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Caterina de Medici: una femminista alla corte di Francia?

Intervista alla giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva italiana Lia Celi autrice del libro “Caterina la Magnifica” insieme a Andrea Santangelo

Caterina de Medici

Caterina de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico, cresciuta segregata nel convento delle Murate di Firenze (che sarebbe in seguito diventato un carcere), andò in sposa il 28 ottobre 1533 a Enrico di Valois portando in dote ingenti ricchezze che dovevano risanare le casse francesi. Non bella ma intelligente non fu mai amata dal coniuge ma deliziò la corte francese con le sue invenzioni.
Vestiva sempre di nero, adorava i gioielli, i carciofi, gli oroscopi e gli “antenati” dei macarons. Ha lasciato le sue impronte ovunque: nella cucina, nella moda, nell’arte, nella cultura. I gelati, le forchette, perfino le mutande e la moderna profumeria sono invenzioni che dobbiamo a lei. Eppure in vita fu accusata dei crimini più efferati: corruzione, stregoneria, avvelenamento e strage. Un odio che poggiava su fatti reali o semplice antipatia per una donna che fu sicuramente in anticipo sui tempi?
Lo abbiamo chiesto alla giornalista e conduttrice televisiva Lia Celi che insieme a Andrea Santangelo ha pubblicato nel libro “Caterina la Magnifica” una rilettura della storia di questo incredibile seppur controverso personaggio protagonista del Rinascimento italiano ed europeo.

Come mai avete deciso di andare a “disturbare” proprio Caterina de Medici? Ho letto che l’idea è nata a un tavolo da pranzo a Milano…
Infatti! Dopo averci visto impegnati sul genere saggio divulgativo con Mai stati meglio, il nostro editor Andrea Cane voleva sfidarci a scrivere una biografia nello stesso stile. Ma chi biografare? Andrea Santangelo, storico militare, avrebbe voluto il solito Garibaldi. Io puntavo su una donna e ho fatto il nome di Caterina de’ Medici – quasi all’unisono con Cane. E avendo dalla mia l’editor, ovviamente ho vinto…

Caterina certo non era bella, ma sicuramente molto intelligente, penso per esempio al suo comportamento “accomodante” nei confronti del marito Enrico Di Valois che la tradisce tutta la vita con Diana di Poitiers. Un abile stratega che si finge mansueta, una sorta di House of Cards del tempo?
Sì, l’accostamento fra Caterina e Frank Underwood è venuto in mente anche a me. Il trait d’union è Machiavelli, il segretario fiorentino conterraneo e quasi contemporaneo di Caterina, e ancora oggi maestro universalmente riconosciuto di strategia politica e teorico della necessità di sottomettere sentimenti e principi morali a un bene superiore, il mantenimento del potere. Tollerando la potentissima amante del marito, Caterina se ne assicura l’appoggio presso una Corte che non la vede di buon occhio perché italiana e priva di sangue reale. Una volta vedova, saprà sbarazzarsene, ma senza infierire. Padrona delle sue emozioni anche quando potrebbe dare campo libero alla sete di vendetta.

Leggendo il vostro libro ho scoperto che Caterina ha inventato le mutande e il gelato, addirittura i macaron sarebbero nati a Firenze nel monastero delle murate, tutto vero?

Come sempre, parlando di un’epoca in cui non esistevano diritti e brevetti, dobbiamo fidarci delle testimonianze e delle coincidenze. I macaron sono sicuramente di origine italiana. Per la precisione, siciliana: mandorle e zucchero di canna ne testimoniano l’ascendenza araba. Erano tipici dei conventi, ma i pasticceri importati da Caterina in Francia sapevano di certo confezionarli, come del resto i bignè, anch’essi venuti dall’Italia. Quanto alle mutande, la vera inventrice non fu Caterina, ma un’altra grande donna del Rinascimento italiano, Isabella Gonzaga. Fu però Caterina a esportarle in Francia come indumento “protettivo” da indossare durante le cavalcate che lei amava tanto (fu l’inventrice della sella all’amazzone). Ma siccome le mutande assomigliavano ai pantaloni maschili erano considerate così scandalose che per almeno due secoli rimasero appannaggio delle prostitute…
 
Uno degli eventi più oscuri della vita di Caterina è stato il massacro di San Bartolomeo, è per questo che all’epoca si conquistò la pessima fama oppure è dovuto a qualcos’altro? Forse una fiorentina non era simpatica ai francesi?
Caterina al suo arrivo in Francia non aveva avuto un grande successo: era bruttina, parlava malissimo il francese e soprattutto non era abbastanza nobile. Ma ben presto grazie alla sua gentilezza e raffinatezza si fece ben volere da tutti, molto più del suo staff di fiorentini presuntuosi e intriganti. Anche come reggente fu amata e popolare, a differenza di quanto tramanda la leggenda. Ma dopo San Bartolomeo, strage causata da un suo imperdonabile errore politico, la pubblicistica protestante scatenò una vera e propria campagna di diffamazione contro di lei a livello europeo, che inchiodò Caterina al duraturo cliché dell’italiana fanatica e sanguinaria.

Pensi che per le scelte che ha compiuto Caterina possa essere definita una femminista ante litteram?
No, femminista no. Caterina è una donna pienamente legata ai valori tradizionali della famiglia, si sente prima di tutto moglie e madre e agisce come tale, profondamente conscia dei suoi doveri. Come moglie è del tutto sottomessa, come reggente agisce solo in nome e per il bene dei suoi figli, eredi della corona di Francia. Non è volitiva e ribelle come Caterina Sforza, che aveva sfidato i nemici che tenevano in ostaggio i suoi bambini. E non esita a usare spregiudicatamente il corpo femminile (non il suo, ma quello delle sue dame) come arma politica e diplomatica… esattamente come faranno molti uomini dopo di lei.

Puoi trovare il libro “Caterina la Magnifica” a questo link.

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