OPINIONE/

Addio a David Sassoli, l’innovatore gentile della politica

La lezione del presidente del Parlamento Europeo, deceduto stanotte ad Aviano in seguito ad una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario. “Non dobbiamo avere paura della complessità”, disse ricordando le sfide dell’Europa in preda alla pandemia

Savid Sassoli

Chi era David Sassoli? Potrei elencare passo passo la sua biografia dalla carriera giornalistica fino alla presidenza del Parlamento Europeo,  ma per questo c’è Wikipedia.  Credo dunque che sia molto più utile raccontarlo nei valori che ha espresso da innovatore gentile della politica.

David Sassoli era prima di tutto un fiorentino, un italiano, un europeo. Un’appartenenza “comune” nell’epoca delle divisioni non solo ideologiche ma anche “territoriali”. Un’appartenenza di valori che il presidente del Parlamento Europeo ha difeso fino all’ultimo respiro.

Ne parlammo quando lo incontrai nel foyer del Cinema La Compagnia di Firenze. Era il 2017. Sul palco c’erano gli studenti delle scuole superiori della Toscana che si erano interrogati proprio sull’appartenenza all’Europa. Un dialogo che andò avanti anche a telecamere spente. Quasi mai è così. Quasi sempre invece, giunti all’ultima domanda ci si congeda ringraziando, si voltano le spalle e ognuno riprende la sua strada.

Sassoli si distingueva. La classe, l’educazione e soprattuto la gentilezza

Ma Sassoli si distingueva. La classe, l’educazione e soprattuto la gentilezza. A questo aggiungerei una cosa di non poco conto: la sostanza. Risposte mai banali, che provavano a scavalcare l’ovvio, a leggere i contesti, al rispetto dell’argomento trattato, al tema della discussione. Non ci siamo più abituati.

Sostenne, durante la nostra conversazione, che agli europei mancava la conoscenza dell’Europa stessa. Poi parlò di integrazione, della necessità di un’Europa più democratica, ma questo “è un processo lungo”, puntualizzò. “L’Europa la stiamo costruendo”.

Niente slogan, niente false promesse. In lui ritrovai l’essenza della concretezza, la franchezza. Niente si fa dall’oggi al domani, figuriamoci quell’Europa che non è solo terra e confini ma soprattuto condivisione di valori. In fondo non dovrebbero essere i valori le fondamenta di questa Europa che ancora stenta a trovare identità?

Costruire è un verbo di cui abbiamo scordato l’importanza vitale

Anche queste vanno costruite, non senza fatica. Costruire è un verbo di cui abbiamo scordato l’importanza vitale. E invece Sassoli lo citava, con determinazione. I linguaggi positivi, anche questi in disuso.

Ma non confondiamo la gentilezza con la mancanza di prese di posizione. Tutt’altro.

E’ di ottobre scorso la battaglia di Sassoli verso la Commissione Europea per la mancata applicazione del regolamento sulla Condizionalità dello Stato di Diritto. In sostanza Sassoli si è battuto con forza affinché fossero sospesi i pagamenti  provenienti dal bilancio comunitario agli Stati membri in cui lo stato di diritto è minacciato.  Parlò di diritti che “l’Unione Europea doveva proteggere”.

Si chiama spirito di servizio, di missione, di responsabilità verso i cittadini che hanno più che mai esigenza non solo di ritrovare fiducia nelle istituzioni, ma prima di tutto tutela.

Non possiamo tornare al mondo di prima, non dobbiamo avere paura della complessità

Nell’ultimo messaggio che Sassoli ha inviato a maggio scorso alla Festa d’Europa parlò anche della pandemia, spartiacque inatteso che ha portato allo scoperto  “le contraddizioni di un mondo globale senza regole, un mondo che negli ultimi venti anno altro non ha fatto che produrre fratture e disuguaglianze nel nostro corpo sociale. La risposta è che non possiamo tornare al mondo di prima. Non dobbiamo avere paura della complessità”.

Ecco la riflessione e l’invito che ci lascia Sassoli, il non avere paura della complessità. Dentro ci si può leggere molto. Un invito ai cittadini, alla politica, ad ogni essere umano nella gestione della propria vita.

Alzare lo sguardo e leggere l’insieme, non fermarsi di fronte ad un quadro piatto, provare a dar valore alle sfumature. Mettere insieme i tasselli, costruire passo dopo passo e perché no, avere pazienza e maturare la capacità di aspettare. La velocità non è generatrice di ben-essere, non è portatrice di miglioramento della condizione umana.

L’importante è non fermarsi, è percorrere il cammino provando a trovare quelle “convergenze” richiamate più volte da Sassoli nei suoi interventi, è tracciare la strada con coraggio, con la fatica del lavoro.

Questa è la lezione che ci regala l’innovatore gentile della politica. Ciao David

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