neanche l&#8217;inglese?<\/strong><\/p>\n<p>Il passato coloniale dell&#8217;Europa porta tante persone a conoscere almeno una lingua europea, tanti sono francofoni soprattutto se provengono da paesi subsahariani, quindi di solito con loro parliamo in francese. Ma diciamo che nel primo approccio, quando noi li vediamo e loro vedono noi<strong> la comunicazione verbale incide di un 10% scarso su quello che effettivamente le persone capiscono<\/strong>. Usiamo <strong>un linguaggio distensivo che non riguarda solo la parola,\u00a0ma anche come ti muovi, che tono di voce usi<\/strong>. Non ti serve parlare troppo in quei momenti. Poi <strong>quando arrivano a bordo si sentono al sicuro chiss\u00e0 dopo quanti mesi e si spalancano, ti raccontano tutto,<\/strong> chi erano prima di partire, che cosa \u00e8 successo in Libia, esperienze traumatiche spesso.<\/p>\n<figure id=\"post-395899 media-395899\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/102A1556-scaled.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\">TOM \u2013 tutti gli occhi sul Mediterraneo &#8211; \u00a9 Francesco Cabras<\/div>\n<p><strong>Le persone che avete salvato da dove venivano?<\/strong><\/p>\n<p>Le persone che abbiamo soccorso venivano da<strong> Sfax in Tunisia,<\/strong> alcuni di loro erano stati gi\u00e0 catturati in Libia e deportati nel deserto. Sono riusciti a scappare buttandosi da una gip e poi sono andati a piedi verso la Tunisia. <strong>Per loro \u00e8 come un gioco dell&#8217;oca, lo chiamano &#8220;The Game&#8221;,<\/strong> per cui spesso appena passi il confine puoi incontrare la polizia del paese in cui sei appena entrato che<strong> ti riporta esattamente al punto di partenza, nel confine precedente, vai indietro di dieci caselle.<\/strong> Nei paesi del nord Africa c&#8217;\u00e8 un forte razzismo nel confronto dei subsahariani. Negli ultimi mesi la tendenza \u00e8 che<strong> queste persone attraversano in orizzontale il Sahara e partono dalle coste sud del Marocco, come Mauritania e Senegal verso le Canarie.<\/strong> Si \u00e8 aperta <strong>questa nuova rotta che \u00e8 pericolosissima.<\/strong> Se nel mediterraneo sei in Libia e punti a nord prima o poi qualcosa trovi che sia Lampedusa o l&#8217;Italia. <strong>Se punti le Canarie e sbagli l&#8217;angolo di dieci gradi ti trovi nell&#8217;oceano atlantico, cio\u00e8 in mezzo al nulla.<\/strong> Per cui \u00e8 una rotta molto pericolosa, ma <strong>il pericolo \u00e8 minore rispetto ad essere catturati e imprigionati nei lager libici.<\/strong> Adesso questo trend sta un po&#8217; diminuendo, i subsahariani stanno ricominciando ad arrivare in Tunisia, dove <strong>la Garde Nationale tunisina li cattura e li deporta in mezzo al deserto del Sahara,<\/strong> a volte li vende ai libici.<strong> Il nostro compito \u00e8 anche quello di fare denuncia della violazione dei diritti umani<\/strong> che si verificano in quei paesi. La Libia per esempio non \u00e8 uno stato sicuro, non ha un governo stabile, ci sono situazioni ampiamente borderline.<p><span class=\"citazione\">quelle barche non sono cariche solo di dolore e disperazione, ci sono forze, competenze e abilit\u00e0 nelle persone che noi soccorriamo che noi europei ci sognamo<\/span><\/p><\/p>\n<p><strong>A livello personale questa esperienza come ti ha cambiata?<\/strong><\/p>\n<p>Mi ha aiutata a rimettere la misura delle cose. Viviamo in un&#8217;epoca in cui l&#8217;asticella si alza sempre, lo stiamo vedendo con Gaza. <strong>Quello che sembrava impossibile qualche mese fa \u00e8 diventato purtroppo quotidiano, reale.<\/strong> Da una parte \u00e8 importante dire: questo non \u00e8 pi\u00f9 accettabile. Dall&#8217;altra ti rendi conto che <strong>sei un piccolo tassello in una bolla pi\u00f9 grande che comprende tutti quelli che si impegnano per fare qualcosa di buono<\/strong> in questo mondo. <strong>Una bolla che \u00e8 fatta di tante persone, tante competenze e tante modalit\u00e0 diverse<\/strong>. In vari luoghi e in vari modi ci proviamo, per noi le storie non nascono e finiscono nel Mediterraneo. Siamo l&#8217;anello di una catena che comprende la<strong> rete<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.retesai.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>SAI (Sistema accoglienza integrazione)<\/strong><\/a>, che cercano di trovare per le persone che arrivano in Italia l&#8217;inserimento lavorativo, una casa, un welfare che abbracci anche loro. Questo \u00e8 incoraggiante, pensare di essere un pezzettino, per arrivare a una fase successiva che speriamo possa essere quella della riumanizzazione.<strong> Noi stiamo dicendo questo: sono persone.<\/strong> Lo slogan di Mediterranea era <strong>prima si salva, poi si discute.