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L’Europa di The State of the Union? Ammalata di euroscetticismo

I leader europei analizzano lo stato dell’Unione nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio: in aumento gli europei nelle file dell’Isis

State of the Union Firenze

Lo stato di salute dell’Europa? Colpito dall’euroscetticismo e dalle difficoltà nell’affrontare il problema dell’immigrazione, ma che deve essere in grado di porvi rimedio reagendo unitariamente. Questi i moniti della quinta edizione di “The State of the Union”, la conferenza continentale organizzata dall’Istituto Universitario Europeo che annualmente analizza lo stato dell’Unione Europea. Nell’appuntamento 2015 nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze, è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella ad aprire i lavori.

“Le 12 stelle sulla bandiera europea – ha sottolineato Nardella – rappresentano il simbolo della perfezione. Firenze con la sua vocazione internazionalista rappresenta la testimonianza vivente di un processo ambizioso di una cultura europea. In Europa possiamo procedere o uniti o divisi. Il momento di decidere è arrivato”.

Prese di posizione auspicate anche dal vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, che nella sua anamnesi del ‘paziente Europa’ ha evidenziato come tra i malanni più preoccupanti per l’Unione Europea vi sia l’Euroscetticismo.

“È un fenomeno europeo, non solo britannico – ha detto Timmermans – Ciò che mi preoccupa è che gli euroscettici, qualche volta, hanno pure ragione. Questo fenomeno però fa parte di una situazione uno scetticismo a livello generale: anche all’interno delle istituzioni nazionali, nelle religioni e nelle banche. Per la prima volta dal secondo Dopoguerra non vi è più prospettiva di crescita nel miglioramento”.

Una disaffezione che si riversa anche nell’avvicinamento all’Isis ed al suo corpo armato, con arruolamenti di europei nelle file del califfato.

“La sfida – ha dichiarato il Coordinatore europeo della lotta al terrorismo, il belga Gilles De Kerchove – è quella di informare meglio il Parlamento europeo sulla reale natura della minaccia terroristica. Gli europei che si alleano con il califfato è un problema riconosciuto e rintracciato solo per i due terzi del totale, il restante terzo viene ‘perso’ e non identificato”. Una posizione condivisa anche dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Federica Mogherini. “Le politiche di sicurezza sono difficili da delineare perchè non è più così definito il confine tra ‘interno’ ed ‘esterno’. L’Europa al momento è l’area del mondo con la maggiore stabilità politica. Dobbiamo costruire gli europei, un’identità comune”.

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