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Miles Cooper Seaton: “l’artista è una porta tra la saggezza e l’amore”

Arriva in concerto in Toscana per ben due date l’8 e 9 giugno uno dei fondatori del gruppo di indie folk degli Akron/Family

Miles Cooper Seaton

Dopo più di dieci anni di militanza nella band folk-psichedelica degli Akron/Family che tra il 2005 e il 2013 ha pubblicato ben sette dischi è giunta l’ora per il cantante e chitarrista Miles Cooper Seaton di confrontarsi con il debutto solista. “Phases in Exile” è il suo primo disco e ha già racconto il favore pressochè unanime della critica. Miles sarà in concerto in Toscana per due date l’8 giugno a Bottega Roots a Colle Val D’Elsa e il 9 giugno all’Antico Spedale del Bigallo a Bagno a Ripoli.

Dopo tanti anni passati con gli Akron/Family cosa ti ha spinto a debuttare con un disco solista?

Mi hanno fatto questa domanda in molte interviste. È una sensazione strana. Forse l’arte è un istinto e un impulso che fa scoccare la scintilla di un processo di indagine, è questo il modo in cui trovo me stesso…Per seguire realmente questo processo con determinazione è richiesta una certa vulnerabilità che è guidata dalla sensazione di avere un obiettivo importante. Andare alla scoperta della parte più profonda di me stesso e direttamente anche della parte più profonda degli altri è lo scopo che si cela nel pubblicare album e suonare musica.
Quando i miei personali impulsi artistici incontrano e si uniscono con quelli degli altri può essere una cosa incredibile. Con gli Akron/Family questa collisione ha generato un’incredibile quantità di energia spirituale. Questo è quello che amo della band ed è quello che mi ha spinto a pubblicare e promuovere la nostra musica all’inizio. Era importante condividere questa energia spirituale con il mondo. Avevo la forte sensazione di avere una missione. In ogni caso “fare musica” e “pubblicare musica” sono due cose ben diverse. Il contesto più ampiamente accessibile per comunicare questa musica, questo messaggio, questa energia alla gente è presentarla come “contenuto” dandogli un valore economico. Anche se tutto questo all’inizio è molto eccitante (le persone ti ascoltano, ti senti gratificato, importante eccetera), il meccanismo chiede sempre di più e più velocemente. Forse cominci a fare un po’ di soldi e lasci il lavoro al bar per qualche anno, creando una relazione diretta tra le tue produzioni artistiche e il contesto commerciale. Alla fine i “come?” (Come posso raggiungere più persone? Come faccio a mantenere il mio lavoro come artista?) diventano le domande più importanti. Il “perché?” o la motivazione profonda possono facilmente essere dimenticati. Questo è quello che ho percepito alla fine con gli Akron/Family. Abbiamo perso di vista il senso della nostra motivazione collettiva.

“Phases of exile” mi ha ricordato due dischi: da una parte Holocene di Bon Iver, dall’altra  Nebraska di Bruce Springsteen. Credo sia perchè sono tutti e tre dischi ispirati dal paesaggio, dalla vastità della natura. Trovi giusto questo paragone?

Non so cosa dire! Per me è un grande complimento. Credo che entrambi questi dischi siano molto sinceri. Liricamente parlando Nebraska è un disco davvero potente. Il lavoro di Justin Vernon invece mi sembra mosso dalla curiosità, cosa che lo rende molto interessante per me. Credo che entrambi questi due dischi rappresentino una realtà personale in un modo abbastanza forte da far si che la loro importanza trascenda la loro specificità estetica. Spero che sia lo stesso anche per “Phases in Exile“. Tra l’altro tutti e tre questi dischi sono stati fatti da tre ragazzi bianchi seri, solitari e davvero carini! Aahahahahaha

Nel tuo disco citi le parole di Nisargadatta Maharaj: La saggezza dice “Non sono niente” mentre l’amore dice “Io sono tutto”, che mi hanno ricordato la prima Lettera ai Corinzi di San Paolo contenuta nella Bibbia quando dice: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, io non sono nulla”. L’hai mai letta?

Non avevo letto questo verso in particolare, grazie per averlo condiviso con me. In un certo senso conferma le parole di Nisaragatta Maharaj, la saggezza è il grande vuoto, un vuoto pieno di potenzialità ma totalmente inconsistente. L’amore è l’espressione sperimentale di questo potenziale, che si fa udibile, tangibile, utilizzabile. Forse il ruolo dell’artista è una porta tra la Saggezza (il nulla) e l’Amore (il tutto). Il catalizzatore nella creazione perpetua dell’amore che a sua volta diventa materia, sostanza.

In un’intervista una volta hai detto che scrivi canzoni per incoraggiare le persone a seguire i loro sogni, è ancora così?

Ad essere onesto non saprei. Ho provato davvero tanto a integrare le mie speranze e i miei sogni in ogni mia sperimentazione. Spesso spero di ispirare la gente in un modo o in un altro. Io credo che le persone sono capaci di tutto e amo vedere le persone che si sentono eccitate di vivere.

Phases in Exile

Hai collaborato al disco di uno dei miei gruppi italiani preferiti i C+C Maxigross e anche loro ti hanno aiutato in un pezzo del tuo album: “Persona (The Killer)”. Raccontaci com’è nata questa collaborazione.

Ho incontrato i C+C quando mi hanno chiesto di suonare al loro “Lessinia Psych Fstival” due anni fa. Siamo rimasti in contatto e abbiamo deciso di collaborare insieme. Mentre stavo scrivendo questo disco è arrivato “Persona”. Questo pezzo era idiosincraticamente e tematicamente collegato con Phases in Exile. Ha sostituito una canzone che era incongruente nel contesto di Phases…è stata come una chiave per sbloccare l’album finito. Adesso continuiamo a lavorare insieme alla loro musica e alla mia. Loro stanno organizzando una performance di Phases in Exile a Verona. A volte io suono la chitarra con loro e esprimo la mia opinione sulla loro musica…quando sono benvenuto. I C+C sono incredibilmente dolci, gentili e di supporto. Ho con loro un grosso debito.

Nella copertina del disco c’è una foto che ti ritrae in una specie di baita di montagna. Sono curiosa dove ti è stata scattata?

La foto è stata scattata nella cucina della nonna di Tobia dei C+C Maxigross sopra Verona. La stanza era esattamente come la vedi. Io mi sono solo seduto. La sensazione che mi trasmetteva questo posto mi ha ricordato così tanto la musica che l’ho usata per la cover del disco. È interessante, molti italiani che hanno visto questa foto si sono incuriositi perché assomiglia tantissimo alla tipica casa italiana di montagna…più o meno…ma quando i miei amici americani hanno visto questa foto hanno reagito diversamente… per loro è davvero esotica!

L’Antico Spedale del Bigallo dove suonerai il 9 giugno è un luogo magico, penso che ti piacerà molto. So che ami molto l’Italia e che sei venuto spesso in viaggio nel nostro paese, ma è la tua prima volta a Firenze? Ne approfitterai per fare un giro in città?

Amo la magia! Sono davvero eccitato! Amo l’Italia davvero tanto e sono stato a Firenze molte volte. Sono venuto come turista o per visitare amici e ho camminato in lungo e in largo per tutta la città. Ma certamente non si conosce un luogo mai abbastanza, se avrò tempo sono ben accolti i suggerimenti!

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