Musica/ ARTICOLO

Il 're' del danceflooor Bruno Belissimo in concerto al Combo

Sabato 4 febbraio arriva a Firenze il dj italo-canadese che ha suonato in tutti i quattro continenti

/ Costanza Baldini
Mar 31 Gennaio, 2017
Bruno Belissimo

Bruno Belissimo è un Dj e polistrumentista Italo-Canadese. Uno di due fratelli gemelli nati da genitori italiani emigrati in Canada alla fine degli anni 70, Bruno ha passato la sua infanzia a Toronto dove il padre possedeva un video-noleggio e si dilettava come regista di pellicole indipendenti, mentre la madre gestiva un piccolo caffè nella zona di St.Clarence. Con la band Low Frequency Club Bruno ha pubblicato tre dischi e nel 2015 è stato il bassista della band di Colapesce per il tour dell’album “Egomostro”. Bruno ha anche fondato FUTURO, uno studio che si occupa della realizzazione di colonne sonore per cortometraggi, lungometraggi e di sound design per media e installazioni interattive. Ad aprile 2016 è uscito il suo primo disco solista che mescola la disco music italiana, il french touch, il funky e le colonne sonore dei film horror/sci-fi di fine anni Settanta. Bruno Belissimo sarà in concerto sabato 4 febbraio 2017 al Combo di Firenze, ingresso gratuito. La serata è stata organizzata dal collettivo fiorentino Fiore Sul Vulcano.

Ciao Bruno, come va?
Bene, sto bevendo l’aperitivo, fai tu.

Allora benissimo! Cominciamo dalla tua infanzia che è stata un’infanzia canadese, quando hai iniziato a capire che ti sarebbe piaciuto fare musica da grande?
Essendo figlio di musicisti è stato abbastanza normale, non l’ho mai deciso veramente, è stato abbastanza naturale. Non mi ricordo neanche come ho scelto di iniziare a suonare il basso. C’era in casa e l’ho preso. Ho un fratello gemello che suona la batteria. Non abbiamo mai deciso niente, avevamo il sostegno della famiglia, quindi è stato facile.

Quindi se fosse stato un parto trigemino avreste potuto mettere su un gruppo, a quel punto non vi sarebbe mancato niente.
Esatto! Come gli Hanson.

So che sei cresciuto in Canada ma che a un certo punto ti sei dovuto trasferire in Italia
È successo quando ero abbastanza piccolo dunque mi sento a tutti gli effetti italiano. Alla fine i primi gruppi li ho avuti qua. Mi sento più parte di questa scena musicale.

Passiamo a parlare della tua musica, si può dire che dentro ci sono tantissime influenze, io la percepisco come una sorta di magma sonoro
È tanta, tanta roba perché ho tante passioni oltre alla musica e quindi ci metto dentro tutto. Io scrivo anche colonne sonore per un paio di registi di cui sono il fidato compositore, mi chiamano così. Senza pensarci troppo quando ho fatto il disco ho inserito un richiamo a tutte queste cose dagli horror movies anni ’70 alla fantascienza, ovviamente a modo mio, non l’ho ponderato. Ora sto lavorando al nuovo disco e mi rendo conto che anche lì sto inserendo varie cose extra-musicali.

Si può dire che la tua musica si inserisce nel clubbing cioè all’interno di quella musica che dovrebbe ‘far ballare’?
Il risultato è assolutamente quello, molto più dal vivo che su disco che è più lento. Dal vivo porto tutto molto più veloce, è puramente per ballare.

È un bellissimo lavoro far ballare la gente lo sai?
Sì è un bellissimo lavoro, adesso sto imparando anche a ballare perché non mi sentivo a posto con me stesso. Non mi sembra giusto: voglio far ballare e poi non so ballare? Quindi adesso sto imparando.

Ora ti faccio una domanda che se la facessero a me metterei giù il telefono. Secondo te cosa ballano i giovani di oggi? Perché la generazione delle discoteche sta cambiando, e non sappiamo ancora quale direzione prenderà…
Potremo stare al telefono tre ore. Una volta, negli anni ’70 si ballava col funk, adesso diciamo che c’è tutto un marasma di cose. I giovani cosa ballano? Mah a settembre ero a suonare ad un festival ed ero sul palco numero due, suonavo prima di Martin Garrix, quindi tutti aspettavano lui. I ragazzi con la maglietta di Garrix erano presi bene dalla musica che mettevo io e io mi chiedevo perché. Siamo due cose le più diverse al mondo, che cavolo stanno facendo? Allora mi sono detto forse non devi tanto pensarci, fai quello che ti viene! Basta il volume alto e la cassa in 4.

Ti volevo fare una domanda sul bellissimo video di French Riviera, volevo sapere ma come l’avete girato?
È stato molto semplice, devo dire la verità. Con il mio amico regista andiamo spesso ai festival di cinema per il suo lavoro. Così mi disse “Devo andare a Cannes, non c’è posto migliore dove girare il tuo video” anche perché lì è il trionfo della falsità. È stato facilissimo fare quello che vedi nel video, ho bevuto due bloody mary uno di seguito all’altro e ho cominciato a parlare con tutti. Non gliene frega niente a nessuno di quello che hai da dire, non gli importa di chi sei. Mi sono fatto dei biglietti da visita falsi come fanno tutti e ho conosciuto della gente pazzesca tipo il Console ungherese in Cina che mi ha invitato nella sua villa. Io sono bravo a parlare, mi sono conciato un po’ e ci siamo intrufolati in tutte le feste. È facilissimo entrare basta che ti fai vedere sicuro, devi inventare un nome, se ti vedono convinto ci entri. Non ci siamo preparati niente, ci siamo trovati sulla Croisette nella settimana del festival e ci siamo detti ‘ tutto quello che salta fuori lo facciamo’. Abbiamo girato tutto in due giorni.

Si può dire che hai suonato in tutti e quattro i continenti?
Quest’anno è stato interessante da questo punto di vista, sono andato anche in India e non me lo sarei mai aspettato. È arrivata una richiesta alla mia agenzia che mi fa: ‘domanda retorica: vuoi andare a suonare in India?’ e io: ‘Beh certo!’. Non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo niente, non c’ero mai stato. Là ho fatto le città più grandi che sono megalopoli. C’è  una scena abbastanza europea o comunque che guarda molto all’Europa, molto attenta e aggiornata sulle ultime cose. Il pubblico è super, i locali sono incredibili, è stata un po’ dura ma non mi lamento. Spero di tornarci per i festival l’anno prossimo, vorrei tornare in India tutti gli anni, l’anno prossimo ci passo due mesi!

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