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Mani robotiche di Pisa per la Disney Arriva “Softhand”, la mano morbida

Il progetto dell’ateneo pisano verrà testato dalla Ocado, catena mondiale di supermarcati, e dall’azienda leader nell’intrattenimento dell’infanzia

Soft hand

Una mano robotica in grado di prendere una moneta dal tavolo o di “mettere il dito” per calzare una scarpa. Queste le caratteristiche chiave del progetto europeo “SOMA” (Soft Manipulation) che vede in prima fila l’Università degli Studi di Pisa e che dal prossimo 1° maggio punta a sviluppare un innovativo sistema artificiale di manipolazione, facile da programmare ma affidabile nel tempo Il risultato dei lavori – coordinati dall’Università di Berlino, e realizzati dall’ateneo pisano assieme all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova – è la “Pisa iit softhand” che ha vinto l’ERC Advanced Grant “SOFTHANDS”, grazie ad una struttura semplicissima e robusta, e un solo motore, in grado di compiere movimenti e prese naturali su tutti gli oggetti di uso quotidiano.

Lo sviluppo della “Softhand” apre ad una nuova generazione di robot industriali, dai movimenti meno ‘meccanici’ e sempre più in grado di operare in ambiente reale e con gli esseri umani. Tra i partner del progetto SOMA due realtà industriali metteranno alla prova la tecnologia sviluppata. Il primo è Ocado, la più grande catena mondiale di supermercati, che testerà le applicazioni della mano robotica ell’agricoltura e nell’industria alimentare, per esempio per manipolare oggetti, come i frutti, di forma irregolare e molto facili da danneggiare. Il secondo partner industriale sarà la Disney, che proverà la sicurezza dei nuovi sistemi di manipolazione in contesti un cui i robot devono coesistere e interagire con gli esseri umani.

“Il concetto chiave è quello “soft manipulation” – spiega Antonio Bicchi (nella foto sopra), professore di robotica al Centro Piaggio dell’Università di Pisa – una manipolazione cioè in grado di adattarsi alle diverse caratteristiche fisiche dell’ambiente, allo stesso modo di quella umana. Ciò è reso possibile dal fatto che le caratteristiche principali responsabili della capacità di manipolazione non sono date da algoritmi “inseriti” nella mano, ma sono presenti direttamente nella struttura fisica della mano stessa, ed emergono dall’interazione tra queste caratteristiche e quelle degli oggetti nell’ambiente reale che devono essere manipolati”.

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