La crisi del miele del 2017: la vita di un apicoltore tra dolce e amaro

di Costanza Baldini

Intervista a Angelica Gallorini una giovane apicoltrice di Agliana in provincia di Pistoia

La siccità della scorsa estate oltre ad aver causato incendi e ingenti danni all’agricoltura ha messo anche in grosse difficoltà gli apicoltori toscani. La Regione Toscana ha stimato una produzione di oltre il 50% in meno rispetto alla media nazionale. Siamo andati a intervistare Angelica Gallorini una giovane apicoltrice della Montagna Pistoiese che ci ha raccontato i problemi delle api in un anno difficile. Angelica con suo padre Stefano Gallorini dal 2017 vende il miele prodotto dalle sue api nel punto vendita in via Venezia, 46 ad Agliana.

Quando avete iniziato la vostra attività?
Abbiamo messo le api nel 2009, ma il punto vendita è stato aperto a febbraio 2017. Abbiamo 200 arnie circa sull’Appennino pistoiese. Nel periodo di produzione saranno 30-40 mila api ad arnia, invece in inverno sono circa 5-10 mila.

Qual è il lavoro di un apicoltore?
Le prime fioriture importanti in Toscana sono tra aprile e maggio, un apicoltore deve cercare di avere le famiglie di api abbastanza forti all’inizio della stagione. All’inizio le api devono raccogliere le scorte per loro, per il nido, perché devono crescere di numero. Quando sono abbastanza forti possono cominciare a produrre in surplus per l’apicoltore. L’apicoltore deve far riempire i melari il più possibile, una volta pieni li prende e li porta in laboratorio per la lavorazione. D’inverno le api non vanno in letargo ma sono pochissime. Non ci sono fuchi, cioè uomini, vengono cacciati via perche consumerebbero risorse. Restano la regina e le operaie. Nel periodo di produzione le api vivono circa 50 giorni, invece d’inverno vivono fino a tre mesi, non faticano, restano tranquille dentro l’alveare, escono poco e mangiano le scorte che hanno accumulato durante l’estate. L’apicoltore da dicembre a gennaio ha ritmi meno serrati, da febbraio deve ricominciare a lavorare. Deve fare dei controlli di routine sulla salute delle regine e sperare che sopravvivano più famiglie possibile, perché non tutte passano l’inverno.

È un lavoro in simbiosi con la natura si potrebbe dire…
È basato totalmente sui ritmi naturali e su quello che fanno i vicini nei dintorni. Bisogna per esempio stare attenti che non ci siano nelle vicinanze delle piante trattate.

Quanto tempo e lavoro occorre per portare il miele dall’alveare al vasetto?
Si portano i melari in laboratorio, ognuno contiene nove telai. Noi dobbiamo togliere la cera di opercolo che è quella che tappa i favi. Le api raccolgono il miele e una volta che hanno riempito la celletta per mantenere l’umidità giusta e isolarlo lo ricoprono di cera. Quindi noi prendiamo i telai e togliamo l’opercolo. Poi il miele va messo in una centrifuga elettronica che fa uscire il miele dai favi. Il miele si raccoglie in secchi o fusti. Una volta fatto questo il miele va filtrato con una rete a maglie abbastanza grandi, non microfiltrato diciamo, per togliere le impurità. Poi va lasciato a riposo in un periodo di maturazione di circa 3-4 settimane per far risalire eventuali altri detriti e poi si può invasettare.

Che tipi di miele fanno le vostre api?
Quest’anno abbiamo seguito la fioritura dell’erica che è la prima in Toscana ed è difficile da fare, poi acacia, tiglio, castagno e miele di melata. Tra aprile e maggio fiorisce l’acacia, tra fine maggio e inizio giugno fiorisce il tiglio in pianura, tra giugno e luglio il tiglio fiorisce in collina e inizia a fiorire anche il castagno e da metà luglio ad agosto le api raccolgono la melata. Infine ci sarebbe l’edera che sta fiorendo adesso però è un miele particolare. L’edera è un miele ricco di glucosio e cristallizza subito nei fasi. Quindi è difficile da estrarre dai telai e anche come scorta per le api va bene ma indurisce e quindi non riescono  a consumarlo in inverno.

La melata che cos’è?
È un miele che non ha un’origine nettarifera ma è fatto dalle api quando non riescono a trovare nettare e raccolgono sostanze zuccherine che si trovano sulle foglie e sulle cortecce delle piante. Le  secrezioni zuccherine sono causate da insetti che bucano le foglie e le cortecce. La melata è quindi molto ricca di sali minerali. Il miele millefiori invece è una non selezione di fioriture, tutto il miele cioè che non ha una fioritura prevalente. Per fare un miele monoflora ovvero acacia o castagno per esempio l'apicoltore deve mettere i melari sopra l’arnia nel periodo e nella zona dove c’è quella specifica fioritura.

Questa è stata un’annata difficile per le api, perché?
L’acacia quest’anno è fiorita in anticipo, le api erano pronte e forti solo che poi ad aprile c’è stata una gelata. La fioritura quindi si è come stoppata, le api non trovavano più nettare e hanno iniziato a rimangiarsi il miele o a raccogliere quello che trovavano. Quindi il miele di acacia oltre a non aver reso è stato ‘sporcato’ da altre fioriture. Successivamente c’è stata la grande siccità e gli incendi, gli alberi hanno sofferto e non emettevano nettare, quindi tutte le produzioni a parte il castagno sono state ‘sporcate’ dalla presenza di melata. Quando il tiglio è fiorito tirava molto vento e le api se tira vento si innervosiscono e non riescono ad entrare nei fiori, quindi hanno raccolto tutta la melata che c’era e il miele di tiglio è venuto molto scuro.

Quindi il prezzo del miele quest’anno salirà?
In teoria si, dovrebbe costare il doppio o il triplo ma per ovvie ragioni di mercato aumenterà di poco. L’acacia ha avuto un calo enorme. In media le api hanno prodotto 5 chili per alveare mentre in un’annata normale producono circa 20-30 chili. Quest’anno sarà una lotta, sarà da mettere all’asta, a gennaio – febbraio secondo i miei calcoli sarà già finito.

Come stanno le api? Soffrono secondo te il riscaldamento globale?
Stanno abbastanza male, oltre al cambiamento climatico, c’è un acaro che si chiama ‘Varroa’ che attacca le covate delle api e si nutre dell'emolinfa della larva. Tutti gli apicoltori devono fare un trattamento contro la Varroa che decima le api. In più quest’anno in Toscana è stata trovata la Vellutina che è una  vespa che viene dall’Oriente. Questa vespa aspetta le api fuori dalle arnie, le cattura e le mangia. Anche l’inquinamento non fa bene alle api, le api non lo reggono, lo sentono subito e muoiono. Sono animali molto sensibili.

Voi avete notato un cambiamento nelle api da quando avete iniziato a lavorare?
Si, in produttività tantissimo. Dal 2012 ad ora è calata in modo esponenziale. Ultimamente si torna a produrre il miele di castagno. Quello che manca sono i mieli chiari e dolci, i millefiori primaverili e l’acacia.

C’è una famosa frase un po’ catastrofica che viene  attribuita ad Albert Einstein che dice “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, è vero secondo te?
In natura le api selvatiche già non esisterebbero quasi più. Inoltre l’80% delle impollinazioni degli alberi da frutto sono fatte dalle api. Pensa che ci sono apicoltori che fanno servizio di impollinazione per certe colture, vengono pagati per questo. La frutta scomparirebbe senza le api.

Foto di Angelica Gallorini

 

08/09/2017