AUTUNNO D’ARTE IN TOSCANA: LE DIECI MOSTRE DA NON PERDERE

di Costanza Baldini
Il Cinquecento a Firenze, Palazzo Strozzi

Michelangelo, Escher, Mirò, Marino Marini, Pontormo, Rosso Fiorentino, Boldini, Lorenzetti, Urs Fischer, scopri tutti i protagonisti di una grande stagione artistica in Toscana

Escher è un artista olandese conosciuto in tutto il mondo per le incisioni che hanno per oggetto immagini basate su simmetrie che esplorano infinito, paradossi matematici e prospettive impossibili. Dal 13 ottobre 2017 fino al 28 gennaio 2018 Palazzo Blu a Pisa ospiterà una rassegna completa di tutti gli ipnotici, sorprendenti e spiazzanti capolavori del grande artista. L’Italia ha un peso rilevante nella vita di Escher, l’artista visse infatti a Roma dal 1923 al 1935 con la moglie che sposò a Viareggio nel 1924. Escher viaggiò in Italia in cerca di ispirazione attratto dai piccoli villaggi della Calabria e della Sicilia ma lasciò l’Italia per la Svizzera a causa del fascismo. Simmetrie, paradossi geometrici, architetture impossibili che inducono a moti senza fine, la matematica e il calcolo sono componenti chiave per capire l’arte di Escher.

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospiterà “Il Cinquecento a Firenze tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna” una straordinaria mostra che metterà a confronto oltre settanta opere di artisti come Michelangelo, Bronzino, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Pontormo, Santi di Tito, Giambologna, Bartolomeo Ammannati. Ultimo atto d’una trilogia di mostre di Palazzo Strozzi, iniziata con Bronzino nel 2010 e Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, la rassegna celebra una eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, segnata dalla Controriforma del Concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo.

Fino al 14 gennaio 2018 Palazzo Pretorio a Prato racconterà con la mostra ‘Legati da una cintola’ la storia di una delle reliquie più misteriose: la cintura consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione. La Sacra Cintola, la cintura della Vergine custodita nel Duomo per secoli è stata il tesoro più prezioso di Prato, attorno a questo misterioso oggetto si è creata l'identità spirituale di Prato al punto da delinearne anche l’architettura. Fu infatti per permettere ai tantissimi pellegrini di partecipare al rito dell'Ostensione della cintola che si pensò l’originale collocazione esterna del pulpito nel Duomo di Prato che fu realizzato tra il 1428 e il 1438 da Donatello e Michelozzo. La leggenda narra che la cintura, consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele Dagomari e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve.

Pistoia omaggia lo scultore Marino Marini con tre mostre una a Palazzo Fabroni e due a Palazzo Tau aperte fino al 7 gennaio 2018. “Marino Marini. Passioni visive” è il titolo della prima retrospettiva dello scultore originario di Pistoia che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. In mostra i ritratti, i cavalieri e le famose ‘Pomone’ nudi di donne giunoniche per per Marini erano ‘un ponte verso la poesia’. Parallelamente alla grande mostra a Palazzo Fabroni, il Palazzo del Tau l’esposizione “Mirò e Marino. I colori del Mediterraneo”. Mirò e Marino sono entrati in contatto negli anni ’50 grazie alla frequentazione dell’atelier di Fernand Mourlot a Parigi dove entrambi, insieme a Chagall, Picasso e altri grandi maestri contemporanei, andavano a stampare le loro litografie. Da questo incontro nacque una grande amicizia riscontrabile nei parallelismi e nelle similitudini nei disegni dei due artisti. Sempre a Palazzo Tau in mostra le foto di Marini realizzate da Aurelio Amendola, preziosi frammenti di vita dell’artista per un ricordo originale del grande scultore.

Alla lunga lista di appuntamenti culturali legati all’anno in cui Pistoia è capitale della cultura si aggiunge la mostra 'Giovanni Boldini. La Stagione della Falconiera' dedicata al periodo toscano e giovanile del maestro ferrarese al Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi fino al 6 gennaio 2018. L’esposizione prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Boldini eseguì sul finire degli anni Sessanta dell’Ottocento alla villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer. Queste pitture murali di cui per diverse vicissitudini dopo l'esecuzione nel 1868 si perse subito la memoria, furono riscoperte da Emilia Cardona Boldini, giovane vedova nonché prima biografa del maestro, che acquistò poi la proprietà di Isabella Falcomer, nel 1938 e a seguire vi trasferì da Parigi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, stabilendovi la propria dimora.

Agli Uffizi fino al 7 gennaio 2018 in mostra il rinascimento giapponese: la natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo.  Attraverso una selezione di circa quaranta grandi pitture di paesaggio e natura nel classico formato del paravento scorrevole, la mostra intende evidenziare il periodo d’oro della produzione artistica giapponese concentrata tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). Da una parte la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti e linee essenziali e veloci, vicina alla tradizione cinese e legata alla filosofia zen; dall’altra la pittura autoctona, con fondi oro e campiture di colore piatte, adatta a decorare grandi spazi abitativi come residenze aristocratiche e borghesi e castelli.

A Siena, presso il Santa Maria della Scala, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, sarà allestita la mostra “Ambrogio Lorenzetti”. L’esposizione è dedicata ad uno dei più grandi pittori europei del XIV secolo, paradossalmente finora poco conosciuto. È universalmente noto come il pittore del ‘Buon Governo’, il ciclo di dipinti allegorici e dalle straordinarie visioni urbane e agresti. Grazie a una serie di richieste di prestito molto mirate, saranno esposte opere provenienti dal Louvre, dalla National Gallery, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani, la mostra intende ritessere la grande vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo convergere al Santa Maria della Scala tutta una serie di dipinti che, in massima parte, furono prodotti proprio per cittadini senesi e per chiese della città. 

Infine se per caso passate in piazza della Signoria a Firenze non potrete non notare ‘Big Clay #4’ la scultura di 12 metri collocata dall’artista di fama mondiale Urs Fischer in occasione della Biennale Internazionale d’Antiquariato in dialogo con la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio. L’artista posizionerà altre due opere sull’Arengario di Palazzo Vecchio: due figure umane, trasformate in candele, che si consumeranno lentamente durante la durata della mostra, quali simboli della finitezza umana e della durevolezza dell’arte.

 

 

26/09/2017