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Quando la morte diventa attrazione Turismo dell’orrore al Giglio

Dopo la catastrofe che ha visto affondare la Costa Concordia, c’è chi si è messo in viaggio per vedere da vicino il relitto della nave

turismo dell’orrore all’isola del giglio

L’espressione “turismo dell’orrore” può sembrare al primo impatto un ossimoro, un’unione forzata di due concetti radicalmente opposti che nulla hanno in comune.

Il viaggio, nella visione tradizionale, è un aspetto ludico della vita, un momento di svago, apprendimento e scoperta che per sempre lascerà il segno: un’esperienza puramente individuale che aiuta ad acquisire maggior consapevolezza delle dinamiche globali. Associare quindi il “fare turismo” ad un elemento “oscuro” può essere ritenuto un passaggio sconveniente e inappropriato.

Anni fa, tuttavia, abbiamo assistito alla nascita e allo sviluppo del cosiddetto “dark tourism”: la pratica che consiste nel visitare luoghi non convenzionali, indecorosi agli occhi della collettività.

Mete del pellegrinaggio sono gli scenari in cui si sono verificati orribili crimini, delitti e catastrofi: in altre parole diventano appetibili quei “set” naturali che hanno contrassegnato la cronaca moderna.

È quello che è successo ad Avetrana con l’omicidio della giovanissima Sarah Scazzi. La villetta di Michele Misseri è stata letteralmente presa d’assalto dai curiosi provenienti da tutta Italia. I residenti del comune pugliese hanno visto arrivare autobus gran turismo carichi di persone desiderose di intravedere lo sfondo del crimine. Storie diverse ma stesso triste epilogo anche a Cogne, Erba e Garlasco.

Il fenomeno del turismo dell’orrore ha interessato anche la vicina Isola del Giglio, nell’Arcipelago Toscano. Dopo la catastrofe che ha visto affondare la Costa Concordia, centinaia di viaggiatori hanno intrapreso la traversata per vedere da vicino il relitto della nave, gli scogli de Le Scole e fotografare la zona della sofferenza.

Sicuramente i media hanno assunto un ruolo fondamentale per veicolare informazioni e pubblicizzare l’accaduto, innescando una sorta di curiosità morbosa nelle persone. A metà tra turisti e voyeur, gli ospiti dell’isola fanno a gara a scattare le immagini-ricordo più simboliche, immortalando sulla pellicola quella carcassa divenuta purtroppo metafora di morte e dolore.

Resta da spiegare il perchè di questo atteggiamento. Quali sono i motivi che spingono gli individui a visitare i luoghi “neri”? Forse il desiderio di “toccare con mano” la storia per poter dimostrare di aver realmente vissuto un’era, di aver partecipato ad un evento epocale; la ricerca di una assoluta autenticità, senza filtri né intromissioni; la fuga dalla vita emotiva quotidiana, piatta e monotona; o ancora, la voglia di dare conforto alle famiglie delle vittime e agli abitanti locali.

Una cosa è certa: l’interesse per le atrocità è una tendenza insita dell’uomo. I viaggi nei campi di concentramento, nei musei delle torture, nei luoghi protagonisti di massacri e oscenità sono testimonianza da una parte della curiosità delle persone nei confronti della morte, dall’altra della paura e dell’angoscia che questa desta.

E mentre si discute su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare nelle località colpite da queste disgrazie, su internet spopolano gadget e accessori che hanno fatto della Costa Concordia un vero e proprio brand. Su Ebay, ad esempio, con meno di 10 euro si può acquistare la maglietta “Vada a bordo cazzo”, il costume da carnevale da marinaio modello “Schettino” e addirittura piatti di porcellana che mostrano la fase del naufragio. Un merchandising assai atipico e inconsueto se si pensa alle care vecchie cartoline, statuette e calamite che si compravano come souvenir.

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