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Lorella Zanardo: ‘L’Italia è un paese profondamente sessista’

Intervista all’autrice del documentario ‘Il corpo delle donne’

Lorella Zanardo
In occasione della Festa della donna che ricorre l’8 marzo siamo andati ad intervistare l’autrice del documentario uscito nel 2009 “Il corpo delle donne” che affrontava il problema dell’immagine della donna nei media italiani. Lorella Zanardo sarà in Toscana per alcuni appuntamenti: venerdì 13 nel pomeriggio a Pisa all’Associazione Donne allo specchio, la sera a Donoratico presso l’Associazione Iaia, sabato 14 il pomeriggio a Colle Val D’Elsa e domenica 14 alle 18.30 al teatro di Cascina a presentare lo spettacolo di Marcela Serli “Noi siamo di un altro genere”, infine domenica 15 alle 11 alle Murate di Firenze.
 
Ciao Lorella dal 2009 anno in cui è uscito il tuo documentario è cambiato qualcosa nella televisione italiana?
Sì il mondo dei media è cambiato. Il documentario ha avuto il merito di coalizzare tantissime associazioni di donne innalzando il livello di consapevolezza che mancava da qualche anno. Se noi esaminiamo i programmi Rai o Mediaset sono molte meno le riprese che io definivo “ginecologiche”, quelle con la donna a favore di telecamera, mezza nuda, inquadrata come un oggetto. Il documentario ha avuto una ricaduta anche sul sistema dell’advertising. Ci sono state molte proteste civili soprattutto nei confronti delle pubblicità sessiste e molte di queste sono state ritirate. La cosa più rilevante è proprio questa presa di coscienza globale da parte di chi non era cosciente. Però non basta. Bisogna fare ancora molto perché l’Italia è un paese profondamente sessista. Da poco è uscito il Global Gender Gap Report che misura la differenza di genere nei paesi del mondo e il nostro paese continua ad avere dei risultati pessimi.
 
Ti vorrei chiedere cosa ne pensi del caso delle foto in bikini della Ministra Maria Elena Boschi o quelle della Ministra Marianna Madia fotografata mentre leccava il gelato…
Cosa mi devo aspettare da un paese che vuole la donna giovane a oltranza e ha come unico modello le donne della tv, quindi quando vede Ministre giovani e carine le confonde. Nulla di nuovo sotto il sole, questa è l’Italia. Però è anche vero che questo governo non ha ritenuto opportuno nominare una Ministra delle Pari Opportunità. Il premier Renzi ha messo donne in posizioni rilevanti ma non ha ritenuto che l’Italia avesse bisogno di una Ministra che invece potrebbe lavorare sulla cultura, sul gender gap cioè il divario di genere, sulla formazione, sull’eliminazione degli stereotipi. E nessuno lo fa. Credo che questo governo abbia avuto il merito di nominare giovani politiche in posizioni autorevoli e il demerito di credere che basti questo per cambiare la cultura, non è così. Ci vuole una Ministra delle Pari Opportunità con portafoglio, se metti lì una a far bella presenza senza un soldo vuol dire che di base pensi che non serva a niente.
 
Quanto la chiesa influenza in Italia il maschilismo dilagante?
Più che influenzarlo forse non lavora abbastanza in favore di un’eliminazione, non so se lo aumenta ma di certo non aiuta. Al catechismo vanno bene o male tutti i bambini e bambine italiane. Quello sarebbe un bel luogo dove fare formazione contro gli stereotipi. La chiesa così come le nostre istituzioni non fanno nulla o poco per eliminare questo problema, forse non lo avvertono come tale.
 
Dopo che è uscito il tuo documentario è esploso il fenomeno del “femminicidio”. Secondo te c’è un collegamento tra una civiltà che dà della donna una certa immagine stereotipata e il femminicidio, oppure no?
Se ne parla di più solo perché si è più consapevoli, i femminicidi ci sono sempre stati ma non venivano definiti tali erano considerati semplici omicidi. In questi giorni è successa una cosa gravissima, un video di una ragazza che picchia a sangue un’altra ragazzina di dodici anni condiviso poi su internet è stato mandato in onda dalla Rai. Questo sicuramente è grave perché non serve ad informare. Per informare basta raccontare la notizia, mostrare secondo gli psicologi porta all’emulazione, è molto pericoloso. Quindi certo le immagini stereotipate della donna non sono la causa ma concorrono a creare un immaginario di donna oggetto. Ecco perché è importante insegnare alle donne a reagire e coinvolgere gli uomini in corsi di formazione alla comprensione delle immagini. 
 
Qualche giorno fa la cantante Madonna ha rilasciato un’intervista a Rolling Stones in cui dichiarava che le persone che la giudicano per la sua età e per l’uso che fa del proprio corpo sono dei razzisti, sei d’accordo con lei?
Non c’è molto da dire, sono totalmente d’accordo. Questo problema è molto forte in America, ma ancor più in Italia, una donna sopra i cinquant’anni può spararsi, scomparire, sotterrarsi. La più grande discriminazione è verso le donne mature. In Italia per il tipo di mentalità che c’è dopo i quarant’anni sei una cessa. Bisogna dirle queste cose e bisogna stare molto attenti che le ragazze non cadano dentro questo problema. Noi non potremo avere una Hilary Clinton o una Arianna Huffington. Molti giornalisti trentenni, della sinistra radical chic, che lavorano all’Huffington Post non sanno nemmeno che questo marchio è stato creato da una signora che si chiama Arianna Huffington che ha 65 anni e che loro disprezzerebbero fortemente perché il settore delle news online è un settore maschile e gggiovane con tre “g”. Invece l’Huffington è stato creato da una donna non giovane e tostissima
 
Che strumenti hanno oggi le donne oggi per farsi valere?
Le donne italiane hanno una responsabilità, hanno troppo bisogno di consenso. Non c’è una ricetta si deve lavorare sulla propria centratura. Il bisogno di consenso porta a un conformismo spaventoso. Se io ho questo bisogno non mi sentirò mai fino in fondo sicura di me. Piuttosto che trovare delle alleate nelle donne avrò sempre bisogno di uno sguardo maschile che mi approvi. Questo è il problema delle donne italiane. Che cosa si può fare? Lavorare sull’autostima, per questo ho scelto di lavorare nelle scuole. Può darsi che tra 10, 15, 20 anni l’Italia possa essere diversa. Quello che è il cancro dell’Italia è questo bisogno di avere l’approvazione del Direttore del giornale, del Capoufficio, questo sguardo che mi approva. Guardiamo l’Oscar, moltissime attrici americane hanno scelto la ribalta più prestigiosa del mondo per dirsi femministe. Non donne baffute come vuole la mitologia, femministe col baffo, il pelo sotto l’ascella, mega figone che sono andate sul palco a dire “I’m feminist” come Patricia Arquette vincitrice dell’oscar come miglior attrice non protagonista. Qui in Italia nessuna lo sta facendo. Bisogna anche capire che nei momenti di cambiamento non si ha mai l’approvazione. Chi fa la rivoluzione non può avere approvazione, ci vuole un po’ di coraggio. Bisogna sbattersene del consenso. Occuparsi dei propri diritti vuol dire essere impopolari. 
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