DISFORIA DI GENERE: PARTNERSHIP TRA FIRENZE E PISA PER OLTRE 50 INTERVENTI L’ANNO

di Costanza Baldini
Urologia

Intervista al professor Marco Carini Direttore Dipartimento Oncologico AOU Careggi e Direttore Urologie e chirurgia andrologica

L'Ospedale di Careggi a Firenze ha avuto negli ultimi cinque anni un’evoluzione incredibile con una riorganizzazione molto importante che ha consentito di tagliare risorse a quelle procedure, che erano rami secchi per poter investire su nuove tecnologie e nuovo personale medico. Un lavoro enorme è stato fatto per il nuovo Pronto Soccorso che adesso finalmente è un Pronto Soccorso unico che ha unito quello traumatologico, quello di Careggi e quello multidisciplinare di otorino e oculistica. Oggi è unico e per tutte le varie esigenze c’è un percorso  ben predefinito. Il dottor Marco Carini ci racconta la sua esperienza nel dipartimento di urologia.

Quando ha capito che avrebbe intrapreso la carriera di medico? Quando è nata la sua passione per la medicina?
All’ultimo momento, quando sono andato ad iscrivermi dopo il liceo per l’Università l’orientamento era per Ingegneria, poi ho cambiato per medicina, Non c’è una vocazione, nessuno in famiglia faceva il medico. Quindi la scelta è avvenuta in maniera del tutto autonoma.

Il Dipartimento di Urologia e chirurgia andrologica di Careggi è uno dei più all’avanguardia in Italia, perché?
Sono due unità operative, a Careggi e rappresentano un’eccellenza a livello nazionale e per alcune patologie a livello europeo. Facciamo tutto, l’urologia è una branca che spazia vari segmenti della medicina, partendo dall’oncologia che è sicuramente la punta di diamante della nostra attività con il trattamento di tumori della prostata, della vescica, e del rene. Per queste tre patologie siamo all’avanguardia, primi in Italia per i tumori del rene e della vescica, i secondi per i tumori della prostata. Questi tre tipi di tumori si avvalgono del trattamento chirurgico di una tecnica estremamente innovativa di chirurgia robotica con interventi mini invasivi che da un lato riducono la degenza e il sanguinamento, dall’altro consentono di ridurre al minimo le conseguenze di un intervento su questi organi. Viene preservato al massimo il parenchima renale e i nervi dell’erezione, per quanto riguarda la prostata, e con un intervento senza apertura dell’addome nella vescica ci consente sia la fase demolitiva con cui si asporta la vescica, sia la ricostruzione della vescica con un segmento intestinale. Queste sono le tre patologie più importanti.

Quali altre patologie trattate?
Abbiamo tutto il trattamento della calcolosi, perché oggi con tecniche laser riusciamo ad essere anche in questo tipo di patologia meno invasivi e sono ridotti in maniera significativa gli interventi a cielo aperto, con il laser trattiamo anche la patologia benigna della prostata, poi abbiamo la patologia del pavimento femminile cioè l’incontinenza, poi abbiamo combinato la neurologia funzionale nell’uomo e nella donna. Abbiamo anche un’ampia parte andrologica che stiamo sviluppando in maniera significativa con interventi per la disforia di genere, in cui c’è l’intervento da uomo a donna e da donna a uomo. Anche in questo siamo all’avanguardia, abbiamo creato una partnership con Pisa, ogni settimana facciamo un intervento a turno con un interscambio di équipe mediche. Credo che entro la fine dell’anno faremo oltre 50 di questi interventi e ci porremo all’avanguardia a livello nazionale, saremo forse il centro con maggior numero di interventi per la disforia di genere.

C’è molta richiesta di interventi di questo tipo?
C’è una lista d’attesa abbastanza lunga, c’è un percorso da fare, l’intervento chirurgico rappresenta la fase finale, questo tipo di pazienti deve passare dall’endocrinologo, dall’andrologo, dallo psicoterapeuta. Ci vogliono certificazioni anche dal punto di vista legale, dobbiamo avere varie autorizzazione. Il paziente deve fare un percorso che dura circa un anno prima di sottoporsi a questo intervento.

È un intervento che lo stato italiano offre gratuitamente?
Sì, sono interventi garantiti dal sistema sanitario nazionale. L’intervento da uomo a donna è meno sofisticato, l’intervento da donna a uomo è più complesso e richiede vari step chirurgici.

Da quanto tempo praticate questo tipo di interventi?
Da circa un anno. In realtà li facevamo anche prima, ma da un anno abbiamo instaurato questo rapporto con gli endocrinologi e i chirurghi di Pisa abbiamo potenziato le forze e abbiamo messo in piedi questa equipe mobile che da ottimi risultati perché  è chiaro che i risultati sono rapportati al numero degli interventi. Più interventi uno fa più i risultati migliorano, quindi l’unione delle forze tra Firenze e Pisa è stata una strategia vincente soprattutto per i pazienti.

Quali sono le prospettive per il futuro?
Per quanto riguarda le neoplasie diciamo che la chirurgia robotica si sta evolvendo con nuovi robot e tecniche più sofisticate di sovrapposizione di immagine per cui nel corpo del paziente vengono proiettate le radiografie e il medico riesce ad individuare dov’è esattamente il tumore dove inizia, dove finisce, la protezione delle strutture nobili perché vengono identificate le arterie, le vene, i nervi, con dei sistemi di protezione che impediscono anche il danneggiamento di queste strutture. Esistono nuove terapie per il tumore della prostata e del rene assolutamente all’avanguardia con farmaci che hanno portato un allungamento della vita media anche nei pazienti in stati avanzati, metastatici. C’è tutta l’evoluzione della radioterapia perché in alcune patologie oncologiche ha un ruolo importante, c’è tutto un fiorire di farmaci, di tecnologie e di chirurgia che porta sempre maggiormente ad un livello di assistenza e cura per questi pazienti di notevole rilevanza.

E per quanto riguarda il cambiamento di genere, strade future da percorrere?
Chiaramente non è una patologia semplice, la chirurgia ha fatto e farà passi da gigante, con possibilità di lembi liberi vascolarizzati per ricostruire il pene, con strumenti nella ricostruzione della vagina da uomo a donna con dilatatori per consentire poi un ripristino migliore e più precoce, con  tecniche di microchirurgia che consentano di ridurre al minimo le complicanze come la morte di questi tessuti che vanno a costituire la vagina o il pene.

Per informazioni:
http://www.aou-careggi.toscana.it/

05/09/2017