{"id":415699,"date":"2026-02-06T10:44:58","date_gmt":"2026-02-06T09:44:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/?p=415699"},"modified":"2026-02-06T10:57:54","modified_gmt":"2026-02-06T09:57:54","slug":"tartamare-tartarughe-marine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/tartamare-tartarughe-marine\/","title":{"rendered":"Tra onde e rifiuti, la missione di TartAmare per salvare le tartarughe marine (una specie ancora in pericolo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><mark>L\u2019estate 2025 \u00e8 stata l\u2019estate dei record per numero di nidificazioni di tartarughe marine in Toscana <\/mark>: 36 i nidi individuati e monitorati fino a quando le piccole tartarughe non hanno preso il largo verso il mare. Un dato pi\u00f9 che positivo per una specie che fino a qualche anno fa era classificata dall\u2019<strong>IUCN<\/strong>, l\u2019Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, \u00a0\u201c<em>endangered<\/em>\u201d, in via d&#8217;estinzione. Dal 2024, e questa \u00e8 un\u2019ottima notizia, la specie <strong>Chelonia mydas<\/strong> \u00e8 stata declassificata &#8220;a rischio minore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Anni di sensibilizzazione, di attivit\u00e0 associazionistica per la tutela delle specie e battaglie per alzare la guardia soprattutto nei confronti dell\u2019attivit\u00e0 della pesca, hanno dato ottimi frutti. Le tartarughe sono salve. <strong>No, purtroppo no.<\/strong><\/p>\n<p><mark>I tassi di mortalit\u00e0 dopo la nascita sono ancora molto alti: solo un esemplare su 1000 sopravvive e diventa adulto <\/mark>. Dei circa 1500 nuovi nati del 2025 in Toscana \u00e8 presumibile, stando a queste stime, che solo uno (uno e mezzo per la verit\u00e0) arriver\u00e0 al traguardo dell\u2019et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>Una tendenza che potrebbe <strong>mettere in pericolo la loro esistenza.<\/strong> Ce lo spiega <strong>Luna Papetti,<\/strong> tra i fondatori di <strong>TartAmare<\/strong>, associazione no profit che sulla costa grossetana si occupa della riabilitazione delle tartarughe marine in via di estinzione. Luana ci spiega che <mark> le tartarughe si riproducono in tarda et\u00e0, questo significa che per la maggior parte della loro vita combattono per sopravvivere e arrivare all&#8217;et\u00e0 della riproduzione. L\u2019incremento della mortalit\u00e0 tra gli esemplari adulti \u00e8 una tendenza che, sul lungo periodo, potrebbe incidere negativamente sul numero di nuovi nati, e quindi sulla ripopolazione della specie <\/mark>. L&#8217;<strong>inquinamento marino<\/strong> oggi, infatti, rappresenta la <strong>minaccia numero uno<\/strong> per la sopravvivenza delle tartarughe marine.<\/p>\n<h3>Un pericolo che cresce, cresce e cresce<\/h3>\n<p><strong>Pesca<\/strong>, <strong>caccia<\/strong> e <strong>bracconaggio<\/strong> insieme a <strong>riscaldamento globale<\/strong> e <strong>distruzione dell\u2019habitat naturale<\/strong> sono le minacce principali per le tartarughe. Ma se il dialogo, a volte anche acceso, con la categoria dei pescatori, ha portato negli anni ad una maggior attenzione e sensibilizzazione, lo scarico dei rifiuti in mare \u00e8 purtroppo un fenomeno in crescita.<\/p>\n<p>Luana ha osservato questa tendenza in prima persona: \u201c<mark>Fino a circa quindici anni fa con TartAmare facevamo molti recuperi di esemplari di tartarughe morte perch\u00e9 finite intrappolate nelle reti da pesca <\/mark>, oggi fortunatamente questo accade di meno anche perch\u00e8 con i pescatori delle nostre coste c&#8217;\u00e8 un&#8217;ottima collaborazione, ma le tartarughe continuano a morire per ingestione di corpi estranei: <mark>si imbattono in rifiuti alla deriva che hanno fatto massa, restandoci impigliate e, nel tentativo di liberarsi, inghiottiscono pezzi di lenze o plastiche. Da questo non hanno scampo: le vediamo morire con agonia, e capita sempre pi\u00f9 spesso\u201d <\/mark>.