OPINIONE/

Economia circolare: un nuovo modo di relazione con il mercato

Dal distretto pratese del tessuto al distretto conciario di Santa Croce, da quello cartario lucchese fino alla produzione di birra dal pane raffermo in Mugello, la Toscana fa da esempio nelle best practice del riciclo dando valore ad un modello di economia circolare di cui si parla sempre di più nel mondo

L’economia circolare in Toscana

È piuttosto stimolante pensare di essere nel mezzo di un cambio di paradigma, la fine di un modello economico e il graduale passaggio ad un nuovo modo di relazione con il mercato. Questi passaggi epocali possono durare anni, decenni; se non li si analizza con la giusta attenzione il rischio è di non accorgersi degli effetti.

Giuseppe Conte è il primo premier italiano ad avere inserito il tema dell’economia circolare in un discorso di insediamento, da quest’anno esiste una delega all’economia circolare nell’Assessorato di Monia Monni alla Regione Toscana. Valerio Barberis è anche Assessore all’Economia Circolare per il Comune di Prato.

Università e Facoltà hanno inserito questo tema nei propri programmi accademici, lentamente questi argomenti si diffondono nella scuola superiore e quella dell’obbligo. Non se ne parla ancora nei bar o nei mercati, dal parrucchiere o in coda alle Poste. L’economia circolare non è ancora pop, ma diamogli il giusto tempo. A marzo del 2020 National Geographic nella sua versione worldwide ha fatto un approfondimento sul tema che ha conquistato la copertina in cui era ritratta proprio Prato come una delle indiscusse capitali mondiali dell’Economia Circolare.

Oltre al distretto del tessuto la Toscana ospita altre esperienze che stanno abbracciando questo modello. Il distretto di Santa Croce/Ponte a Egola da decenni ha investito nel recupero in primis delle acque di scarto dal processo di concia delle pelli, che vengono depurate e reimmesse nel ciclo produttivo. Sempre in quel distretto è da rilevare un forte impegno nel recupero del cromo che è l’elemento chiave del processo della concia. Capannori e il distretto della carta lucchese rappresentano una ‘best practice’ sul riutilizzo degli scarti e per i risultati della raccolta differenziata al fine della rigenerazione del prodotto cartario.

Non si butta via nulla non è più una battuta scherzosa ma sta diventando un imperativo del nostro nuovo quotidiano

Altre esperienze sono sparse in tutto il territorio toscano, Unicoop e Revet hanno sviluppato un progetto per cui le plastiche recuperate in mare dai pescatori venivano rigenerate per dare vita ad arredi urbani. Nel Mugello si produce la birra del Granaio con il pane raffermo.

Non si butta via nulla non è più una battuta scherzosa ma sta diventando un imperativo del nostro nuovo quotidiano.

Concentriamoci un secondo sul concetto di ‘buttare’, ad oggi siamo abituati a de-responsabilizzarci nel momento in cui gettiamo qualche oggetto nella spazzatura, nel momento in cui finisce nel ‘cassonetto’ non è più nostro, è un rifiuto, qualcosa di cui ci siamo voluti distaccare perché non più utile. Concentriamoci! Quel momento è fondamentale per alimentare il sistema dell’economia circolare, non basta avere una innata consapevolezza ma bisogna avere la certezza di essere parte di qualcosa di più grande e che i benefici ricadranno su di noi. Finché non è chiaro che queste buone pratiche portano benefici ‘sostanziali’ alle nostre società non si capiranno in pieno le potenzialità di questo nuovo movimento.

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