Firenze brucia nel nuovo libro di Vanni Santoni

di Ilaria Giannini

"Se fossi fuoco, arderei Firenze", guida-romanzo alla città, verrà presentato stasera alla Feltrinelli

Firenze calderone di un’umanità variegata e silente, che si incrocia senza riconoscersi mai, senza capirsi. Firenze sequela di gironi (più o meno) infernali, di micromondi che scorrono vicini senza compenetrarsi. Firenze che brucia, che ribolle sotto la sua patina di città-vetrina, di museo a cielo aperto per turisti.
A raccontare il capoluogo toscano dal punto di vista di chi lo vive è lo scrittore Vanni Santoni, nella sua seconda prova letteraria “Se fossi fuoco, arderei Firenze” (Laterza), che sarà presentata questa sera alla Feltrinelli di Via de’ Cerretani, alle ore 18.

Un romanzo-guida corale, che dà voce a tutte le anime della città. Ci sono gli studenti fuorisede, sempre un po’ spaesati, in difficoltà a capire dove si annida la vita autentica di Firenze. Ci sono le americane e la loro movida triste, che fa la spola tra una sbronza alla discoteca Yab e vecchi appartamenti in centro, affittati a prezzi stratosferici. Ci sono i “gambrini”, popolo adolescenziale ammassato davanti all’ex cinema Gambrinus, e i giovani tossici, che cercano una dose in Piazza Santa Croce.

Ma soprattutto, c’è tutto un universo di artisti e artistoidi che si muove tra le librerie caffè dell’Oltrarno, i concerti di musica elettronica e le riviste letterarie, vecchio residuo degli anni d’oro della lotta studentesca. Un mondo stagnante, che appare se non morto come minimo agonizzante, dove le stesse facce si ritrovano ogni anno per dirsi: ma come, non te ne sei ancora andato?
Sì perché la fuga sembra la scelta più intelligente, in una città che non sa produrre niente di nuovo, che non investe sul nuovo, sclerotizzata in un passato glorioso, stretta nelle spire dei suoi vicoli rinascimentali.
Eppure chi va, finisce sempre per tornare: perché Firenze sa innamorare ancora, per certi scorci di giardini segreti che emergono dalle mura del centro, per il rituale antico e unico del lampredotto, per lo scorcio del Lungarni, per tutta la bellezza che non si può raccontare senza retorica eppure esiste.

Seguendo gli intrecci delle vite dei personaggi che popolano il libro, Firenze c’appare così come un gigantesco paese, dove il sistema di parentele e conoscenze, di amicizie e favori, impiglia tutti in una ragnatela invisibile e avvinghia anche il lettore. La scrittura densa di toscanismi di Santoni raccoglie come una rete a strascico tutte le facce e gli angoli della sua città e scatta una colossale foto di gruppo: qui tutti ci possiamo riconoscere, seduti sugli scalini di Santo Spirito o anche solo di passaggio, sotto le volte della stazione di Santa Maria Novella.

21/10/2011