Pronto soccorso: Codice Rosa per le vittime di violenza

Operatori sanitari, forze dell'ordine e polizia giudiziria insieme in un percorso speciale per donne, bambini, anziani, omosessuali e immigrati

Un percorso speciale per le vittime di violenza che arrivano al pronto soccorso, donne ma anche bambini, omosessuali, anziani, immigrati: è ”Codice rosa”, il progetto che dopo un anno di sperimentazione a Grosseto approda in altre Asl toscane, dove sarà testato per un altro anno, prima di essere metto in atto in tutta la regione. 

Questa mattina l’assessore al diritto alla salute della Regione Daniela Scaramuccia e il Procuratore generale della Repubblica di Firenze Beniamino Deidda hanno firmato un protocollo che prevede l’avvio del progetto in fase sperimentale a Lucca (Asl 2), Viareggio (Asl 12), Prato (Asl 4), Arezzo (Asl 8), Grosseto (Asl 9, dove il progetto pilota è già partito da un anno). Nelle Asl, che sono state scelte per la peculiarità dei loro territori e la rappresentanza delle tre Aree vaste regionali, verrà creata una task force interistituzionale, composta da operatori sanitari, forze dell’ordine e polizia giudiziaria, in grado di agire in sinergia e intervenire con professionalità e tempestività nei casi di violenza su vittime appartenenti alle fasce più deboli della popolazione.
Il progetto ha il suo punto di forza nell’accoglienza delle vittime di violenza che arrivano al pronto soccorso, e vengono identificate da un codice particolare, il “codice rosa”, che prevede un percorso riservato di accoglienza alla vittima, cui vengono immediatamente prestate cure mediche e sostegno psicologico, avviando contemporaneamente le indagini delle forze dell’ordine per l’identificazione degli autori delle violenze.

“Purtroppo anche in Toscana quello della violenza sulle donne e sui soggetti più deboli è un fenomeno che non accenna a diminuire – commenta l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – La sensibilità della Toscana su questi temi viene da lontano, con una legge sulla violenza nel 2006 e un’attenzione particolare da parte delle Asl. Forti di questa esperienza, abbiamo visto che è necessario un passo ulteriore. L’esperienza di Grosseto ha dimostrato che è possibile mettere in atto interventi efficaci per dare assistenza immediata alle vittime, e nello stesso tempo intervenire tempestivamente sugli autori del reato. Vogliamo che questa esperienza diventi un modello e possa essere replicata, prima in alcune città, poi in tutta la Toscana”

Tra le prime sul territorio nazionale, l’esperienza di Grosseto ha preso il via nell’aprile 2010, con un protocollo siglato tra la Asl 9 e la Procura della Repubblica di Grosseto. Una task force costituita da 30 persone – magistrati, forze dell’ordine e personale sanitario del Centro di coordinamento vittime di violenza della Asl 9 – si attiva su ogni singolo caso, al momento in cui si verifica l’episodio di violenza. Tutti hanno partecipato a iniziative formative comuni e sono in grado di agire in stretta sinergia, per garantire interventi coordinati e di rapportarsi con le strutture presenti sul territorio. Il “percorso rosa” assicura alla vittima un’assistenza protetta, che ne garantisca privacy e incolumità fisica e psichica, oltra ad assicurare la massima rapidità di intervento nei confronti degli autori del reato. In poco più di un anno di attività, il “codice rosa” in funzione a Grosseto ha permesso l’emersione di oltre 300 casi di violenze, ai quali è seguita l’apertura di procedimenti giudiziari e l’attivazione di azioni di sostegno della vittime.

17/06/2011