Oliveti abbandonati: un tesoro che vale 40 milioni di euro

Per combattere la contraffazione alimentare bisogna aumentare la produzione di extravergine, anche recuperando i terreni non coltivati, come fa la Regione Toscana tramite la Banca della terra

Nel mercato dell’olio toscano, tra gli interessi dei grandi imbottigliatori e le difficoltà dei piccoli produttori, c’è un tema fondamentale che rischia di restare in secondo piano: gli oliveti abbandonati. Quattro milioni di olivi su un totale di diciassette milioni lasciati inselvatichire, con un danno non solo economico ma anche paesaggistico e ambientale.

Un tesoretto che secondo le stime di Coldiretti potrebbe produrre extravergine per un valore di 40 milioni di euro all’anno, in un momento in cui l’estero ha sempre più fame del nostro olio, le cui esportazioni hanno toccato nel 2015 la cifra record di 688 milioni di euro.
Per combattere l’abbandono dei terreni – e quindi anche degli oliveti – la Regione Toscana ha messo in campo molti strumenti, tra cui la Banca della terra che mette a disposizione delle aziende agricole terreni inutilizzati di privati o di enti pubblici Dal novembre 2013 la Banca della terra ha assegnato quasi 3mila ettari di terreni, oliveti compresi, agli agricoltori toscani, con una corsia preferenziale per i giovani.

Aumentare la produzione di olio è un’ottima strategia per diminuire il rischio di contraffazione alimentare: per questo il primo Piano olivicolo nazionale, appena approvato dal Ministero delle politiche agricole, stanzia 32 milioni di euro per le aziende del settore con l’obiettivo di combattere il falso Made in Italy mettendo in commercio quell’extravergine italiano in più chiesto dal mercato internazionale.

06/04/2016