'Congetture isomorfe' di Francesco Zavattari tra matematica e arte

di Costanza Baldini

In mostra al Museo degli strumenti per il calcolo di Pisa le opere del giovane artista lucchese

L'artista lucchese Francesco Zavattari che ha esposto le sue opere in tutto il mondo ha deciso di intraprendere un nuovo esperimento artistico confrontandosi con il mondo della matematica. Il risultato è 'Congetture isomorfe' una serie di opere in mostra dal 10 giugno fino al 16 ottobre a Pisa. Tematiche quali la Congettura di Poincaré, l’Ultimo Teorema di Fermat, il Secondo Teorema di Incompletezza di Gödel e l'Ipotesi di Riemann sono state prese in esame e rielaborate dall'artista in modo inconsueto attraverso forme, linee e tanto colore. La scelta del Museo degli Strumenti per il Calcolo per la prima tappa di questa nuova esperienza nasce dalla volontà di Zavattari di proiettare la propria arte in un ambiente avulso dai consueti canali espositivi, ma strettamente legato alle tematiche affrontate; opere pittoriche e grandi installazioni andranno quindi a fondersi con la ricca collezione di strumentazione presente. Ecco la nostra intervista.

Francesco Zavattari
Francesco Zavattari


Ciao Francesco com'è nata l'idea di questa mostra, perchè questo titolo?
Nel 2015 ho realizzato la mia ultima serie di opere 'Elevata Concezione' ispirata alle sacre scritture. Il mio lavoro si sviluppa esclusivamente per serie tematiche e dopo quel lavoro ho cominciato a pensare a quale sarebbe stata una tematica che mi avrebbe permesso di mantenere lo stesso livello di elevatezza concettuale. Il pensiero è andato alla matematica, che come molti miei coetanei al liceo odiavo e che invece ho imparato ad amare grazie all'influenza di mio fratello che è un informatico, una volta uscito dalla scuola. Ho sempre seguito questa tematica da anni dall'esterno, mi sono appassionato tantissimo alle storie dietro alla matematica. Il titolo fa riferimento al fatto che i miei disegni sono delle congetture cioè qualcosa che è probabilmente giusto ma non provato e isomorfe perchè pur nell'intreccio tra arte e matematica ho voluto ben distinguere queste due branche lasciando ad ognuna di loro la loro forma ben distinta.

Cosa vedremo in mostra, quante opere saranno in tutto?
Ci saranno undici quadri e due grandi installazioni in due ambienti diversi del Polo museale che faranno da collegamento. In ogni mia personale c'è sempre un intreccio tra installazione e opera vera e propria perchè non mi appartiene molto il concetto di attaccare solo quadri alle pareti. Ci saranno anche molti sketch preparatori, tavolozze cromatiche perchè in questa serie il colore è stato fondamentale anche grazie alla partnership con Cromology Italia. La serie concettualmente è nata l'anno scorso, il manifesto l'ho scritto mentre ero in viaggio per Goteborg il 5 maggio del 2016. Al contrario di altre serie in cui ho cominciato subito a disegnare, qui ho volutamente lasciato la realizzazione pratica alla fine. Sto ancora aggiustando il tiro su alcune cose, ci sto lavorando tutt'ora. Per questa mostra è stata necessaria una fase di studio molto lunga che mi ha arricchito tantissimo dal punto di vista personale.

