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Lucca: crescono i disoccupati

Tiene il mercato del lavoro: i risultati dell’indagine dell’Osservatorio provinciale sul terzo trimestre 2009

Tiene il mercato del lavoro in provincia di Lucca. La rilevazione periodica coordinata dal Centro Studi dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro dell’amministrazione provinciale, relativa al terzo trimestre del 2009, presenta una situazione tutto sommato nella norma, con un tasso di occupazione pari al 63,9%. Il che, tradotto in termini concreti, significa circa 163 mila persone occupate. Di fronte a questa situazione, spicca però il dato relativo al tasso di disoccupazione che, in un anno, è salito, in provincia di Lucca, dal 4,8% all’8,5%. Un dato preoccupante, ma assolutamente in linea rispetto alla situazione regionale e nazionale. Un dato che, comunque, rappresenta lo specchio della crisi economica dalla quale anche il nostro territorio non è rimasto immune. Ed è con una certa preoccupazione che il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, e l’assessore alle politiche del Lavoro, Gabriella Pedreschi, commentano i risultati dell’indagine: “Si tratta – affermano – di dati inequivocabili. L’8,5 per cento della popolazione attiva non ha un lavoro. Una percentuale che se per la popolazione maschile scende al 7%, per quella femminile si attesta al 10,5%, mentre per gli stranieri “vola” al 12,8%”. Insomma, il numero dei disoccupati è quasi raddoppiato (15.236 contro un valore fra i 6.000 e i 9.000 stimato dall’ISTAT per il quinquennio 2004-2008). Nel caso degli uomini, il tasso di disoccupazione dell’estate 2009 risulta addirittura triplo (7,0% contro 2,5%) rispetto alla media del 2008. Per le donne, tradizionalmente più svantaggiate nella ricerca di un lavoro, l’incremento è stato tutto sommato più contenuto (dal 7,8% al 10,5%), ma si è trattato comunque di una crescita considerevole che ha portato l’esercito delle disoccupate ad oltrepassare la soglia delle 8.000 unità. “Da questa situazione – sottolinea il presidente Baccelli – deriva l’importanza della capacità della Provincia di mettere a punto politiche orientate a rendere sempre più efficace l’attività dei Centri per l’Impiego e ad adeguare la formazione professionale alle esigenze del sistema economico e produttivo, allo scopo di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro”. Fondamentale, dunque, disporre di un quadro conoscitivo, qual è appunto l’indagine periodica dell’Osservatorio provinciale sul Mercato del Lavoro: “Questo tipo di ricerche – aggiunge il presidente – costituisce uno strumento essenziale per monitorare il mercato e, di conseguenza, modulare le scelte di programmazione sul settore”. Entrando nel dettaglio della rilevazione, sorge spontaneo un interrogativo: Com’è possibile che la disoccupazione sia cresciuta così tanto se allo stesso tempo l’occupazione ha tenuto? La risposta a questo apparente paradosso – spiegano gli esperti della Provincia – sta nell’aumento dell’incertezza e nella conseguente mobilitazione di strati precedentemente inattivi della popolazione provinciale. Infatti, in una situazione caratterizzata dal moltiplicarsi dei casi di sofferenze aziendali, dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, dalla diminuzione del reddito familiare disponibile, dalla precarizzazione dei rapporti di impiego, tutta una serie di persone che fino ad oggi vivevano ai margini del mercato ufficiale del lavoro si sono messe attivamente alla ricerca di un’occupazione. È abbastanza automatico pensare che si tratti soprattutto di familiari di lavoratori investiti da situazioni di crisi aziendale (licenziati, cassintegrati, avviati al prepensionamento e via di seguito). “Insomma – spiega l’assessore Gabrielle Pedreschi – a fronte della minaccia rappresentata dalla recessione economica, i ‘sistemi domestici’ tendono a mobilitarsi: le famiglie cercano di difendersi e di ridurre in qualche modo l’incertezza provocata dall’improvvisa fragilità di posizioni lavorative che soltanto ieri apparivano solide. Pertanto, la recessione di questi mesi ha avuto l’effetto paradossale di ampliare la forza lavoro provinciale. E la forza lavoro – è opportuno ricordarlo – è costituita da tutti gli individui che partecipano al mercato del lavoro, ovvero da coloro che svolgono un’occupazione o che, comunque, la cercano attivamente. Cresce l’esercito dei lavoratori a termine Nel terzo trimestre 2009, il 21,8% delle posizioni di lavoro dipendente (pari a 25.606 unità) sono risultate “a scadenza” (tempo determinato, lavoro a termine). Nel caso degli stranieri – a testimonianza del momento di grande difficoltà attraversato dai lavoratori immigrati – questa percentuale sale addirittura al 29,9%. “L’alta incidenza del lavoro a termine – spiega ancora l’assessore Pedreschi – risente ovviamente del fattore stagionale. Tuttavia, bisogna rilevare un forte salto di qualità del fenomeno. L’ultimo dato diffuso dall’ISTAT, nel 2006, indicava un’incidenza dei contratti a termine sul totale delle posizioni di lavoro dipendente provinciali inferiore al 12%. Certo, già si sapeva dai dati sugli avviamenti al lavoro registrati dai Centri per l’Impiego che nel 2007 e nel 2008 il trend di questo tipo di contratti era in fase ascendente; ma è evidente che la crisi ha impresso una forte accelerazione ai processi di precarizzazione delle posizioni lavorative un po’ in tutti i settori di attività economica”.

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