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Martini scrive a Prodi: garantire l’incolumità di Malalai Joya

La donna afghana, al suo imminente rientro in patria, è minacciata di morte. (Guarda il video in coda al testo) Cinque le priorità emerse dal Meeting di San Rossore

"Garantire la sicurezza e l'incolumità a Malalai Joya, anche attraverso l'impegno dei nostri servizi di intelligence presenti in Afghanistan". E' quanto ha chiesto il presidente della Regione Toscana Claudio Martini in una lettera al premier Romano Prodi e ai ministri Massimo D'Alema e Arturo Parisi, dopo l'intervento dell'ex deputata afghana al meeting di San Rossore, la due giorni organizzata dalla Regione nell'ex tenuta presidenziale in provincia di Pisa e quest'anno dedicata a donne e bambini. "Joya - ha sottolineato Martini - ha raccontato delle continue minacce di morte che riceve nel suo paese ed è giusto garantirle tutela".

L'ex deputata afghana cacciata dal Parlamento per aver criticato il governo e i "signori della guerra" tornerà in Afghanistan. Anche "Se non so quanto ancora rimarrò in vita", ma "é necessario aiutare il mio popolo.  Malalai Joya vuole l'aiuto di tutti, anche degli italiani, "per istituire nel mio Paese un tribunale internazionale che punisca i crimini di guerra".

Minuta ma non fragile, Joya racconta un Paese "ancora non democratico e profondamente ingiusto, soprattutto con l'universo femminile". "La maggioranza dei parlamentari - spiega - è stata eletta con minacce e compravendita di voti. Come si può dire che l'Afghanistan è un paese democratico? La mia stessa espulsione, a maggio scorso, è stata illegittima". Joya spiega che è da poco stata approvata una legge che prevede una sorta di amnistia per chi ha compiuto crimini di guerra, "passata perché la maggioranza di chi l'ha votata ha commesso quei crimini". A suo avviso è quindi necessario "un tribunale internazionale per una giustizia non corrotta" e per questo si appella agli italiani, perché facciano "pressione sul Governo". Pressione che per lei deve avere due scopi: arrivare al tribunale, ma anche "all'indipendenza dell'Italia dalla linea politica tracciata dagli Stati Uniti". Linea che finora, secondo lei, non ha portato i risultati attesi: "Sono stati versati milioni di dollari per la ricostruzione dell'Afghanistan, ma quasi nulla è andato alla popolazione, ancora sotto il controllo dei 'signori' dela guerra, delle armi, della droga".

Per quanto riguarda le donne, Joya ha fatto più esempi di diritti ancora violati. "E l'Islam - sostiene - è usato strumentalmente dai fondamentalisti. Il problema dell'Afghanistan non è la religione musulmana ma il Governo, che non è laico e non è democratico". Joya, profuga a 4 anni dopo l'invasione dell'Urss, studi in Iran e in Pakistan, a 19 anni maestra clandestina per l'alfabetizzazione delle donne, nel 2003, a 26 anni, fu eletta come delegata alla Loya Jirga (Grande Assemblea) che doveva stilare la carta costituzionale del suo paese. Nel 2005 diventò deputata. E' stata esclusa dalle sedute del Parlamento lo scorso maggio. Da tempo cerca di portare la sua voce nel mondo. "Il silenzio delle persone buone - dice - è molto peggio delle parole delle persone malvagie". Lei, che vive sotto scorta, lontana dai familiari, costretta a cambiare spesso casa, più volte aggredita e minacciata di morte, non sta in silenzio. "Ditelo a tutti - conclude -: se mi succederà qualcosa, saranno stati quei criminali che denuncio da sempre".

E dalle conclusioni di San Rossore emergono cinque priorità per le donne. Sono quelle elencate nel documento finale della Regione Toscana e illustrate ai giornalisti dal presidente della Regione Claudio Martini: affermare i diritti delle donne per esaltarne i talenti; creare una rete per la lotta alla violenza; innalzare il tasso di occupazione femminile dall'attuale 55% al 60%, livello indicato dall'Unione europea; dare vita a una legge regionale sulla cittadinanza di genere; e garantire un'adeguata ed equilibrata presenza femminile nelle strutture di rappresentanza politica, sociale ed economica.

"Questo documento - ha dichiarato Martini - verrà distribuito non solo ai partecipanti ma anche alle istituzioni locali, nazionali ed europee, e rappresenta il contributo della Toscana alla tutela dei diritti delle donne". Per quanto riguarda la lotta alla violenza, la Regione ha ricordato che, secondo un'indagine Multiscopo riferita al 2006, in Toscana le donne tra 16 e 70 hanno un livello di esposizione al rischio di violenza pari al 34,7%, più elevato della media italiana che è del 31,9%. Sono circa 450 mila le donne toscane vittime di violenza nel corso della loro vita.

In particolare, sempre secondo l'indagine, l'8,3% di loro ha subito una violenza sessuale prima dei 16 anni. Sul fronte delle pari opportunità di genere, è stato anche ricordato come al momento in Toscana ci sono 44 donne sindaco (pari al 15,3% del totale), il 17% di donne parlamentari, il 20,7% di consigliere regionali, e il 22,8% di assessori nei vari enti.

Il presidente della Regione Claudio Martini, infine, ha annunciato il tema di San Rossore 2008. La prossima edizione del Meeting, a 70 anni di distanza dalla promulgazione delle leggi razziali, sarà dedicata alla lotta al razzismo, ai temi delle migrazioni, all'esaltazione delle diversità. Martini ha ricordato inoltre che proprio a San Rossore, nel settembre 1938, vennero scritti e firmati i provvedimenti contro gli ebrei italiani e per la difesa della 'razza' italiana. (Ansa)

30/06/2009

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