MASTERCHEF, VINCE STEFANO CALLEGARO IL SOGNO DI UN RISTORANTE, A FIRENZE

di Simona Bellocci
Stefano Callegaro

L'intervista esclusiva al vincitore della quarta edizione del talent show di Sky, con una passione sfrenata per il lampredotto. Il nuovo masterchef rivela: Firenze tra le città papabili per aprire il suo locale

"La vita è troppo breve per non viverla con il cuore che batte a mille tutti i giorni". Una frase che pare buona per il finale di un film e invece a pronunciarla è il vincitore di Masterchef Italia, Stefano Callegaro, il quarantenne agente immobiliare di Adria che sta provando ha dato una svolta alla sua vita direttamente dalla cucina del talent show di Sky, guidato dagli chef stellati Carlo CraccoBruno Barbieri e dall'imprenditore Joe Bastianich. Ci racconta la sua storia al telefono con la voce emozionata, appena due settimane fa, in diretta nella trasmissione "Idee&Viaggi" su Radio Fiesole.

 Hai partecipato a Masterchef per rincorrere un sogno, quello di aprire un ristorante, una bella svolta...

"Masterchef è il viatico che ho scelto per cambiare veramente  vita. Passi gli anni pensando all'inserimento sociale, alla tua tranquillità, a garantirti un equilibrio economico ma - in tutto questo - raramente ti batte il cuore. Cucinare invece mi emoziona ogni singola volta. Ho deciso che è arrivato il momento di far diventare questa emozione, questo amore, la mia professione. A quarant'anni ti rendi conto che la vita è troppo breve per non viverla con il cuore che batte a mille tutti i giorni". 

 Aprirai il tuo ristorante ad Adria o sceglierai qualche altra città d'Italia?

 "Se dovessi dare solo voce al cuore la scommessa sarebbe aprire un ristorante nel mio territorio però è necessario che faccia emergere anche quella vena imprenditoriale che mi consenta di raggiungere un risultato ottimale, anche dal punto di vista del funzionamento economico dell'attività. Dovrò riflettere ma credo che sceglierò una città, anche Firenze potrebbe essere uno dei posti papabili. Tra l'altro credo che la Toscana sia - insieme alla Puglia - la culla della gastronomia e delle produzioni. Sono innamorato di tutto il quinto quarto del manzo, lampredotto su tutti". 

 Al di là della passione per le frattaglie, c'è un piatto al quale sei particolarmente legato?

 "Le ricette con cui sono cresciuto sono fatte di pochi ingredienti  che si portano dentro tutta la loro storia. Una storia che - nel boccone - si sente. Sono legato in particolar modo alla minestra di riso e piselli, noi in Veneto la chiamiamo "Risi e bisi". E' il primo piatto che ho realizzato, quando avevo meno di sei anni. Una ricetta  semplice, di una terra bellissima ma anche molto povera".

 Eppure con pochi ingredienti si possono ottenere grandi piatti. Lo dice Cracco e - in questo - anche lo chef Antonino Cannavacciuolo insegna...

 "Cannavacciuolo è la massima espressione di una semplicità che lui sa rendere complessa. Lavora due ingredienti e crea un piatto con cinquanta sfumature. Questo è un talento solo di chef Cannavacciuolo, uno dei grandi del mondo della ristorazione. E' un generoso, un vero maestro, nel senso più puro della parola. Cannavacciuolo è quello che vorrei diventare. Mi ci sto impegnando molto, mi manca ancora tanta strada". 

 A proposito di strada, di cammino, c'è un viaggio che ti ha ispirato particolarmente a livello enogastronomico?

 "L'Andalusia è il posto che più mi ha folgorato, potrei definirlo un viaggio psichedelico nei meandri del gusto. Una zona che fortemente contaminata dalla cultura araba, che mescola i sapori decisi della Spagna con le note delicate delle spezie mediorientali, con delle commistioni straordinarie". 

 

 

06/03/2015