<\/p>\n<p>Una pinna danneggiata non \u00e8 una condanna a morte per una tartaruga marina: l<strong>\u2019ingestione di un corpo estraneo si<\/strong>.<\/p>\n<h3>La storia di Natalia<\/h3>\n<p><strong>Natalia<\/strong> nel 2019 fu portata al <strong>Centro di Recupero<\/strong> (il centro dove lo staff e l\u2019equipe veterinaria di TartAmare cura le tartarughe in difficolt\u00e0 prima di rimetterle in mare, in stretta sinergia con l\u2019Osservatorio Toscano per la Biodiversit\u00e0 e con alcune universit\u00e0 toscane) in condizioni critiche, era stretta nella parte alta del carapace da una robusta cima e aveva le pinne anteriori fratturate. Fortunatamente per\u00f2, dopo circa sei mesi di cure e dedizione, \u00e8 potuta tornare libera in mare:\u00a0 \u201cNon era un risultato scontato \u2013 ricorda Luana &#8211; perch\u00e9 aveva ferite profonde e non era possibile intervenire chirurgicamente su una delle pinne, i veterinari non potevano fare altro per lei. Si era anche pensato di tenerla in cattivit\u00e0 nelle vasche del centro per\u00f2 Natalia aveva dimostrato cos\u00ec tanta determinazione nel sopravvivere nonostante le sue condizioni, era riuscita miracolosamente ad arrivare viva a riva, aveva avuto un percorso di riabilitazione lungo ma da cui era riuscita ad uscirne: meritava una seconda possibilit\u00e0 di libert\u00e0, nonostante una pinna &#8220;particolare&#8221;.<\/p>\n<p><mark>Luana racconta che mentre lo staff di Tartamare accompagnava in macchina Natalia per la liberazione in acqua le narici dell\u2019animale si ingrossavano e si aprivano sempre di pi\u00f9, via via che si avvicinavano al mare <\/mark>. Un\u2019immagine che vale un racconto.<\/p>\n<figure id=\"post-415943 media-415943\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/Le-cure-per-Natalia-.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Chiaramente nessuno di TartAmere pu\u00f2 sapere se Natalia sia rientrata in quell\u2019esemplare su 1500 che sopravvive nonostante tutto, nonostante l\u2019uomo. Se per\u00f2 la storia di Natalia si fosse ambientata cinque anni dopo, <mark>se la criticit\u00e0 delle sue condizioni fosse stata dovuta all\u2019ingestione di un pezzo di plastica, non avrebbe mai avuto una seconda possibilit\u00e0 di ricongiungersi con il mare. Questo \u00e8 certo <\/mark>.<\/p>\n<h3>In viaggio verso nord (ma sar\u00e0 lo stesso?)<\/h3>\n<p>Quando TartAmere ha iniziato con l\u2019attivit\u00e0 di tutela e salvaguardia dei nidi di tartarughe marine, in Toscana era stato censito<strong> un nido soltanto<\/strong> e non c\u2019era alcuna memoria popolare circa la presenza di nidi cos\u00ec a nord del Paese.<\/p>\n<p>La <strong>Caretta Caretta<\/strong>, che \u00e8 la specie pi\u00f9 diffusa nel Mediterraneo, solitamente vive in acque profonde e tiepide. Le maggiori concentrazioni di questo animale si trovano in Sud-Africa, Florida, Australia, Mozambico e Oman. Nel Mediterraneo frequenta soprattutto le acque di Grecia, Turchia, Cipro ma anche di Tunisia, Libia, Siria e Israele. E&#8217; la pi\u00f9 nota sulle coste italiane e si sta spingendo sempre pi\u00f9 a nord, appunto fino al grossetano. <mark>In dieci anni, infatti, i nidi sulle coste di Grosseto sono passati da 1 a 20 <\/mark>.