LA FAB ACADEMY ANCHE IN TOSCANA PER FORMARE GLI ARTIGIANI DEL FUTURO

di Federico di Vita
La Fab Academy anche in Toscana per formare gli artigiani del futuro

È un vero e proprio “laboratorio diffuso” quello di cui fanno parte i FabLab di Cascina, Firenze, Contea e Siena - ne abbiamo parlato con Fiore Basile, ideatore della rete

Per alcuni sono i laboratori in cui crescono gli artigiani del futuro e negli ultimi mesi si stanno diffondendo anche in Toscana. Parliamo dei FabLab, la cui nascita si deve alle ricerche del Center for Bits and Atoms e del corso “How to Make (Almost) Anything”, tenuto all’MIT di Boston da Neil Gershenfeld sin dal 1998. Le sue lezioni resero evidente quanto fosse potenzialmente rivoluzionario il cambiamento che le tecnologie di fabbricazione digitale, se democratizzate, avrebbero portato nella vita della popolazione. Prese così forma l’idea di avviare un laboratorio con l’obiettivo di mettere tali tecniche a disposizione di tutti: nasceva in questo modo il primo FabLab e, di conseguenza, la rete che al giorno d’oggi continua a crescere. L’idea dei primi laboratori digitali era quella di offrire al pubblico gli strumenti, le pratiche e le conoscenze del corso tenuto all’MIT per i soli studenti universitari, consentendo così a chiunque di apprendere le basi della fabbricazione digitale. Per continuare l’opera di democratizzazione, stavolta a livello internazionale, nel 2009 nacque la Fab Academy.

Non tutti i FabLab possono far parte (e quindi offrire corsi) della Fab Academy: oltre a un laboratorio che risponda a determinati standard é indispensabile aver partecipato ad almeno una precedente edizione. Parte integrante della Fab Academy è infatti la condivisione delle pratiche che può avvenire solo prendendo parte direttamente a un progetto all’interno di un corso organizzato da un laboratorio inserito nella rete. Tale requisito è necessario per garantire la trasmissione di conoscenze ed esperienze ai nuovi studenti, ed é anche un modo per assicurare che la crescita della Fab Academy avvenga in maniera sorvegliata, senza andare incontro a un calo della qualità didattica. Il numero dei FabLab in cui si può partecipare alla Fab Academy é in continua crescita, nel 2015 sono arrivati a essere 31 a livello globale, hanno raggiunto finalmente l'Italia e, grazie al FabLab di Cascina, anche la Toscana. Per approfondire la conoscenza della nostra realtà regionale abbiamo contattato Fiore Basile, che si occupa sia del laboratorio di Cascina, che della rete dei FabLab toscani che sta contestualmente mettendo insieme.

“Siamo partiti nel marzo del 2014 come FabLab di Cascina, nel frattempo ci siamo iscritti al network internazionale dei FabLab e abbiamo partecipato alla Fab Academy. L’anno scorso ci siamo ritrovati al congresso mondiale dei FabLab di Barcellona e quasi per scherzo ci siamo detti di creare un nostro gruppo regionale, per provare in qualche modo a entrare nel settore in maniera più organizzata possibile”.

Quanto è stato importante entrare a far parte della Fab Academy?

“È stata la grande novità del 2015: finalmente la Fab Academy sarà attiva anche in Italia. In passato i pochi italiani che vi avevano partecipato erano dovuti andare all’estero, dal 2015 porteremo questa esperienza anche da noi, come ulteriore strumento per rafforzare la rete italiana dei FabLab e la loro connessione con la rete internazionale”.

E per quanto riguarda la rete toscana, come si sta sviluppando?

“Attraverso i rispettivi laboratori abbiamo creato una rete, all’interno di questa associazione stiamo attraendo varie realtà, come per esempio lo Ied di Firenze, che ci ha concesso uno spazio laboratoriale per allestire un FabLab. Li stiamo aiutando a creare una comunità, perché un laboratorio non è fatto solo di macchine, ma anche di pratiche e processi condivisi, e una delle nostre mission è diffondere la cultura e i meccanismi progettuali tipici dei FabLab”.

Quali sono gli obiettivi della rete regionale?

A Barcellona l’anno scorso il sindaco ha annunciato che entro il 2025 la città sarà autosufficiente dal punto di vista dei consumi. Questo è un goal molto interessante da provare a riprodurre a livello regionale, perché come regione abbiamo più risorse anche rispetto a quelle di una grande città, e noi vogliamo creare dei distretti capaci di lavorare a un’economia sostenibile. Cerchiamo di diffondere gli strumenti di fabbricazione digitale e allo stesso tempo di sensibilizzare i ragazzi, di ispirarli, educandoli a tutti i livelli e in tutte le strutture del territorio, per quanto possibile”.

Come avviene il lavoro di condivisione?

“I laboratori condividono un modello da seguire e delle attività, il tutto viene preparato da un gruppo centrale che porta le pratiche all’interno dei laboratori. La Fab Academy infatti quest’anno si terrà in tre laboratori, anziché in uno solo come l’anno scorso, e questo significa che ci saranno degli studenti di posti diversi che seguiranno i progetti come fossero un unico team”.

In che senso si può parlare di laboratorio diffuso?

Stiamo cercando di proporre un modello diverso, creando un’unica associazione che gestisca più laboratori in cui gli associati possano andare da un FabLab all’altro sicuri di trovare lo stesso sistema. Ci sono progetti che presenteremo come team unico della Toscana, per questo il nostro è un laboratorio diffuso. Per adesso quelli presenti nella nostra rete sono i FabLab di Cascina, Firenze, Contea e, a breve, Siena”.

State ricevendo qualche tipo di sostengo dalle istituzioni?

“Siamo partiti dal basso autofinanziandoci e autogestendoci, ma auspichiamo che a un certo punto nasca un rapporto con la Regione, visto anche quello che sta succedendo per esempio in Veneto, dove la regione ha finanziato venti FabLab, o in Lombrardia - realtà dove le amministrazioni si sono già rese conto della portata del fenomeno”.

22/10/2015