Ho letto la tua biografia e mi ha molto incuriosito la tua serie "My art is female" dedicata alla parità dei diritti tra uomini e donne, come vedi il tuo ruolo come artista nella società? Qual è il tuo compito?
È una bella domanda, va proprio a scardinare un punto chiave del mio lavoro che è da sempre non socialmente impegnato e non politico, tranne che nel caso di "My art is female". Nel 2015 sono stato invitato da un'associazione portoghese che si occupa della lotta alla violenza sulle donne a collaborare con loro per lo sviluppo di questa serie che ha girato tutto il Portogallo. Non ho mai voluto lanciare messaggi o dare l'impressione di essere un artista impegnato, però in quel caso lo sono stato fortemente. Il mio lavoro è enormemente impregnato dal fattore femminile, come D'Annunzio sono vissuto e cresciuto in un ambito pieno di donne, per me è una parte importantissima. "My art is female" mi ha letteralmente cambiato come persona perchè mi ha portato a riflettere tantissimo. La mostra si è evoluta in modo del tutto naturale nella "Skin Edition", cioè a un certo punto quelli che erano semplici disegni su carta sono diventati disegni sulle persone, ho disegnato su cinque donne. Il concetto è che sul corpo di una donna io vedo solo arte e bellezza. Quell'idea è nata quando c'è stata purtroppo un'ondata di donne massacrate, bruciate, questo è stato il mio modo di rispondere.

Ho visto che hai realizzato anche un'opera ispirata a Pavarotti
È stata un'esperienza meravigliosa. Sono da sempre grande appassionato di Opera e in particolare del maestro Pavarotti, quindi ho preso contatti con la Fondazione e Nicoletta Mantovani. La mia idea è stata molto chiara fin dal principio, sono andato a visitare la casa e ho subito sentito una vibrazione molto particolare. Il 22 febbraio ho fatto una live performance a porte chiuse dove ho realizzato quest'opera "L'attimo infinito di Luciano" che volutamente non è un ritratto della persona ma del suo habitat naturale. Nella tela è disegnato un grande teatro subito prima che scoppi un applauso fragoroso, una sorta di stasi creata ad hoc per rendere l'idea che in quella casa si sente ancora quell'energia viva. Quest'anno è il decennale dalla morte di Pavarotti e questa è un'iniziativa che rientra nelle celebrazioni, in futuro la performance sarà replicata pubblicamente.

Un'ultima domanda Francesco, ti ricordi il momento in cui hai capito che l'arte sarebbe stata il tuo lavoro, la tua passione principale?
Me lo ricordo molto bene, ero alle superiori, al liceo artistico, non sono mai stato uno studente molto disciplinato, c'erano studenti molto più bravi di me tecnicamente. Ho avuto la fortuna di avere due professori, una l'adoravo, uno non mi stava tanto simpatico ma ebbe  il grande merito di capire che doveva lasciarmi libero di usare un altro mezzo per esprimermi diverso dal quelli 'convenzionali' usati a scuola ovvero il pastello extrafine. Con quello ho ottenuto risutati molto migliori sia quando disegnavo dal vivo con le modelle, che quando diesgnavo ambienti. Quando ho iniziato a usare il pastello ho preso il volo e da lì nacque nel 2002 la prima serie che si chiamava "Conversazioni disegnate" in cui io disegnavo in tempo reale le conversazioni che avevo con le altre persone. E' una cosa che faccio anche adesso, mi viene richiesta spesso su commissione e diventa una sorta di ritratto. È come un quadro psicologico, io rimango in silenzio e ascolto le parole di questa persona che all'inzio parte in modo altalenante, poi diventa un fiume in piena e io disegno quello che dice. Quella prima esperienza si trasformò in una piccola personale in una galleria di Lucca. Poi mi fermai per alcuni anni perchè dovevo studiare e dare spazio alla mia professione principale che è quella di designer, ora sempre meno presente. Nel 2008 ho ripreso in modo ufficiale la mia attività, adesso vivo, mangio e respiro arte, questo non vuol dire che io disegni di continuo, disegno poco perchè mi concentro sulle performance e sulle serie. Studio moltissimo come per questa serie, per cui ho studiato per un anno matematica. Doveva essere la mia professione e lo è diventata anche grazie al riscontro positivo che sto avendo anche in termini commerciali.

Per informazioni:
http://www.zavattari.com/

Foto di Aurora Giampaoli

03/06/2017