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Stadio, il futuro del Franchi che “vivacchia”, malinconico specchio di una Fiorentina ancora “non pervenuta”

Continua in casa viola la telenovela stadio anche se  – nel clima surreale che vive il pallone nell’era covid –  il problema vero rimane quella Fiorentina che, in campo, ancora non dà notizie di sé. Troppe incertezze e poche, troppo poche, solide realtà

Rocco Commisso – Stadio Artemio Franchi - © Ansa - Claudio Giovannini

Il Franchi ristrutturato, il Franchi raso al suolo, il Franchi abbandonato con trasloco a Campi Bisenzio, il Franchi sempre lì, uguale a se stesso per vivacchiare nella mediocrità con l’acqua che scende giù e ti infradicia tutto.

Scegliete voi la strada che preferite, che tanto nel frattempo niente accade, dietro parole forti, promesse deboli, polemiche a distanza e torneini di scaricabarile con finale da giocare in campo neutro.

Che storia, questa storia, che attraversa il tempo sopravvivendo a plastici e presentazioni che, riviste oggi, somigliano più a una commediola di terza categoria con troppi  discorsi rimasti appesi più o meno al nulla.

Parlare dello stadio è un ottimo sistema per scansare il momento buio della Fiorentina

Parlare dello stadio è un ottimo sistema per scansare il momento buio della Fiorentina, il tutto sul piano surreale del calcio al tempo del Covid, quello col pallone che rotola nel silenzio malinconico di stadi deserti vissuti a distanza  davanti alla tv. Storia senza fine, storia di casa nostra. Firenze e il suo futuro. Di sicuro continuare così non è possibile. Il comune ha lavorato per spingere avanti una legge per semplificare le cose. Adesso il governo deve rispondere e dire cosa è possibile e cosa no. Nel frattempo il presidente e proprietario della Fiorentina porta avanti pubblicamente la sua tesi. Lui vorrebbe uno stadio nuovo ma nessuno lo ascolta. E tra i tifosi gira l’idea che lo zio d’America potrebbe dire addio, perché l’Italia non lo comprende.

Divisioni. Le solite. Stavolta non si litiga su moduli o allenatori ma su Rocco Commisso

Divisioni. Le solite. Stavolta non si litiga su moduli o allenatori ma su Rocco Commisso. Benefattore incompreso oppure speculatore edilizio? Se ne parla con foga, nonostante la stanchezza di lustri di parole calciate in tribuna. Si discute di architettura e non di bilanci. Almeno l’argomento cambia strada. Non era male quando parlavamo di pallone, di giocatori e di tutto il resto. Però uno stadio serve eccome. Non solo qui. Un po’ ovunque, a parte poche eccezioni.

E così il tempo stringe per capire se Commisso vuole andare fino in fondo o, come sostiene qualcuno, alla fine questa sfida a politica e istituzioni altro non sia che un modo per accelerare un addio o, come lui stesso ha dichiarato, per tenere la Fiorentina a vivacchiare. D’altra parte il presupposto ha una logica: senza un impianto al passo coi tempi non è possibile avere ambizioni degne di questo nome. Ma Mercafir costa troppo, Campi potrebbe alla fine costare anche di più e il Franchi intanto cade a pezzi, circondato da commenti che spesso sembrano provocazioni.

E in tutto questo marasma isterico i tifosi vivono una Fiorentina malinconica 

E nel frattempo la polemica di globalizza. Negli States si parla del Franchi, spesso entrando in polemica con il trumpiano Commisso. Vendette politiche? Chissà. Ma ora arriva anche l’ex sovrintendente a dire che se vuole uno stadio nuovo Commisso se lo può costruire in America, Siamo scesi davvero in basso. E in tutto questo marasma un po’ isterico i tifosi vivono una Fiorentina malinconica, qualche paura figli di una classifica grigia tendente al nero, e nessuna buona notizia dal futuro.

Ci sta che alla fine sia il comune a rimettere le mani sul Franchi. Perfino l’amministratore delegato della Fiorentina Joe Barone ha rilanciato questa idea. Anni e anni di plastici e parole per arrivare a una ipotetica via di mezzo tra la risoluzione del caso e una barzelletta.

L’unico punto fermo è il nuovo centro sportivo. Almeno quello. Una buona notizia. L’unica. C’era il terreno, c’era la voglia, c’era anche il fatto che quello costa come la metà di un terzino che sta in panchina. Il resto è ancora tutto da decidere. Lo è da anni. Come d’altra parte da troppi anni la Fiorentina, sul campo, non dà notizie di sé. E questo, forse, è il problema più grave.

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