Miele: un cucchiaio al giorno leva il medico di torno

Dalla tavola al laboratorio, il dolce alimento finisce al centro delle ricerche per le sue capacità antibiotiche, antibatteriche e antimicotiche

Medicine amare? Niente affatto. Una ricerca made in Pisa mette in risalto le proprietà del miele toscano, le cui capacità terapeutiche sono adesso confermate anche dagli scienziati. Un rimedio naturale che, in certi casi, è efficace anche contro quei batteri  resistenti ai normali antibiotici.

I ricercatori e i microbiologi dell’Università di Pisa hanno studiato le proprietà antimicrobiche di diversi tipi di miele toscano: quelli più scuri e la "melata" (le secrezioni zuccherine raccolte dalle api) sono particolarmente attivi contro alcuni batteri patogeni dell'uomo. L'helicobacter pylori, che colonizza la mucosa dello stomaco provocando gastrite e ulcere, è uno di questi, ma c'è anche lo staffilococco, responsabile di molte malattie della pelle come l'acne. "In questo caso – spiega Roberto Barale professore di Genetica all'Università di Pisa - gli esperimenti in vitro hanno dimostrato che certi tipi di miele e melate sono attivi anche nei confronti di quelle specie batteriche resistenti ai normali antibiotici".

Nonostante in Italia si producano numerose varietà di miele, “la ricerca in questo settore non è sostenuta”, afferma il professor Barale, che ha dovuto interrompere i suoi studi sull'argomento per mancanza di finanziatori. A livello internazionale la situazione è invece ben diversa. In Nuova Zelanda, alla Waikato University fin dal 1995 esiste una"Honey Research Unit", finanziata da imprese private, che studia e pubblica su riviste scientifiche le capacità terapeutiche del miele.

Dalle ricerche neozelandesi sono emerse, ad esempio, le proprietà antibiotiche, antibatteriche e antimicotiche del miele Manuka, un tipo di alimento per cui si può arrivare a spendere  70 a 140 euro al chilo se comprato in farmacia o su internet. La stessa quantità di miele nostrano, che potrebbe avere le medesime proprietà, si aggira intorno ai 7-10 euro.

"In Nuova Zelanda – conclude Barale – la sinergia fra imprese e ricerca è riuscita a valorizzare un prodotto tipico di grande valore salutistico e ambientale producendo ricchezza, da noi questo purtroppo accade molto più raramente o per niente".

19/09/2011