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State of mind. Minimal Art. Panza Collection

Dal 10 aprile al 27 giugno 2010 al LU.C.C.A. Lucca Center of Contemporary Art

State of mind. Minimal Art. Panza Collection

Dal 10 aprile al 27 giugno 2010 il Lu.C.C.A. apre le porte all’esposizione “State of Mind. Minimal Art / Panza Collection”, un evento realizzato in collaborazione con Opera Art Advisoring e con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Lucca, Fidam, Apt Lucca, Associazione degli Industriali della Provincia di Lucca, Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Lucca, Confartigianato Lucca e Confesercenti Lucca.

“Ciò che vedi è ciò che vedi”, affermava Frank Stella nel 1958-59 quando con i suoi Black paintings inaugurava, probabilmente senza esserne consapevole, una nuova incredibile e imprevedibile stagione dell’arte contemporanea: la Minimal Art. Alcuni anni dopo la critica ufficiale riconobbe alla Minimal Art, che si contrapponeva in modo deciso all’Espressionismo astratto degli ’40 e ’50 e alla coeva Pop Art, la peculiarità di aver modificato l’approccio alle espressioni artistiche, il ruolo dello spazio e del visitatore, ma anche ridisegnato le geografie dell’arte contemporanea: gli Stati Uniti infatti prendono per la prima volta le distanze dall’arte europea.

“State of Mind. Minimal Art / Panza Collection” è un evento che coinvolge otto artisti della Collezione Panza – Lawrence Carroll, Lies Kraal, Timothy Litzmann, Christiane Löhr, Emil Lukas, Jonathan Seliger, Séan Shanahan, Roy Thurston – che si esprimono, ognuno in modo proprio, attraverso il denominatore comune della Minimal Art con un dizionario formale essenziale, con tecniche non relazionali di composizione pittorica, con strutture costituite da grandi, anonimi ed essenziali volumi geometrici in sequenze seriali, con l’impiego di materiali industriali (legno, cera, punti metallici, pasta per modellare, silicone, resina acrilica, lacca, acciaio inossidabile, poliuretano, vetro, aghi, ecc…) o desunti dalla natura (denti di leone, semi di edera, semi di caglio, crine di cavallo, gambi d’erba, foglie). Ne scaturiscono otto installazioni pensate con la volontà di coinvolgere il bianco e il vuoto della location espositiva come componente attiva del loro lavoro realizzato tra gli Novanta e Duemila. Alla riduzione minimale delle opere (nessuna parte, seppur nella sua essenza, assume più importanza di un’altra) si contrappone l’esperienza della presenza fisica degli oggetti con lo spazio in modo da determinare la conoscenza immediata delle forme e dei materiali. In questo tipo di evento, l’attenzione deve spostarsi dall’interno all’esterno del lavoro, evidenziando le caratteristiche reali della struttura, le qualità fisiche e spaziali dell’istallazione per esaltare un rapporto inedito con l’osservatore. Al visitatore, infatti, non viene più chiesto di concentrarsi sul significato intrinseco della creazione, ma di avere una sorta di approccio polisensoriale con il lavoro, di testare senza alcun pregiudizio il dipinto monocromo o il volume con cui deve dividere lo spazio e di pensare solamente al processo soggettivo di fruizione.

Giuseppe Panza di Biumo e la Collezione Panza

Giuseppe Panza di Biumo nasce a Milano nel 1923. Laureato in legge. Nel 1955 sposa Rosa Giovanna Magnifico: hanno cinque figli. Lavora nel campo immobiliare. Dal 1956 inizia con sua moglie ad assemblare la sua collezione di arte contemporanea che conta più di 2500 opere. Ha acquistato in particolare arte americana: dall’Espressionismo Astratto, alla Pop Art, dall’Arte Minimal e Concettuale all’Arte Ambientale degli artisti californiani, dall’Arte Monocromatica a quella derivata da forme organiche o da forme primarie post-minimaliste.

A partire dal 1983 consistenti nuclei di opere sono stati ceduti e donati al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York e al Museo Cantonale di Lugano (Svizzera).

Nel 1996 ha donato gran parte della collezione e la Villa Menafoglio Litta Panza a Biumo Superiore, Varese, al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano. La villa barocca, costruita nel 1750 con magnifico giardino, contiene una parte della Collezione Panza, circa 200 opere dagli anni ’60 al 2000, oltre ad arredamento storico dal XV al XIX secolo e a una raccolta di scultura primitiva africana e precolombiana. Le opere sono di S. Arends, F. Beckman, M. Brewster, L. Carroll, M. Cole, D. Flavin, A. Fratteggiani Bianchi, R. A. Fredenthal, A. Graham, J. Highstein, R. Irwin, H. Kiecol, J. Mangold, J. McCraken, F. Monti, M. Nordman, M. Puryear, W. Roeth, R. Rudel, D. Simpson, P. Sims, E. Spalletti, V. Tavernari, R. Therrien, R. E. Tiemann, J. Turrell, M. Webster e I. Wilson.

Nel 2005, 51 opere sono state donate al Palazzo Ducale di Sassuolo (Modena) ed esposte nell’Appartamento Stuccato, dove sono visibili i lavori di A. Appleby, L. Carroll, T. Litzmann, W. Roeth, D. Simpson, P. Sims e E. Spalletti eseguiti, appositamente per gli spazi lasciati vuoti dai dipinti originali dispersi, su commissione di Giuseppe Panza e donati nel 2005 al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2007 l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, DC, ha acquisito un gruppo di 41 lavori di Arte Concettuale, Minimale e Ambientale di 16 artisti americani ed europei (R. Barry, L. Bell, H. Darboven, J. Dibbets, H. Fulton, D. Huebler, R. Irwin, O. Kawara, J. Kosuth, S. LeWitt, R. Long, B. Nauman, R. Nonas, R. Opalka, L. Weiner, D. Wheeler). Nel 2008 l’Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, New York, dopo aver ospitato in mostra una selezione di opere d’arte della Collezione create tra il 1965 e il 2004 da artisti che lavorano con il colore e con la luce, ha acquisito un gruppo di 71 lavori realizzati da A. Appleby, S. Arends, M. Cole, D. Flavin, A. Fratteggiani Bianchi, R.A. Fredenthal, R. Irwin, J. Kosuth, S. LeWitt, T. Litzmann, W. Roeth, D. Simpson, P. Sims, R. Therrien e A. Truitt.

Attualmente parte della collezione è in prestito al Mart di Rovereto.

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