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Livorno, dove va l’economia Eni, investiremo 200 milioni

L’assemblea di Confindustria ha fatto il punto su crisi e ripartenza. Squinzi: "La Lucchini di Piombino è strategica"

livorno porto

E’ un annuncio e va preso per quello che è, ma le parole di ieri del presidente di Eni, Giuseppe Recchi, all’assemblea degli industriali di Livorno sono suonate come una boccata d’ossigeno. “Livorno per Eni – ha detto Recchi – è strategica. E il nostro piano di investimenti sul territorio nel prossimo quadriennio prevede 200 milioni di euro”. Soldi che darebbero speranza alla ripartenza di una città alla ricerca di una via d’uscita dalla crisi e che metterebbero al sicuro l’attività della raffineria, data per anni a rischio vendita.

Gli imprenditori livornesi vedono un’opportunità anche nel rigassificatore Fsru di Olt. Il gigante del mare, che trasformerà il carburante liquido in gas da distribuire in tutta la rete nazionale, è in arrivo da Dubai per la fine di luglio e gli indonesiani di Musim Mas hanno garantito 100 milioni di investimenti sulle aree portuali.

Tuttavia rimane sospeso il tema delle bonifiche esemplificato dalla questione Sin-Sir. Il presidente di Confindustria Livorno, Alberto Ricci, ha detto: “La trasformazione dei siti di interesse nazionale per le bonifiche industriali, in siti di interesse regionale è uno dei traguardi più importanti”. Ma l’assessore regionale all’ambiente Bramerini ha frenato: “La riperimetrazione delle aree è una grande scommessa […]. Alle imprese oggi comprese nei Sin e a chi può venire dobbiamo offrire regole, procedimenti certi e alleggerimento burocratico. L’alternativa è perderle”.

All’assise di Livorno ha preso parola anche il presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi che ha ribadito l’importanza strategica nazionale dello stabilimento Lucchini a Piombino: “E’ un problema che deve essere affrontato in un’ottica di riorganizzazione complessiva del settore fornendo al territorio gli strumenti necessari per affrontare la crisi”. E pesano come un macigno gli 80 miliardi di debito che i governi nazionali hanno accumulato nei confronti delle aziende. “Lo Stato – ha insistito Squinzi – deve pagare subito”.

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