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7,4 mld di rimesse “volano” dall’Italia all’estero

Soprattutto in Cina. La provincia di Prato è la quarta in classifica con il 91% delle sue rimesse che vanno verso il colosso asiatico. All’estero finisce lo 0,47% del PIL nazionale

IL DATO: Nel 2011 gli stranieri residenti in Italia hanno fatto defluire verso i loro paesi di origine 7,4 miliardi di euro, l’aumento registrato rispetto al 2010 è di ben il 12,5%. Mediamente uno straniero residente in Italia ha inviato l’anno scorso 1.618 euro. Le rimesse hanno spiccato il volo soprattutto verso l’Asia. A far la parte del leone trai paesi asiatici è la Cina. L’analisi è stata effettuata dalla Fondazione Leone Moressa che ha vagliato i flussi di denaro transitati – con intermediazioni regolari e legali – dall’Italia verso l’estero. I 7,4 miliardi di euro usciti dall’Italia rappresentano lo 0,47% del PIL nazionale (nel 2010 era lo 0,42%).

CINESI ITALIANI E CINESI CINESI: Si stima che i cinesi che vivono e lavorano in Italia abbiano "mantenuto" nel 2011 circa 800.000 cinesi residenti in Cina. La maggior parte di queste rimesse verso la Cina arrivano dalle province di Roma, Milano e Napoli, ma anche dalla toscana Prato. Verso la Cina sono partiti 2,4 miliardi di euro. Ciascun cinese residente in Italia spedisce in patria poco più di 12.000 euro, si calcola quindi che ogni cinese riesca a "mantenere" in Cina 3,9 suoi connazionali. Rispetto all’anno precedente le rimesse verso la Cina hanno subito una vera e proprio impennata: il 39,7%.

ROMANIA, FILIPPINE E MAROCCO: Notevoli anche i flussi di denaro partiti verso la Romania coi suoi 894 milioni di euro di rimesse, le Filippine con 601 milioni e il Marocco 299 milioni. Ma i dati sono tra loro in controtendenza, infatti se per Romani e Marocco si registra un incremento di rimesse rispetto al 2010, rispettivamente il 3% e il 5,8%, per le Filippine c’ stato un calo sensibile, il dato è infatti negativo -19,1%.

LA CLASSIFICA DELLE TOSCANE: Prato è la quarta provincia italiana per rimesse verso l’estero con 249.102 euro per il 2011. Il 91% delle quali è avvenuta verso la Cina. Segue Firenze che si attesta al quinto posto della particolare graduatoria con i suoi 233.604 euro di rimesse verso la Cina per il 40% del totale, verso le Filippine per il 12,4 e il Perù per l’8%. Al trentesimo posto si trova Pisa, dalla quale la maggior parte delle rimesse va verso il Senegal, la Romania e la Cina. Arezzo occupa il trentacinquesimo posto con rimesse soprattuto verso Romania, Bangladesh e India. Livorno è quarantatreesima con rimesse per Romania, Senegal e Repubblica Domenicana. Quarantacinquesima è Lucca dalla quale le rimesse vanno soprattutto verso Romania, Marocco e Sri Lanka. Al numero cinquantacinque c’è Pistoia da dove partono rimesse per Romania, Albania e Repubblica Domenicana. Al numero sessanta Siena con rimesse soprattutto verso Romania, Senegal e Ucraina. Settantesima è Grosseto con rimesse verso Romania, Polonia e Ucraina. Infine al numero ottantaquattro c’è Massa Carrara le cui rimesse vanno soprattutto verso Romania, Marocco e Senegal.

LE CONSIDERAZIONI DEGLI ANALISTI: «Le rimesse dagli stranieri rappresentano un cruciale fattore di garanzia e di crescita per le economie in via di sviluppo –hanno affermato i ricercatori della Fondazione Leone Moressa – Occorre considerare il migrante come un soggetto artefice dell’allocazione efficiente delle risorse nei Paesi più arretrati. Il riconoscimento nazionale e internazionale della rimessa come vettore di co-sviluppo ha contribuito nel tempo a ridurre il costo del servizio di money tranfert, facendo diventare più trasparenti e competitive le attività dei molteplici operatori che operano in questo settore. E’ anche per questo motivo che, nell’ultimo anno, si è evidenziato un aumento considerevole del volume delle rimesse. E’ vero d’altro canto che, guardando all’Italia, i 7,4 miliardi di € mandati all’estero, prodotti nel territorio nazionale, non sono stati spesi o investiti in loco. Per poter contare su queste risorse per i consumi interni e per i processi di investimento, serve che gli immigrati siano nelle condizioni di costruire un progetto di vita nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di un percorso complessivo di integrazione sociale, economica e lavorativa".

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