Salute/ ARTICOLO

Anna, Dario e Mario: in Cina con un "cyber-cuore"

Sono 3 dei 16 pazienti che hanno ricevuto il cuore artificiale 'Jarvik', grazie al programma regionale attivo presso l'Aou senese-Policlinico Santa Maria alle Scotte

/ Redazione
Mar 10 Dicembre, 2013
E' una giornata di festa per i pazienti che hanno ricevuto il cuore artificiale in Toscana, grazie al programma regionale attivo a Siena, presso l’Aou Senese – policlinico Santa Maria alle Scotte. Anna Pernici, di Arezzo, l’ha ricevuto esattamente tre anni fa, il 13 luglio 2009; Dario Colarossi, di Empoli, il 9 marzo 2009; Mario Bonaccorsi, di Arezzo, nell’agosto 2011. Per festeggiare, i pazienti hanno deciso di fare un viaggio in Cina: partiranno a ottobre, aggiornando amici, parenti e sostenitori tramite un blog. Il bel traguardo è stato raggiunto grazie al progetto “cuori artificiali”, che vede la Toscana capofila in Italia per gli ottimi risultati conseguiti: 16 cuori artificiali impiantati in poco più di tre anni. Si tratta infatti di una scelta fortemente sostenuta dalla Regione Toscana attraverso la rete cardiologica regionale dello scompenso avanzato, diretta dal professor Gianfranco Gensini, e coordinata dal professor Guido Sani direttore dell’Unità operativa terapie avanzate per lo scompenso cardiaco dell’Aou Careggi di Firenze. Il progetto è stato realizzato a Siena nella Aou Santa Maria alle Scotte, dove ha sede il Centro regionale toscano per i trapianti di cuore e per le assistenze ventricolari, diretto dal dottor Massimo Maccherini.
A festeggiare con i tre pazienti questo importante anniversario, e ad annunciare il viaggio in Cina del prossimo ottobre, c’erano stamani l’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, con Guido Sani, Massimo Maccherini, e i direttori sanitari dell’Aou di Careggi, Valerio Del Ministro, e dell’Aou Senese, Pietro Manzi.

La Toscana è una delle regioni più all’avanguardia nel campo dei dispositivi di assistenza ventricolare – ha detto l’assessore Marroni – che infatti vengono studiati a Careggi dall’équipe del professor Sani nell’ambito di un più ampio lavoro sulla terapia dello scompenso cardiaco terminale, che coinvolge, dal punto di vista dei trapianti tradizionali, un’altra eccellenza toscana, l’azienda ospedaliera delle Scotte di Siena e la sua unità operativa per il trapianto. Vale la pena sottolineare – aggiunge Marroni – che i dati sembrano suggerire un costo della terapia con assistenza ventricolare (sia i costi diretti dell’impianto sia la successiva gestione clinica del paziente) inferiore sia al trattamento medico che al trapianto cardiaco stesso. Per questo riteniamo di aver individuato la giusta direzione nella cura dello scompenso cardiaco e stiamo proseguendo in questo percorso”. E ha aggiunto: “Anche in tempi di spending review, non è certo qui che andremo a tagliare. E’ importante mantenere l’evoluzione tecnologica per la salute e la vita dei pazienti

In Italia si registrano ogni anno circa 170.000 nuovi casi di scompenso cardiaco terminale (significa che entro un anno il 60% dei pazienti muore, ndr) – spiega Guido Sani Si prevede che entro il 2030 il numero di pazienti che andrà incontro a tale condizione raddoppierà, perché le nuove terapie che salvano le persone dall’infarto  fanno sì che si crei una popolazione che va incontro allo scompenso cardiaco. Il trapianto cardiaco non può quindi rappresentare una soluzione definitiva per il trattamento dell’insufficienza cardiaca avanzata, sia a causa della scarsità di donazioni (l’età media dei donatori è molto aumentata, ora è intorno ai 68 anni, e quindi donano fegato, reni, ma pochi cuori, ndr), sia per l’elevato numero di pazienti che, per età e condizioni di salute, non sono candidabili a trapianto (i due terzi sono over 65 e quindi automaticamente esclusi da questa soluzione)”.

Jarvik 2000, questo il nome del dispositivo di assistenza ventricolare di ultima generazione, è una pompa in titanio della grandezza di una batteria torcia, che consente ai pazienti, che per alcune controindicazioni non possono ricevere un trapianto, di condurre una vita normale. Secondo uno studio recente, che ha coinvolto 12 centri in Italia, la qualità della vita dei pazienti che si avvalgono di questo cuore artificiale è paragonabile, a 9 mesi dall’intervento, a quella di persone non cardiopatiche di pari età e sesso.


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