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Il professor Cenerentolo, il Pieraccioni “cattivo” torna al cinema

Un colpo in banca andato a male, un’isola, un carcere. Una commedia “ruvida” che il regista torna a scrivere con Giovanni Veronesi e l’amico di sempre, Domenico Costanzo. Nel cast Flavio Insinna, Laura Chiatti e Massimo Ceccherini. Nelle sale dal 7 dicembre

Un Pieraccioni cattivello (si fa per dire) tornerà ad allietare il Natale degli italiani, con le sue commedie dal sapore dolceamaro. Un film che il regista fiorentino sceglie di ambientare ancora una volta (la seconda), su un’isola. Così se per il “Paradiso all’improvviso” scelse lschia, stavolta sarà Ventotene a regalare panorami suggestivi nella pellicola che uscirà il 7 dicembre nelle sale.

“Il professor Cenerentolo” non sarà la solita commedia romantica – ha precisato più volte il regista  nel corso delle riprese. “A 50 anni realizzo il mio film della svolta – ha ribadito Pieraccioni – viro su una commedia cattiva, spietata, ruvida”.

E infatti, in quasi tutti i suoi film Pieraccioni era l’ingenuo marito tradito, il commercialista di campagna, il single convinto (ma non troppo). Tutti ruoli da buono che evidentemente hanno un po’ stancato il regista, pronto a raccontare una storia nuova, fantastica e moderna al tempo stesso. Un colpo in banca andato a male, un furto tentato per salvare la propria ditta di costruzioni, avviata ormai verso il fallimento. Così Umberto, interpretato proprio da Pieraccioni, viene recluso nel carcere dell’isola laziale. Si comporta bene e – a fine pena – lavora nella biblioteca del paese. E’ qui che conosce l’affascinante Morgana, Laura Chiatti. Ed è sempre qui che parte l’equivoco: Morgana crede infatti che Umberto lavori in biblioteca, in mezzo ai libri, ignara che il suo nuovo amico sia invece un carcerato. Ma – come ogni buona o cattiva favola che si rispetti – Umberto deve rientrare nelle stanze dell’istituto penitenziario entro la mezzanotte, proprio come Cenerentola. A vigilare su di lui c’è il direttore del carcere, il camaleontico Flavio Insinna, sul set con Pieraccioni per la prima volta.  E poi l’inossidabile Massimo Ceccherini, il Tinto, dipendente di Umberto che l’aiuterà nel disgraziato colpaccio in banca.

Una commedia che Pieraccioni torna a scrivere con Giovanni Veronesi e lo storico amico Domenico Costanzo che firmò anche la sceneggiatura di Finalmente la felicità. Una garanzia anche le musiche, del pistoiese Gianluca Sibaldi che enfatizzano e sottolineano ogni scena delle pellicole del regista fiorentino. Con note brillanti e malinconiche, frizzanti e romantiche. Il compositore avrà però trovato anche una nota ruvida, come quella che il regista vuole portare nel suo film? La ruvidità di un’epoca dove i buoni diventano cattivi, i cattivi fanno finta di essere buoni e sul carcere di un’isola ci finisce sempre quello sbagliato.

“E non ci sarà neppure il lieto fine”  – ha rivelato ancora Pieraccioni. Niente finale edulcorato che tutti si aspettano, per sognare un po’ in questa vita di luce e ombra, felice e allo stesso tempo sciagurata. Pieraccioni su questo è implacabile: gli spettatori rimarranno a bocca asciutta ma si rifaranno con grasse risate. Il sorriso, almeno quello, non resterà imprigionato dietro alle sbarre. 

 

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