Salute/ ARTICOLO

Ernia al disco, al Careggi 400 esperti a confronto

Troppo interventi inutili, potrebbero essere ridotti almeno della metà. Sabato 12 marzo convegno in teleconferenza con 10 città

/ Redazione
Mar 10 Dicembre, 2013
Con un percorso terapeutico più appropriato per i pazienti affetti da ernia discale il numero degli interventi chirurgici alla colonna vertebrale potrebbe essere ridotto di circa la metà. Il tema sarà discusso domani a Firenze nell’Auditorium del Cto dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi, nel Primo congresso sull’ernia del disco lombare, evento nazionale simultaneo in collegamento con 10 città italiane, proposto dalla Società italiana di chirurgia vertebrale (GIS) presieduta dal professor Franco Postacchini.

"Circa l’85 per cento della popolazione italiana, come avviene in tutti i paesi industrializzati, è affetto da mal di schiena e almeno una volta nella vita avrà un episodio di lombosciatalgia acuta, detta volgarmente sciatica – è il commento del dottor Giancarlo Guizzardi della Neurochirurgia di Careggi, coordinatore del convengo che precisa – la letteratura scientifica internazionale è concorde nell’affermare che circa l’80 per cento delle ernie guarisce spontaneamente in circa 3 mesi. È pertanto determinante mettere a punto una strategia terapeutica multidisciplinare in grado di aiutare i pazienti a controllare il dolore e l’eventuale comparsa di temporanee invalidità alle gambe, nell’attesa che la natura faccia il suo corso".

Partecipano alla giornata fiorentina oltre 400 operatori della sanità Toscana fra medici di famiglia, specialisti ortopedici, neurochirurghi, fisiatri, terapisti della riabilitazione e infermieri professionali di varie Aziende della nostra Regione che nel 2007 è stata fra le prime a mettere a punto, le linee guida sul mal di schiena. Fra i relatori del convegno sarà presente uno dei maggiori studiosi di anatomia a livello internazionale, il professor Pierre Rabischong decano dell’università di Montpellier in Francia.

I dischi intervertebrali, gli ammortizzatori del corpo umano, sono collocati fra le 24 vertebre della colonna. Sono composti da un anello periferico che contiene al suo interno una sostanza gelatinosa ricca di acqua che svolge la funzione ammortizzante. Con il passare degli anni la gelatina tende a disidratarsi, riducendo l’efficienza del disco e provocando un aumento della pressione sull’anello. La conseguenza dall’indebolimento di questo anello, che si assottiglia e perde progressivamente la sua capacità di contenimento è, in una prima fase, un rigonfiamento all’interno del canale spinale definito protrusione, ecco l’inizio del mal di schiena.

Questa situazione – aggiunge Guizzardi – puo’ causare il classico mal di schiena condizione dolorosa, ma non pericolosa. Se il paziente non è opportunamente seguito questa sofferenza del disco può proseguire fino alla rottura dell’anello contenitivo e quindi alla fuoriuscita del gel ammortizzante con l’insorgenza di una vera e propria ernia discale espulsa. Anche in questo caso, in assenza di gravi danni alla capacità motoria delle gambe, evenienza comunque non frequente, l’intervento chirurgico può essere differito o evitato. L’ernia discale espulsa tende con il tempo a disidratarsi ulteriormente fino a seccarsi con la scomparsa di tutti i sintomi>>.

Le probabilità di guarigione spontanea aumentano con l’età del paziente. Più i pazienti sono giovani più i loro tessuti sono ricchi di acqua e, anche se la formazione di un’ernia del disco espulsa è più rara in età giovanile, la possibilità di guarigione spontanea è minore. Questo aiuta a comprende come il mal di schiena sia una malattia che tende a diventare cronica, compito di una terapia multidisciplinare è quindi aiutare la schiena, nel corso della vita a rallentare il suo naturale processo di invecchiamento.

Il Programma dell’evento http://www.gis-italia.org/

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