<\/p>\n<p><strong>Come si spiega questo cambiamento? <\/strong>\u201cQuesta risalita verso nord non \u00e8 un problema di per s\u00e9 per le tartarughe, il fatto \u00e8 che alcuni studi hanno dimostrato che appena nate, nei pochi minuti che trascorrono sulla terra ferma nel tragitto che percorrono per raggiungere il mare a partire dal nido sulla sabbia, sono capaci di immagazzinare le coordinate geomagnetiche del nido ed altre caratteristiche ambientali che consentono un imprinting della zona di origine dove poi torneranno per deporre le uova a distanza di 20\\30 anni. Si riproducono, infatti, in et\u00e0 avanzata. <mark>Il rischio \u00e8 che tra 20\\30 anni l\u2019habitat che conoscevano sia completamente diverso. Un cambiamento della natura accelerato e repentino riproporrebbe il rischio estinzione per la specie <\/mark>.&#8221;<\/p>\n<h3>I bambini, la specie pi\u00f9 umana tra gli umani<\/h3>\n<p>\u201cForse \u00e8 scontato dire che i bambini sono la <em>specie umana<\/em> a cui \u00e8 pi\u00f9 facile far comprendere quanto ogni gesto possa fare la differenza per la salvaguardia delle tartarughe marine. &#8211; riporta Luana &#8211; Ma \u00e8 effettivamente cos\u00ec. Quando vengono in visita al nostro Centro di Recupero e capitano in un periodo dell\u2019anno dove non ci sono esemplari in cura o riabilitazione, in loro non prevale la delusione di non vedere le tartarughe, capiscono che se non ci sono le tartarughe nelle vasche \u00e8 perch\u00e9 stanno tutte bene e quindi sono tornate in mare. E\u2019 pi\u00f9 probabile che siano gli adulti a chiederci: \u201c<em>Ma non ci sono le tartarughe?\u201d<\/em><\/p>\n<p>No, il Centro di Recupero non \u00e8 un acquario e non ci sono esemplari in mostra. Le tartarughe arrivano al centro per farsi curare per poi tornare, senza ripensamenti, verso il mare. Libere. Nel loro habitat naturale.<\/p>\n<h3>La grande squadra TartAmare<\/h3>\n<p><mark>TartAmare conta una ventina di membri attivi dello staff, in estate con i volontari arrivano ad essere anche duecento. Il pi\u00f9 giovane di questi si chiama Lorenzo, aveva quindici anni quando si \u00e8 avvicinato alle attivit\u00e0 dell\u2019associazione per la prima volta. Era in vacanza con la famiglia, ma alla Playstation alla tv, ha preferito prendersi cura dei nidi di tartarughe monitorandoli tutto il giorno. Quest\u2019anno Lorenzo sar\u00e0 formato dall\u2019associazione per il monitoraggio con il drone <\/mark>.<\/p>\n<p>Sono tante le attivit\u00e0 che l\u2019associazione svolge e propone, che vanno dall\u2019osservazione al monitoraggio dei nidi, fino ai laboratori didattici.<\/p>\n<figure id=\"post-415944 media-415944\" class=\"align-none\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/Attivita-TartAmare.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>\u201cAvvistare e salvare le piccole tartarughe fa sentire le persone in pace, una sorta di riscatto rispetto all\u2019impatto che ciascuno di noi ha sull\u2019ambiente. E avere la fortuna di assistere alla schiusa delle uova \u00e8 un\u2019emozione che ripaga l\u2019attesa. <mark>Dopo tanti anni di attivit\u00e0, ancora oggi, ogni volta che vedo una tartaruga dirigersi arrancando verso il mare, mi domando quanto resister\u00e0, ma vedere la determinazione con cui lo fanno, assistere a quell&#8217;abbraccio tra loro e l&#8217;acqua, mi rinnova la fiducia nei confronti del mare\u201d<\/mark>. \u201cTutti noi\u2013 aggiunge Luana \u2013 dovremmo sforzarci nel capire che la natura \u00e8 un equilibrio e dovremmo agire per non alterarlo\u201d.<\/p>\n<h3>Le raccomandazioni degli esperti: no al \u201cfai da te\u201d<\/h3>\n<p><strong>Martina Bencist\u00e0<\/strong> \u00e8 una volontaria di lungo corso di TartAmare, si occupa di divulgare le pratiche fondamentali a garantire la salvaguardia delle tartarughe marine e a lei abbiamo chiesto alcune regole sacre per dare il nostro contributo alla sua missione.Ve le riportiamo qui sotto:<\/p>\n<ul>\n<li>Se trovate una tartaruga non ributtatela in mare perch\u00e9 la vostra pur buona intenzione potrebbe condannare a morte quell\u2019esemplare. Potrebbe, infatti, trattarsi di una tartaruga di terra che si trova nei pressi dell\u2019acqua e senza le competenze di un esperto potreste scambiarla facilmente per una tartaruga marina.