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Luci e ombre della musica in Toscana: intervista a Leonardo Giacomelli

Uno dei promoter musicali più attivi in Toscana si confessa ai microfoni di intoscana.it

Appaloosa

Leonardo Giacomelli, una vita dedicata alla musica, si potrebbe quasi dire che è “sposato” con la musica, lavora sia nell’organizzazione di eventi con Le Nozze di Figaro, sia come produttore di giovani band con Reality Bites Records, ma gestisce anche uno dei locali fiorentini più noti per la musica live il Tender Club.

Come hai iniziato a fare questo lavoro?

Ho iniziato da molto piccolo seguendo l’organizzazione delle feste dell’Unità, prima solo la parte degli spettacoli, poi quella più burocratica degli allestimenti, ma una parte mi è sempre piaciuta di più.

Ho letto spesso che in Italia il problema non sono i gruppi o l’offerta culturale, il problema è il pubblico che fatica a seguire le novità, per non dire che lo lasciano proprio indifferente. Te come la pensi? Com’è il pubblico toscano in questo senso? Un altro grosso problema in Italia sono i grandi festival, nel senso che se all’esterno si sono ormai affermate realtà stupende come, per citarne uno, il Primavera Sound di Barcellona che è uno dei casi più eclatanti di successo di un modello commerciale ben preciso e strutturato in Italia non esiste niente di simile. Mi spiego, se all’estero parallelamente all’offerta live si cura tutta la parte relativa all’accoglienza del turista con proposte enogastronomiche differenziate e ampi spazi per riposo o campeggio, in Italia anche festival importanti come l’Heineken non prendono minimamente in considerazione questo aspetto, con il risultato che i grandi festival stanno cominciando a chiudere oppure quelli che resistono sono in perdita vertiginosa. Tu come vedi la questione?

Credo, o meglio sono fermamente convinto che in questo percorso ci debba essere una volontà forte da parte delle amministrazioni pubbliche, le scelte della politica sono fondamentali nel dirigere certi percorsi, nell’aiutare e nel tutelare gli operatori che con spirito imprenditoriale si apprestano ad allestire grandi eventi. Le amministrazioni italiane nella maggior parte dei casi ancora non sono pronte ad accogliere tali percors, perché troppo legati a vecchie burocrazie. Occorre una maggiore elasticità nella concessione e nella messa a norma degli spazi, occorrono delle facilitazioni su certe operazioni come la concessione di suolo pubblico, la volontà di cedere servizi atti all’organizzazione come ad esempio organizzare l’allargamento dei mezzi pubblici o della gestione stradale.

Quando visiti i festival europei, si respira aria di accoglienza, sono le città che accolgono, e lo si percepisce dai colori delle vetrine, dalle fermate dei bus speciali, dalle cartellonistica nelle stazioni, dai parcheggi speciali allestiti, si vede che la volontà politica delle amministrazioni è quella di accogliere la manifestazione e di farla propria e quindi di smontare quello steccato che esiste tra il promoter che organizza e che crea il rischio di impresa e il territorio che accoglie.

Le amministrazione dovrebbero essere garanti di un tavolo di concertazione tra gli operatori e le associazioni operanti sul territorio (Ati, Apt, confcommercio, confartigianato e ecc…), sono le stesse amministrazioni che dovrebbero porsi come i garanti dell’indotto che i grandi eventi producono (turismo, ristorazione, accesso ai musei, utilizzo dei mezzi pubblici, ecc). In Inghilterra l’indotto del turismo musicale è la seconda industria di stato e questo dato si commenta da solo. Occorre la certezza dei tempi e degli spazi, solo cosi è possibile creare una vera e costante programmazione di eventi.

Negli ultimi anni mi sembra che in Toscana si stia sviluppando una scena musicale fatta da giovani band e cantautori davvero ricca e vivace, faccio alcuni nomi a caso (aggiungine altri te se vuoi) velvet score, Blue Willa, Unepassante, King of the Opera, Hacienda, Bad Apple Son, Alessandro Fiori, Zen Circus, Appaloosa, The Vickers, Tom Violence e molti altri. Da cosa dipende secondo te questo piacevole “risveglio”? E’ forse merito anche di persone come te che si sforzano di ampliare l’offerta musicale toscana con proposte nuove?

La Toscana, hai ragione, è in una fase di produzione estremamente florida, è un laboratorio di ricerca davvero notevole che spesso trova però spazio altrove. Sicuramente creare luoghi nei quali poter vedere musica è l’elemento fondamentale per poter crescere e confrontarsi. I live club sono i posti nei quali si possono conoscere nuove o vecchie realtà che possono aprire orizzonti nuovi e bellissimi. Tony Wilson, fondatore della Factory di Manchester (a lui abbiamo dedicato l’allestimento del Tender), disse che a vedere il concerto dei Sex Pistols a Manchester erano presenti solo 24 persone, ma per ciascuna di loro quel concerto avrebbe cambiato per sempre il modo di ascoltare e di avvicinarsi alla musica. Vedere un concerto dei Mogwai per me fu catartico, e capii che era possibile un nuovo modo di avvicinarsi alla cosa che amavo di più al mondo, la musica. Comunque vedere band come The Hacienda (ora residenti a Londra), Appaloosa, Go!Zilla, The Vickers, Blue Willa e King of the Opera che girano in lungo e largo l’Europa dà il senso di quanto sia positiva la fase di produzione del nostro territorio in questo momento.

Nell’estate del 2012 è successo qualcosa di incredibile a Firenze con i concerti di Bruce Springsteen, Madonna e Radiohead sembra però che sia difficile ripetere quell’esperienza con altri nomi. I grandi gruppi preferiscono fermarsi a Roma e Milano e non al centro. Qual è il problema principale? Mancano gli spazi o l’appoggio delle istituzioni?

Forse ho già risposto in modo logorroico a questa domanda. Affinchè questo si possa (e dovrà essere necessariamente cosi) ripetere in futuro serve che i promoter abbiano la certezza degli spazi che si possono utilizzare, la certezza delle regole e dei costi e una precisione millimetrica di quando questi spazi siano disponibili. Ferrara sotto le stelle è un esempio fulgido di buona gestione e collaborazione tra operatori privati e pubbliche amministrazioni. Ciò è possibile quando si conoscono quali piazze allestire, quanto costano e per quanto saranno disponibili. Tutto questo sembra chiaro, semplice e essenziale ma per arrivare a questo servono anni di lavoro e si devono superare molte difficoltà, ma Firenze ha tutte le carte in regola per riuscirci.

Cosa manca secondo te davvero alla scena musicale toscana, se pensi che manchi qualcosa.

Non credo manchi nulla, occorre solo una maggiore continuità delle proposte.

Raccontaci qual è stato o quali sono stati i concerti che hai organizzato e di cui sei più orgoglioso, e anche chi non è mai venuto in Toscana e che ti piacerebbe portare in concerto.

La cosa di cui vado più fiero? Essere stato tra i fautori dell’estate dei due anni fa, in città (in un nuovo bellissimo spazio) arrivarono oltre a quelli da te citati sopra anche Cris Cornell, Morrisey, Damian Rice, Afterhours e Alanise Morrisette…portando Firenze nel luogo che gli compete… l’Europa. Poi sono un po’ orgoglioso di tutte le piccoli e grandi cose fatte…. Son fatto così.

Ultima domanda: so che stai già lavorando duramente all’estate 2014, puoi anticiparci qualcosa?

Spero bene.

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Foto di Riccardo Ventrella

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