PAOLA ROMAGNANI: LA RICERCATRICE CHE HA SCOPERTO LE CELLULE STAMINALI DEL RENE

di Costanza Baldini
Paola Romagnani

Intervista alla docente di Nefrologia nel Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Firenze vincitrice di due ERC

La ricerca sui progenitori renali fa centro in Europa, è di due milioni di euro il finanziamento complessivo ricevuto dalla professoressa Paola Romagnani docente dell’Università di Firenze per il progetto RENOIR (RENal prOgenItoRs as tools to understand kidney pathophysiology and treat renal disorders) che ha una durata complessiva di cinque anni. La dottoressa toscana ha superato la severa selezione europea dell'European Research Council Consolidator Grant nel 2014.

Come ha deciso di intraprendere la carriera di ricercatrice?
Credo sia stata la vita a decidere per me, mi sono iscritta a medicina perché avevo una passione per la scienza pur avendo fatto studi umanistici e penso che la medicina sia il punto d’incontro tra queste due discipline. In realtà io volevo fare il dottore, non ho mai pensato di fare ricerca, però quando mi sono laureata ero in anticipo di tre mesi sui termini, ho avuto un anno di vuoto prima della scuola di specializzazione e sono andata in laboratorio. Lì mi sono innamorata della ricerca e ho deciso che avrei fatto le due cose insieme.

Qual è il suo campo di ricerca?
Mi occupo di malattie renali, ho cominciato a lavorare su questo argomento perché era un campo, quando io ho cominciato, di cui si sapeva veramente poco, c’era una quantità enorme di cose da scoprire. È una cosa affascinante per chi fa il ricercatore ma è anche una spinta in più per chi fa il medico perché capitava frequentemente di avere pazienti a cui non sapevi che terapia dare. Le malattie renali vent’anni fa erano considerate nella maggior parte dei casi inesorabilmente progressive. Viceversa in questi anni la situazione è molto cambiata.

Come ha vinto i finanziamenti europei?

Mentre lavoravo su questo, quasi per caso nel 2006 ho scoperto le cellule staminali del rene e da lì è nato tutto. Nel momento in cui le ho identificate ho immaginato che studiandole si potesse capire molto meglio come funzionava il rene  quindi la causa di diverse malattie. Con un progetto per studiarle ho vinto il mio primo ‘Erc’. Ormai sono undici anni che lavoriamo su questo, è stata una scoperta che ha avuto una grossa ricaduta, sono state identificate molte malattie che coinvolgono queste cellule e che quando queste cellule non funzionano bene molto spesso causano l’insufficienza renale. Finito il primo Erc ho potuto applicare l’anno dopo per un secondo ‘Erc’.

Quali saranno i prossimi sviluppi della ricerca?
Siamo alla ricerca di nuove strategie terapeutiche. Abbiamo identificato una serie di sostanze che sicuramente funzionano, non siamo ancora all’uomo, ma  i dati sperimentali sono abbastanza chiari, impressionanti. Penso che il terzo ‘Erc’ sarà sulla sperimentazione sull’uomo. Sono stata fortunata sotto tanti punti di vista, i primissimi studi con cui abbiamo scoperto le cellule staminali furono finanziati dalla Regione Toscana poi ho vinto il primo ‘Erc’, finito il primo ho vinto il secondo. Gli ‘Erc’ sono molto prestigiosi e difficili da vincere perché sono finanziamenti della Commissione Europea che lasciano molta libertà e indipendenza, sono fatti per premiare l’idea rivoluzionaria di un ricercatore. Per il primo ho avuto 850 mila euro, per il secondo un milione e 800 mila euro che la CE mi darà nel 2020. Ho cominciato grazie ai fondi della Regione Toscana se non ci fossero stati quelli non avrei mai pubblicato neanche il primo lavoro.

08/07/2017