I DIARI TOSCANI DEL PREMIO PIEVE: ALLA FINE DEL MONDO DI ALBA RICCIARINI

I diari toscani del Premio Pieve: Alla fine del mondo di Alba Ricciarini

L'autrice, nata a Monte San Savino ed emigrata in Canada, racconta il viaggio in nave nel 1956 e le prime esperienze di lavoro

Un estratto del diario "Alla fine del mondo" di Alba Ricciarini, inviato dall'autrice nel 1993 al Premio Pieve. Nelle sue memorie la donna, nata a Monte San Savino (Arezzo) nel 1923 e pressoché autodidatta, racconta il viaggio in nave nel 1956 verso il Canada, dove era emigrata con la famiglia, e le prime esperienze di lavoro, il ricordo dell'infanzia contadina traversata dalla guerra e il benessere raggiunto in terra straniera con l'amato consorte.

Si ando a Genova e si dormì là la mattina si prese la nave si chiamava il Conte Bianca Mano era vecchia, infatti quella fu lultima rotta che fece, e poi fù levata dalla circolazzione, si doveva partire con landrea doria, ma affondò proprio prima che si andasse noi meno male, anche quella fu una grande fortuna. Si parti senza soldi quattro persone e con melle dollari di debito da rimandare a Mando, lui aveva una piccola pensione e ci pote aiutare, si portò due valigie e un baule e lì era tutto. Gino ci aiutò i primi giorni, si arrivò il tredici di ottobre ad Olifacchese e dopo dieci giorni di nave ricordo tutto quella aqua avevo la sensazzione di andare alla fine del mondo, si vedeva aqua la sera e la mattina tutti i giorni senpre aqua io pensavo che in dietro non sarei più tornata, quante volte o sognato che ritornavo a casa arrivavo dal Palazzini, una casa in collina di fronte alla mia e nel piano cera il mare e non potevo traversare, per fortuna che ora e facile viaggiare in aereoplano.
Arrivati quì era gia inverno cera da trovare un lavoro e Pasquale alla costuzzione, era tutto fermo non trovava il lavoro allora cercai da lavorare io, andai in un ristorante Italiano mi ci porto Gino, e mi disse stasera quando ritorni prendi lautobusse e scendi alla sesta fermati io presi lutobusse ma era la notte dopo mezza notte la gente non cera e non fermava, mi accorsi di avere passato la mia strada e alla prossima scesi e tornai in dietro, ci andavo alle undici la mattina e ritornavo anche alle due della notte, io facevo un po di tutto sopra avevo le camere e pulivo anche quelle, tutte le sere veniva un uomo, era una brava persona e mi diceva, Signora questo non è un posto per lei cerchi un altro lavoro, lei non è per lavorare in questo posto, io non capivo perché mi diceva questo, poi mi accorsi a cosa, servivano quelle camere sopra, era come se fossi stata a fare la ruffiana al Casino me ne accorsi la mattina di Natale che dovevo lavorare anche quel giorno mi ricordo che facevo le pulizzie e mi resi conto di dove ero, mi misi a piangere, venne la padrona, mi disse perché piangevo, io gli disse, perché era il primo Natale che facevo fuori di casa, la sera andai a casa dissi a Pasquale quello che veramente succedeva in quel ristorante, e il giorno dopo mi licenziai mi resi conto perché quell’uomo mi diceva questo non è un lavoro per te, infatti trovai subito il lavoro nella lavanderia, dalle cinque la sera alle undici e mezzo, così poi anche Pasquale trovo il lavoro, lui finiva alle quattro e io ero tutto il giorno a casa con i ragazzi, gli preparavo la cena, prendevo i ragazzi lì portavo con me alla fermata del tram e quando Pasquale scendeva io salivo e da allora gomincio la nostra fortuna non si perse mai un giorno di lavoro e tutti con tanta salute. […]

Tornando un po in dietro, dopo tre anni che si era in casa si conpro la prima casa, appena che si fu pagata si vendette e se ne conprò un altra più grande, dopo sette anni che si era in Canada si riandò tutti in Italia finalmente si riportò i ragazzi ai suoi nonni quelle furono le settimane più belle della mia vita gli promisi che sarei tornata più spesso, ma dopo cinque mesi, morì il Babbo, quello fu un gran dolore era come un giovanotto aveva settantadue anni ma non li dimostrava fu una morte improvvisa, io ci tornai dopo due anni, e da allora un anno ci andava la Lina con Alfredo e un anno ci andavo io, ma poi anche la Mamma lì venne una paralise che lottò tanto fra la vita e la morte ma poi si riprese alla meglio comincio a parlare e a camminare io pensai di andare a lavorare anche nel mio giorno libero, andavo a pulire una casa, e con quei soldi tutti gli anni andavo a trovare la Mamma, però poi morì anche lei e allora dissi che non andavo più ma presto canbiai idea, e spece quando anche Alfredo si sposò ci si andava tutti lanni.

 

[Brani tratti da “Lontana terra. Diari di toscani in viaggio”, Terre di mezzo, Milano, 2005]

06/09/2017