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Isola d’Elba, c’era una volta Elviscot Relitto davanti gli scogli di Pomonte

Quello che per gli isolani è semplicemente il “relitto” è in realtà un mercantile affondato oltre 43 anni fa sulla rotta Taranto-Marsiglia

Relitto di Pomonte

Una storia breve quanto sfortunata sopra il livello del mare, un presente ed un futuro come ‘star’ per sub ed appassionati di snorkeling dell’Isola d’Elba. Quella dell’Elviscot – mercantile meglio noto come “il relitto di Pomonte” – è una vita che diventa conosciuta ai più dopo il suo affondamento datato 10 gennaio 1972, quando naufragò andando a sbattere sugli scogli davanti Pomonte a causa del maltempo, fortunatamente senza conseguenze per l’equipaggio.

La storia. Nato dai cantieri olandesi di Waterhuizen, vicino Groningen, l’Elviscot venne acquistato dalla Lavinia Antonio Scotto di Napoli che la adibì al trasporto legname, sulle rotte che collegavano il sud dell’Italia con il porto di Marsiglia. Nei primi giorni del gennaio 1972, il mercantile lasciò – vuoto – il porto di Taranto alla volta del sud della Francia, dove avrebbe dovuto caricare del cemento. Giunto all’altezza della Corsica, il comandante avvertì degli ‘sbandamenti’ che, dopo un controllo dell’equipaggio, vennero attribuiti ad alcune infiltrazioni sotto coperta.

Con l’imbarcazione che continuava a riempirsi d’acqua, il comandante decise di spostare la rotta verso est, dirigendosi verso il perimetro dell’Isola d’Elba. Una volta giunto all’altezza di Pomonte, alle ore 20 del 10 gennaio, l’Elviscot deviò verso terra, convinto di esser ormai prossimo ad un fondale sabbioso. Ma l’equipaggio non aveva fatto ‘i conti’ con lo scoglio dell’Ogliera, a 200 metri da riva: il forte urto fece impennare lo scafo che si trovò immediatamente in secca senza possibilità di manovra e, per di più, con il portellone di poppa che – aperto – stava imbarcando acqua.

In pochi minuti, dopo aver posizionato in mare la lancia di soccorso, l’equipaggio abbandonò la nave che – dopo circa una dozzina di giorni, a causa delle forti mareggiate – affondò completamente il 21 gennaio.

Meta turistica. Ma è proprio con l’affondamento che l’Elviscot ‘rinasce’ e diventa una meta di turismo per elbani e non solo. Il relitto è infatti adagiato con la murata di sinistra su un fondale sabbioso, con il ponte di poppa a soli 8 metri di profondità. Passando dentro il fumaiolo è addirittura possibile arrivare, senza particolari problemi, fino alla sala macchine, dove è ancora ben riconoscibile l’intero apparato motore.

L’Elviscot poi rivive serate particolari, come quella di “Luci dal profondo”, svoltasi nei giorni scorsi, dove grazie ad un’illuminazione subacquea ed alle imbarcazioni dal fondale di vetro, è stato possibile ammirare i resti di una nave sfortunata in vita sopra il livello del mare, ma dal fascino eterno al di sotto.

 

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