<\/li>\n<li>Quando trovate una tartaruga spiaggiata chiamate sempre la Capitaneria di porto locale che contatter\u00e0 il centro pi\u00f9 vicino per una valutazione delle condizioni dell\u2019animale. Per mettersi in contatto con TartAmare c\u2019\u00e8 un numero dedicato: <strong>SOS Tartarughe +39 338 4876614<\/strong><\/li>\n<li>Non dimentichiamoci che le tartarughe sono comunque animali selvaggi, pensateci quando vi avvicinate per un selfie e ricordate che si tratta di specie protette.<\/li>\n<li>E poi ovviamente occhi aperti in caso di tracce: perch\u00e9 se non possiamo essere in grado di valutare se una tartaruga sta bene per rimetterla in acqua, tutti noi, anche i non esperti, possiamo contribuire alla salvaguardia della specie segnalando le tracce che portano ai nidi.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aumentano i nidi di tartarughe marine sulle coste toscane ma la mortalit\u00e0 degli esemplari adulti \u00e8 in crescita. Il nostro viaggio nel mondo di questi animali speciali insieme all&#8217;associazione TartAmare che ci ha condiviso anche alcune buone pratiche su come comportarsi in caso di ritrovamenti<\/p>\n","protected":false},"author":503,"featured_media":415945,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[177,6926,4395,4480,6925,6759],"class_list":["post-415699","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","tag-ambiente","tag-care","tag-caretta-caretta","tag-inquinamento","tag-tartamare","tag-tartarughe-marine"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v24.2 (Yoast SEO v25.6) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Tra onde e rifiuti, la missione di TartAmare per salvare le tartarughe marine (una specie ancora in pericolo) - intoscana<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"TartAmare si occupa di tutela delle tartarughe marine sulle coste toscane, tra salvataggi, monitoraggio dei nidi e minacce costanti\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/tartamare-tartarughe-marine\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Tra onde e rifiuti, la missione di TartAmare per salvare le tartarughe marine (una specie ancora in pericolo)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"TartAmare si occupa di tutela delle tartarughe marine sulle coste toscane, tra salvataggi, monitoraggio dei nidi e minacce costanti\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/tartamare-tartarughe-marine\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"intoscana\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/intoscana.it\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2026-02-06T09:44:58+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-02-06T09:57:54+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.intoscana.it\/wp-content\/uploads\/TartAmare-e1770370607557.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1052\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"784\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Giulia Rafanelli\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@intoscana\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@intoscana\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Written by\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Giulia Rafanelli\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"9 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/tartamare-tartarughe-marine\/\",\"url\":\"https:\/\/www.intoscana.it\/it\/tartamare-tartarughe-marine\/\",\"name\":\"Tra onde e rifiuti, la missione di TartAmare per salvare le tartarughe marine (una specie ancora in pericolo) - 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