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Beffa Imu, si paga al 50%Cosimi dell’Anci: “E’ follia”

La cancellazione della seconda rata è stata un mezzo bluff. I Comuni toscani sono di rincorsa a chiudere i bilanci entro domani

alessandro cosimi

E’ un vero e proprio pasticcio. La tanto odiata seconda rata dell’Imu sulla prima casa relativa al 2013 non se ne andrà tanto facilmente. E l’annuncio del governo sul decreto di cancellazione si sta rivelando un mezzo bluff. I Comuni alle prese con la chiusura precipitosa dei bilanci se ne sono accorti, sono arrabbiatissimi, ma sono alle porte coi sassi. Entro domani devono chiudere i conti delle entrate e delle uscite e coi tira e molla dell’esecutivo nazionale non sanno sono più che pesci prendere.

Nella Valdera e nel pisano le amministrazioni di Pontedera, Calcinaia, Terricciola e Castelfranco di Sotto, si sono stufate e hanno innalzato le barricate. Contro l’incertezza normativa, prima hanno deciso di portare l’aliquota dal 4 al 6 per mille, che è il massimo possibile, poi hanno ritirato la delibera. Anche Pietrasanta e Serravezza sono entrate nel guinness dei primati alzando al 6 per mille il balzello della tassa municipale. Poi Serravezza si è ricreduta e ha fatto un passo indietro. Il problema è che a oggi nessuna amministrazione toscana sembra in grado di affermare come verranno chiusi i bilanci perché il governo nazionale dice una cosa e poi ne fa un’altra.

IL TIRA E MOLLA DEL GOVERNO LETTA – Vedi alla voce ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Due giorni fa, davanti ai giornalisti, dichiara: la seconda rata dell’Imu sulla prima casa non si paga più. E giù tutti a scrivere titoloni. Poi vai a vedere tra le pieghe del decreto legge e salta fuori che le cose andranno diversamente. Che i cittadini contribuenti saranno chiamati a pagarla. Dovranno versarne il 50% entro la metà del gennaio 2014. Mentre l’altra parte verrà rimborsata dallo Stato ai Comuni entro il 31 dicembre prossimo. Anche se Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno e coordinatore delle Anci regionali, non ci crede mica così tanto e spara: "Siamo sull’orlo della rottura dei rapporti istituzionali. I Comuni italiani sono stati molto seri, qualcuno dice che hanno provato a fare i furbi, ma non è vero: fino al 30 novembre c’era tempo per aumentare le aliquote e i Comuni che lo hanno fatto, lo hanno fatto in funzione del bilancio che dovevano approvare. La confusione l’ha generata proprio il governo” posticipando i rimborsi che in un primo tempo – era stato assicurato – sarebbero stati trasferiti da Roma agli enti locali per intero. Poi il vento è cambiato.

LA CORSA CONTRO IL TEMPO – Il calcolo ora è affidato a quei 600 comuni italiani, in Toscana sembra che non ce ne sia nemmeno uno, che hanno aumentato l’aliquota o che si apprestano a farlo. C’è infatti tempo fino al 9 dicembre per pubblicare le aliquote di quest’anno. I cittadini coinvolti sono tra i 4 e i 5 milioni, dal momento che nell’elenco dei comuni che hanno aumentato l’aliquota Imu sull’abitazione principale ci sono grandi città come Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli, Brescia e Verona.I l conto a Milano sarebbe di 73 euro (nel 2012, però, si sono pagati 292 euro medi); a Bologna di 40 euro medi (321 euro nel 2012); a Napoli di 38 euro medi (379 euro nel 2012); a Genova di 31 euro medi (72 euro nel 2012).

LA TOSCANA E’ STATA CORRETTA – Massimiliano Pescini, sindaco di San Casciano Valdipesa e responsabile fiscalità dell’Anci regionale, assicura: “I 287 comuni della Toscana non hanno fatto i furbi. Le aliquote Imu si sono mantenute sul 4,5-5,5 per mille. Il problema, semmai, sono i 30 milioni di tagli pesantissimi che abbiamo subito”. E descrive un 2014 a tinte fosche visto che ora non si scherza più e sono a rischio i servizi essenziali: la mensa per le scuole, i servizi sociali. Valter Nebbiai, aassessore al bilancio del Comune di Livorno è più drastico: “I Comuni hanno alzato l’Imu quando il governo diceva che avrebbe rimborsato tutto. Bastava non alzarlo prima”. E Livorno ha tenuto fede agli impegni tenendo dritta la barra dell’aliquota al 5,6 per mille.

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