E se l'Uomo di Neanderthal non fosse nostro parente?

Uno studio sul Dna, coordinato dal ricercatore dell'Università di Firenze David Caramelli, mette in discussione la discendenza finora accreditata dalla comunità scientifica

Il mistero sui progenitori dell'uomo moderno è destinato a infittirsi. Oppure potremmo finalmente fare chiarezza sulle nostre origini. Secondo uno studio pubblicato on line sulla rivista scientifica PLoS ONE e realizzato dall'Università di Firenze insieme agli atenei di Siena, Ferrara, Marsiglia, Lione, Istituto Tecnologie Biomediche del CNR di Milano e dal Museo di Storia Naturale di Verona, la parentela con l'Uomo di Neanderthal sarebbe da escludere.

La ricerca costituisce il primo studio in un Neandertaliano sul gene della microcefalina, responsabile della proliferazione delle cellule neurali e regolatore della dimensione del cervello (PLoS ONE, “The Microcephalin Ancestral Allele in a Neanderthal Individual”, doi 10.1371/journal.pone.0010648).
 
Le popolazioni attuali dell’'Europa e dell’'Asia presentano, infatti, in questo gene un gruppo di varianti, chiamate aplogruppo D, che in Africa sono rare. Questa particolare distribuzione è stata interpretata come l’'evidenza che l’'aplogruppo D si sia originato nei Neandertaliani e che sia stato poi incorporato nel genoma degli uomini moderni attraverso l’incrocio tra i Neandertaliani e gli antenati dei moderni europei ed asiatici, dopo che questi uscirono dall’'Africa.

Lo studio, condotto attraverso tecnologie di sequenziamento ultramassivo di nuova generazione, non conferma questa ipotesi: il reperto neandertaliano, infatti, non ha l’'aplogruppo D e non è geneticamente più vicino agli europei di quanto non lo sia rispetto agli africani di oggi.“ "Al momento non possiamo escludere che una piccola frazione del nostro DNA sia di origine neandertaliana – ha affermato David Caramelli - ma, per quanto possiamo dire, non è il caso della microcefalina”".
 
“"Lo studio, che si è avvalso della preziosa opera di Guido Barbujani, genetista dell'’ateneo ferrarese, non prova che non ci sia stato incrocio tra le due diverse forme umane in Europa - – ha concluso Caramelli - ma certamente mostra che la speculazione su una possibile origine neandertaliana di quella che è oggi la variante più diffusa del gene della microcefalina nelle popolazioni europee, non è supportata dalla evidenza ottenuta dall’'analisi del DNA antico"”.

18/05/2010