Cultura/ARTICOLO

Palazzo Vecchio e Uffizi diventano “uscio e bottega”

Il museo di Palazzo Vecchio e gli Uffizi per la prima volta uniti in un unico percorso, collegati dal cavalcavia sopra via della Ninna

/ Redazione
Mar 16 Agosto, 2016
Uffizi

Il museo di Palazzo Vecchio e gli Uffizi per la prima volta uniti in un unico percorso, collegati dal cavalcavia sopra via della Ninna, normalmente chiuso al pubblico, grazie a un’iniziativa rivolta ai bambini delle scuole fiorentine. Non un vero e proprio “Percorso del Principe”, così come avveniva ai tempi dei Medici, perché il progetto non interesserà il Corridoio Vasariano, ma i primi passi di una unione caldeggiata da tempo dal sindaco Dario Nardella e dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt.

L’iniziativa si intitola “Uscio e bottega. Residenza e galleria dei Medici nel Cinquecento”  e riguarderà i ragazzi delle classi quarte e quinte della scuola primaria e le prime della secondaria di primo grado. In pratica ogni lunedì, nel giorno di chiusura della Galleria, sono previsti due laboratori (uno la mattina e uno al pomeriggio) di due ore e mezzo ciascuno che inizieranno a Palazzo Vecchio e si concluderanno agli Uffizi.

A Palazzo Vecchio gli studenti approfondiranno la vita dei Medici, dai loro appartamenti al Salone dei Cinquecento, mentre agli Uffizi potranno approfittare del museo chiuso per visitare in tutta tranquillità – e in versione “esclusiva” – il Primo Corridoio con le sue sale afferenti e la Tribuna. Il progetto sarà inserito nelle “Chiavi della città” e servirà ad approfondire arte, storia e consuetudini della corte medicea del XVI secolo. La partecipazione delle scuole è gratuita.

“Quest’autunno i primi gruppi di bambini vedranno Palazzo Vecchio e gli Uffizi insieme in una maniera intima e diretta, senza pubblico e turisti intorno – commenta il Direttore Eike Schmidt. Nel giro dei prossimi due o tre anni provvederemo gratuitamente ogni bambino fiorentino con l’esperienza unica e privilegiata che in passato era riservata ai soli figli dei granduchi e ai loro compagni di giochi. Perché ai bambini di oggi – e ai loro figli e nipoti – noi trasmettiamo l’eredità di un patrimonio artistico e storico, di cui siamo solamente i custodi. Oltre a gettare il seme delle loro prime conoscenze, l’esperienza diretta dei tesori artistici e dei spazi storici potrà stimolare nei bambini l’amore per l’arte, per la nostra storia, per la patria e per i valori della democrazia”.

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