Solow: «Il manifatturiero non è morto, anche a Prato»
L'economista americano a "Economia3": diversificare, senza per forza allontanarsi dal tessile. Ma senza giovani istruiti, formazione e nuovi investi menti non ci sarà futuro
di Walter Fortini
Toscana Notizie - Agenzia informativa della giunta regionale
Cambiare, diversificare. Ma soprattutto «poter contare per il futuro su giovani istruiti e ben formati e su nuovi investimenti». Robert Solow, professore al Mit di Boston, Nobel nel 1987 per il suo contributo alla teoria alla crescita economica, non ha una ricetta per Prato e la Toscana. Ma istruzione, formazione, capitali e cambiare rotta sono le parole chiave che ripete più volte, rispondendo ai giornalisti prima della sua lezione al Metastasio di Prato, evento inaugurale della quattro giorni di Economia3, il forum economico promosso anche quest'anno nella città toscana del tessile dalla Regione.
Un futuro per i distretti industriali
Il manifatturiero e i distretti industriali avranno un futuro? Sì, risponde il settantaseienne economista americano: «L'idea del distretto, tipica della Toscana e di tante al tre parti d'Italia, è ancora ottima. Ma – ammette - non ci potrà essere un futuro per tutti». Occorre allungare la filiera, inventarsi qualcosa di nuovo: continuare pure a investire sull'industria, ma cambiando «più di quello che è stato fatto, tanto per restare a Prato, negli ultimi trecento anni nella città. E lo si può fare – aggiunge Solow – senza per forza trasformarsi in un centro di elettronica o in una Silycon Valley italiana. SI può cambiare anche continuando a lavorare in ambiti vicini al tessile». Ma occorre investire. Occorre la ricerca. E' necessario alzare lo sguardo oltre l'orizzonte e anticipare gli eventi.
Crisi: il peggio alle spalle, ma non è finita
La crisi, anche per Solow, ancora non è finita, «anche se la parte peggiore della crisi finanziaria - dice - è oramai alle spalle. Il pericolo di collasso dell'inter o sistema finanziario è passato ma la recessione resterà con noi ancora per un po' e i problemi dunque rimarranno». Il Nobel fa anche una previsione, che è un monito è un consiglio: «Quando la crisi avrà termine, sarà più difficile trovare finanziamenti». Essere piccoli sarà forse un gap e quindi andrà risolto pure il problema della polverizzazione e sotto capitalizzazione delle imprese toscane. «Certo andrà anche regolato meglio e di più il sistema finanziario - ripete il professore, mai salito sul carro del neoliberismo in questi decenni– Le istituzioni finanziarie hanno investito su asset che non conoscevano, assumendosi rischi inaccettabili».
Green economy, Obama dovrà rinviare la sfida di sette anni
L'ultima domanda è sulla via alla green economy lanciata dal presidente americano Obama, ovvero l'economia sostenibile: da alcuni indicata anche come un'opportunità per la Toscana. Il professor Solow gli augura buona fortuna, ma ritiene che sarà un tema e una partita che slitterà ai secondi sette anni, per il Nobel certi, del neo presidente. «Purtroppo oggi – confessa - l'americano medio ha ben altre preoccupazioni, diverse da quelle ambientali. E me ne doglio».
25/09/2009
Solow: «Il manifatturiero non è morto, anche a Prato»
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