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IOSONOUNCANE in concerto: “Mi aspetto di essere divinizzato”

Sabato 11 aprile arriva al Glue di Firenze il musicista sardo che ha fatto impazzire la critica italiana con il suo ultimo disco “DIE”. Sul palco con lui anche Femina Ridens

L’autore di “La Macarena su Roma”, finalista al Premio Tenco, amato da Cesare Basile, Stefano Bollani e dai Verdena sarà in concerto al Glue di Firenze sabato 11 aprile. L’occasione davvero imperdibile è l’uscita del suo nuovo disco “DIE” già salutato dalla critica come un capolavoro. IOSONOUNCANE al secolo Jacopo Incani, sardo, schivo, fuori dagli schemi è un talento indiscutibile che ha realizzato con “DIE” un disco che rifiuta ogni possibile incasellamento. E’ cantautorato? E’ musica elettronica? Chi se ne frega, alzate il volume e perdetevi nel caos onirico che questo giovane musicista è stato capace di creare. Se IOSONOUNCANE si sente un Dio allora noi siamo qui pronti ad adorarlo.

Ad impreziosire la data fiorentina salirà sul palco anche Femina Ridens ovvero Francesca Messina che presenterà il suo secondo disco “Schiaffi” realizzato con la collaborazione artistica di Massimiliano Lo Sardo. Femina ha suonato con Ginevra di Marco, Virginiana Miller e Calibro 35 e è stata protagonista insieme a Wu Ming e Luciana Castellina nella rassegna Resistenze a Berlino.

Ciao Jacopo, prima di tutto vorrei chiederti perché il disco si chiama “DIE”
Volevo un titolo breve, non italiano, che non venisse mai pronunciato nei testi e che potesse diventare facilmente un logo o un suono. Volevo un titolo, inoltre, dai molteplici significati in più lingue. DIE è composto da tre lettere e costituito da due sillabe. In sardo vuol dire giorno, in inglese morire, in tedesco è pronome femminile. Il disco racconta la duplice storia di un uomo che, sotto il sole di mezzogiorno, si trova solo in mezzo al mare e teme di morire; e di una donna, la sua donna, che, sulla terra ferma, teme di non rivederlo mai più. DIE è il titolo perfetto.

Tanca ha un video che inquadra la terra, alcuni cori mi ricordano in un certo senso anche i Tenores sardi. Mi sembra in generale di aver capito che sei molto legato alla Sardegna, il pezzo e anche il video vogliono rimarcare questo legame?
Sono sardo, e quelli che senti sono proprio i tenores. Il mio rapporto con la Sardegna è inevitabilmente carnale e profondo, arcaico e quasi prenatale. Nel lavoro sulla grafica abbiamo cercato semplicemente di rendere visivamente l’immaginario sonoro e lessicale del disco, che, più che in passato, attinge a piene mani dal paesaggio nel quale sono cresciuto e nel quale il mio sguardo si è formato.

Tre anni e mezzo di concerti poi nell’inverno tra il 2011 e il 2012 inizi a scrivere il disco. Sono passati quasi cinque anni. Pagine e pagine di appunti, ore di registrazione. Raccontaci un po’ come hai lavorato al disco.
Nell’ottobre 2012, dopo un’infinità di concerti, ho deciso di fermarmi, tornare a casa e riprendere in mano il materiale appuntato nell’anno precedente. Ho individuato i brani che sarebbero finiti su DIE fra i tanti appuntati e ho scritto quelli che mancavano per completare l’architettura globale che fin dal primo momento ho avuto. Parallelamente ho steso gli arrangiamenti, arrivando ad avere fin troppo materiale. Così, nel gennaio 2013, sono entrato al Vacuum Studio per lavorare con Bruno Germano, e con lui registrare nuovamente un grossa parte di strumenti e fare un lavoro di cernita fino ad arrivare al missaggio del disco. Nell’arco di questi tre anni ho ovviamente lavorato ai testi, quotidianamente, per i primi due anni circa raccogliendo appunti su appunti e successivamente sintetizzandoli fino alla forma finale.

Ho letto che componi come se il pubblico non esistesse. Ti da così tanto fastidio pensare a chi ascolterà i tuoi pezzi?
Intendevo dire, semplicemente, che non mi chiedo mai quel che il pubblico si aspetta da me. Anche perché non so proprio chi sia questo fantomatico pubblico di cui ci si riempie la bocca e con il quale si portano avanti discorsi paternalistici e reazionari. Le persone sono molto più intelligenti di quanto produttori, musicisti e giornalisti non credano. Quello che posso fare, e che faccio, è seguire le mie intuizioni e impegnarmi ferocemente per migliorare il mio lavoro.

In un’intervista su Sentire Ascoltare quando ti hanno chiesto se ti aspettavi il successo di “La macarena su Roma” hai candidamente risposto “sì me lo aspettavo”, quindi volevo chiederti cosa ti aspetti da questo disco
Ho risposto così ma ho pure argomentato. Con DIE, comunque, m’aspetto d’essere divinizzato.

Come ti prepari ad affrontare questo nuovo tour dopo tanti anni di inattività sul palco. Sei spaventato? Emozionato?
Faccio addominali tutti i giorni prima della colazione.

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