<\/strong> <strong>Noi siamo gente di mare e in mare si deve fare questo. Ci sono leggi e convenzioni internazionali che obbligano al soccorso<\/strong> e noi da umili marinai proletari non possiamo fare finta che non sia cos\u00ec. <strong>L&#8217;obbligo del soccorso non pu\u00f2 valere solo per alcuni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quando ripartite?<\/strong><\/p>\n<p>Ripartiamo a fine agosto, adesso la barca deve riposare, ne ha bisogno. Intanto facciamo un po&#8217; di raccolta fondi, <strong>TOM \u00e8 un progetto che si finanzia dal basso grazie alla rete dei <a href=\"https:\/\/www.arci.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Circoli Arci,<\/a> tramite gli eventi e il crowdfunding<\/strong>. Dopo i dieci giorni di agosto, <strong>ripartiremo poi i primi di ottobre e cos\u00ec tutti i mesi<\/strong>. Le partenze ci sono anche d&#8217;inverno, ci \u00e8 capitato di soccorrere in novembre e in febbraio unit\u00e0 in difficolt\u00e0, anche se meno che in estate. Non vogliamo fermarci, se la barca dovr\u00e0 stare un po&#8217; in cantiere per manutenzione abbiamo un&#8217;altra barca a disposizione pi\u00f9 piccola. In futuro stiamo pensando di usarle insieme per ampliare il raggio di ricerca. <strong>Stiamo riflettendo su come stare in mare il pi\u00f9 possibile.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dopo questa lunga chiacchierata cosa vorresti che arrivasse alle persone che ci leggono?<\/strong><\/p>\n<p><strong>A livello climatico il mondo sta esplodendo, ci sono paesi in cui se ora ci sono 45 gradi tra dieci anni ce ne saranno 60<\/strong>. Quindi <strong>ci aspettiamo un fortissimo aumento del fenomeno migratorio che non \u00e8 un fenomeno emergenziale, \u00e8 un fenomeno naturale<\/strong>. Le persone si muovono nel mondo. Oggi per\u00f2 si pensa pi\u00f9 a proteggere i confini che le persone. Dopo l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.marina.difesa.it\/cosa-facciamo\/per-la-difesa-sicurezza\/operazioni-concluse\/Pagine\/mare-nostrum.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>operazione Mare Nostrum<\/strong> <\/a>il programma di salvaguardia della vita umana attuato nel Mediterraneo dalla<strong> Marina Militare e dall&#8217;Aeronautica Militare Italiana<\/strong> (2013-2014), \u00e8 stata creata nel 2016 <strong>Frontex l&#8217;Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera<\/strong> che si occupa solo di controllare i confini e esce in mare con aerei con cui osserva e avverte per <strong>attuare i respingimenti collettivi.<\/strong> Questo avviene tutti i giorni, noi ne siamo stati testimoni.<\/p>\n<p><strong>Due temi sono importanti<\/strong>, il primo \u00e8 che<strong> quelle barche non sono cariche solo di dolore e disperazione, ci sono forze, competenze e abilit\u00e0 nelle persone che noi soccorriamo<\/strong> che noi europei ci sognamo. Il secondo tema \u00e8 che a me <strong>sembra sempre pi\u00f9 assurdo che la mia vita da italiana possa essere in qualche modo minacciata nella sua sicurezza da una persona che ha un terzo dei miei diritti<\/strong> quando va bene, che non ha minimamente il mio privilegio, che ha meno di me. <strong>\u00c8 chi ha di pi\u00f9 che guadagna sullo sfruttamento delle persone, che minaccia la sicurezza, non chi arriva dal mare con un bambino di otto mesi in collo.<\/strong> Chi minaccia davvero la sicurezza delle persone non arriva dal mare in quel modo, <strong>arrivano con gli yacht a Porto Cervo e discutono del futuro della Palestina.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per saperne di pi\u00f9: <a href=\"https:\/\/www.arci.it\/tom\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.arci.it\/TOM<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Foto di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=61566587971132\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Francesco Cabras<\/a><\/strong><\/p>\n<figure id=\"post-395872 media-395872\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/IMG_2574-1.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<div class=\"titleimg\">TOM-Tutti gli occhi sul Mediterraneo &#8211; \u00a9 Francesco Cabras<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto TOM-Tutti gli occhi sul Mediterraneo \u00e8 la prima flotta civile Arci per il monitoraggio in mare, la giovane volontaria toscana ci ha spiegato cosa significa salvare vite e restituire dignit\u00e0 a chi affronta la rotta della speranza<\/p>\n","protected":false},"author":518,"featured_media":395898,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[4479,3136],"class_list":["post-395859","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storie","tag-arci","tag-interviste"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v24.2 (Yoast SEO v25.6) - 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