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Il turismo e il segreto della felicità Carlo Petrini di Slow Food a Bto

Quando una destinazione “felice” diventa appetibile per chi viaggia: incontro alla Fortezza da Basso di Firenze con il fondatore di Slow Food e il direttore del TG 2 Marcello Masi

Settembre 2008. Dopo un viaggio in Cina per le Olimpiadi di Pechino riorganizzai le foto scattate ad agosto. Gli atleti, il team azzurro e poi le instantanee rubate in mezzo alla città scintillante per i Giochi. I grattacieli, le strade che per attraversarle dovevi correre come il migliore dei velocisti e poi i quartieri poveri, quelli che più mi sono rimasti impressi. Sporchi, fatiscenti, decadenti. Anni luce lontani da quegli edifici ultramoderni che parevano toccare il cielo fumoso, grattacieli appuntiti dove venivano proiettati – con sistemi spettacolari – le immagini del surf a cinque cerchi. Dallo schermo del Mac mentre passavo in rassegna le foto, capii perchè quei quartieri dove la gente viveva con niente mi avessero colpito più del luccicante vibrare della metropoli. I loro sorrisi, la felicità di chi ha poco ma porta dentro la serenità. I bambini si divertivano incuriositi dalla mia macchina fotografica e volevano giocarci. Quell’idea di felicità che mi fa venire voglia, in certi momenti, di tornare a visitare i bassifondi di Qingdao e ritrovare quella gente che vorrei conoscere meglio. 

E’ un po’ la stessa idea che gli stranieri hanno di noi italiani (nell’accezione riservata invece a felicità e bellezza). Italiani, il popolo della dolce vita, della taranta da ballare a piedi scalzi, del vino corposo da gustare in mezzo a una vigna. Un popolo felice. Lo siamo davvero ancora oggi? Siamo sempre appetibili sotto questo punto di vista? O le nostre vite hanno preso piuttosto ritmi talmente soffocanti da non sapersi più gustare quei gioielli che il mondo ci invidia e tra i quali corriamo frenetici ogni giorno?

Qualche mese fa mi capitò di conversare su Facebook con un amico di Milano. Firenze è cambiata, mi disse. E’ diventata quasi nevrotica. Questo è quello che il turista-amico italiano ha avvertito in 2 giorni di soggiorno nella culla del Rinascimento e patria del buon vivere. 

Frase detta così, tanto per conversare ma che apre invece una riflessione che troverà spazio nel corso di BTO, la Borsa del turismo online che si terrà a Firenze il 2 e 3 dicembre prossimi. A parlarne sarà Carlo Petrini, anima e cuore di Slow Food insieme al direttore del TG 2 Marcello Masi. La domanda di fondo sarà: “Nel turismo del futuro che spazio ci sarà per la felicità? La felicità e la qualità dei cittadini di un luogo, di una città o di un paese potranno divenire attrattiva turistica? E i viaggiatori quanto peso daranno a questo aspetto?

In realtà qualche risposta in tasca già ce l’abbiamo, sopratutto noi italiani tanto che il nostro stile di vita è sempre stato idealizzato all’estero. Ma oggi è ancora così? Possiamo vivere di rendita per quanto riguarda l’arte e la cultura ma vale anche per la nostra immagine di felicità?

“Viviamo in un’epoca frettolosa – ha spiegato Carlo Petrini – governata da ritmi di vita innaturali, in cui spasso manca il tempo per la persona, per la condivisione, per una chiacchierata magari davanti a un bicchiere di vino, elementi importanti per capire il mondo, per essere turista del mondo. Una soluzione alternativa è ancora possibile – spiega però il fondatore di Slow Food – basta riscoprire la felicità nascosta nei piccoli gesti, nelle storie delle persone che ogni giorno lavorano la terra, nel nostro Paese e in tutto il mondo. Dobbiamo cambiare il modo in cui camminiamo il mondo”. 

Cambiare o tornare ad essere quelli che eravamo? Il viaggio insegna che bisogna sempre guardare avanti, a volte per ritrovarsi. Più felici e (forse) più attraenti. Ma sempre in cammino. 

 

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