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Daniele Rossini: il giovane specializzando tra i migliori ricercatori al mondo in oncologia

Intervista al ricercatore che ha ricevuto il Merit Award dell’American Society of Clinical Oncology negli Stati Uniti

Daniele Rossini

Fra i migliori giovani ricercatori al mondo in oncologia premiati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology c’è anche Daniele Rossini specializzando dell’Università di Pisa in Oncologia medica presso l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Daniele, appena 29 anni, è il più giovane fra i nove italiani premiati con il Conquer Cancer Foundation Merit Award, un riconoscimento assegnato ogni anno ai primi autori di lavori che portano ad un sostanziale avanzamento nel proprio settore di studi. Il ricercatore pisano si occupa del tumore retto metastatico in collaborazione con il Gruppo oncologico nord-ovest e sotto la guida del professore Alfredo Falcone e della dottoressa Chiara Cremolini. In particolare, Daniele Rossini ha studiato la messa a punto di uno schema terapeutico per i malati di cancro al colon-retto metastatico che dopo un primo ciclo di trattamento subiscono una recidiva della malattia.

Come sei arrivato da Roma a Pisa?

Nell’ultimo anno di medicina ho cominciato a frequentare oncologia e ho capito che è un’area in continuo sviluppo dove c’è molto da fare. Mi sono laureato a Roma e poi sono venuto a Pisa per la specializzazione che sto ancora frequentando. Mi occupo di tumore del colon retto qui all’Università di Pisa che è un centro di eccellenza internazionale conosciuto in tutto il mondo per l’oncologia e in particolare proprio per il tumore al colon retto motivo che mi ha spinto ad andarmene da Roma e venire qui. Sono stato premiato per un’analisi sulla base di diversi dati su cosa fare dopo una ricaduta nella malattia di un paziente già progredito, qual è la scelta migliore. Quello che viene fatto qui a Pisa è cercare di sperimentare e testare nuove associazioni terapeutiche e definire quali sono le conseguenze. Fino ad oggi sono stati sviluppati dei trattamenti che adesso sono uno standard internazionale.


Cosa ti affascina del tuo lavoro?
La cosa che mi piace di più del mio lavoro è fondamentalmente il riscontro pratico, vedere che i pazienti hanno beneficio dal trattamento. Sono persone che fanno queste terapie e stanno meglio, hanno un’aspettativa di vita maggiore e migliore, hanno più possibilità.


Come ti trovi all’Università di Pisa?
L’ambiente pisano è straordinario, qui c’è un incentivo maggiore verso i giovani, è più premiato lo sforzo, agli specializzandi viene permesso di crescere. Aver lasciato Roma un po’ mi dispiace ma oggettivamente dal punto di vista lavorativo qui a Pisa è tutta un’altra sanità. La Toscana ha una serie di sistemi e possibilità che il Lazio non ha. Per farti un esempio banale qui in Toscana l’appuntamento per la tac te lo fissa l’ospedale, nel Lazio uno va nel convenzionato. Non esiste ne in cielo ne in terra che l’ospedale ti fissi l’esame per la tac. Sono differenze enormi per i pazienti ed è stupendo.

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