Innovazione/

Da Firenze la cura per gli olivi

La prevenzione comincia dal suolo, grazie all’estrazione del Dna. Senza abusare di trattamenti chimici. E arriva la cartella clinica delle piante

ulivi

Prevenire è meglio che curare, anche nel caso degli olivi. Uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali, del suolo e dell’ambiente agroforestale dell’Università di Firenze ha realizzato una metodologia per individuare precocemente l’aggressione di un fungo, il verticillum, che fa seccare le piante di olivo.
 
La ricerca, in via di conclusione, è stato effettuata da Maria Teresa Ceccherini Guicciardini e da Giacomo Pietramellara, con la collaborazione di Paolo Capretti, del Dipartimento di Biotecnologie agrarie, ed è finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
 
“L’analisi – spiega Maria Teresa Ceccherini Guicciardini – consiste nella possibilità di rilevare l’agente patogeno nel suolo, prima che infetti la pianta, attraverso l’estrazione del DNA dal suolo. Tale metodo, applicato su piante asintomatiche – prosegue – permetterà al patologo di intervenire in maniera preventiva, evitando l’abuso di trattamenti chimici, con riscontri positivi dal punto di vista economico e ambientale. Inoltre sarà possibile rilevare la quantità minima di patogeni che può portare all’insorgenza della malattia, un problema economicamente rilevante per le regioni a vocazione olivicola come la Toscana”.
 
“Abbiamo già sperimentato il metodo di analisi e avviato collaborazioni con le aziende agricole Guicciardini Strozzi di Cusona e Castello di Ama – commenta Giacomo Pietramellara, docente di Chimica agraria – Ora vorremmo aprire una nuova fase di sperimentazione anche nei vivai: alcune piante, infatti, arrivano in campo già infettate. La prospettiva è attivare un vero trasferimento dell’innovazione, rendendo disponibile una cartella clinica della pianta a prezzi accessibili”.

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