Il senso del ridicolo, tour tra i luoghi (e i sapori) del Festival

La Fortezza Vecchia, la Nuova, le mostre e ancora i piatti della tradizione, come l'istituzione livornese per eccellenza: il cacciucco

Una città, un festival su satira e ironia, un territorio da scoprire anche attraverso le location principali della manifestazione. Su tutte la Fortezza Vecchia, emblema della Livorno medicea: un complesso  monumentale opera del fiorentino Antonio da Sangallo, iniziato nel 1521 e terminato nel 1534. Un luogo dal fascino antico, arricchito dalla presenza – al suo interno – di edifici preesistenti, come la Torre quadrata (1103) e quella circolare (1241), formata da due cilindri concentrici e la Rocca (chiamata quadratura dei Pisani) costruita da Puccio di Landuccio e Francesco di Giovanni, sovrastata da un’area perimetrale dedicata al camminamento.

Tra gli spazi più interessanti che costituiscono la Fortezza c’è anche il palazzo voluto da Cosimo I  de’ Medici, per seguire in prima persona i lavori di realizzazione del complesso. Non fu da meno il suo successore, Francesco De’ Medici che fece invece costruire la sua residenza sul bastione della Canaviglia, il lato più estremo del forte rivolto verso il mare. Un tempo la Fortezza era interamente circondata dalle acque del Tirreno e vi si accedeva attraverso un sistema di chiatte galleggianti. In tempi “recenti”,  la roccaforte livornese divenne un carcere per i prigionieri politici, nell’Ottocento, durante il Risorgimento accolse infatti Francesco Domenico Guerrazzi, Enrico Bartelloni e Don Maggini. La Fortezza Vecchia di Livorno ospita – nel corso del Festival “Il senso del ridicolo”,  la mostra “Ridere è libertà”  dedicata alla storie e alla satira de  “Il Vernacoliere”, (24-27 settembre).

Altro luogo storico di Livorno, da visitare in occasione della manifestazione – è la Fortezza Nuova, che ospita – per l’occasione – molte iniziative. Il fortilizio  - voluto dal Granduca Ferdinando, progettato da Don Giovanni dei Medici con Vincenzo Buonanni e Bernardo Buontalenti (1590) – sarà la cornice di reading, performance e conferenze.  In sala degli archi si terranno infatti “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo (25 settembre), l’intervento della giornalista Annalena Benini “Prenderla sul ridere” (26 settembre)  e ancora, nello stesso giorno, sono in programma “Ridere di cinema” di Mariarosa Mancuso e “L’umorismo ebraico”,  una risata amara per dare senso all’insensato, iniziativa che vedrà protagonista Deancesco M. Cataluccio. Domenica, in chiusura del Festival, la Fortezza, sarà il palcoscenico de “Conferenza Buffa sul Galateo e l’Umanità”, con Maria Cassi.

Per chi ama le esposizioni dissacranti, da non perdere infine – “Nessuno resterà all’asciutto”, una mostra-collezione (25/27 settembre), in programma alla Bottega del caffè, altra location del Festival. Un omaggio all’idea platonica di pistola ad acqua, oggetto zampillante e dispettoso.

Infine, per chi volesse riempire la bocca non solo di umorismo sottile ma anche di prodotti e piatti tipici della città labronica, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il centro storico, il suggestivo quartiere della Venezia e la passeggiata a mare offrono molte occasioni per degustare le prelibatezze locali. Tra queste l’istituzione della città: il cacciucco alla livornese.  “Una pietanza prelibata” -  come scriveva Otello Chelli ne “La storia del caciucco”  - “densa di sapori deliziosi, di seppie, polpi e scorfani, gattucci e altre piacevolezze marine unite nelle stessa pentola e precipitate, con abbondante salsa densa, quasi cremosa, su una distesa di pane abbrustolito e agliato, depositato sul fondo di un capace piatto”.  Da assaggiare assolutamente anche la torta di ceci da accompagnare rigorosamente con un bicchiere di spuma bionda, bevanda tradizionale in città. Una variante per gustare questa prelibatezza camminando per strada è il “5&5”, ossia la torta di ceci servita in una focaccina o nel pane francese. 

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