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Teatro in carcere: “L’isola felice” tra viaggio e ironia

Lo spettacolo degli attori-detenuti del gruppo teatrale "Carpe Diem" della casa circondariale "Mario Gozzini" a Solliccianino alle porte di Firenze

isola felice

Uno spettacolo teatrale in cui l’ironia gioca un ruolo fondamentale a partire dal titolo, "L’isola felice", quasi un controsenso se pensiamo al vissuto degli "attori" protagonisti sul palco. E’ la performance – un vero e proprio "comics" strutturato quasi come una striscia a fumetti – ideata dalla regista Olga Melnik e messa in scena dal gruppo teatrale "Carpe Diem" della casa circondariale "Mario Gozzini" (conosciuta anche come Solliccianino, alle porte di Firenze) in collaborazione con il Centro di teatro internazionale. Una iniziativa promossa dalla Regione Toscana nell’ambito del progetto dedicato al teatro in carcere.

Sul palcoscenico tre attori-detenuti, prorompenti nella loro simpatia e spontaneità, insieme a due attrici professioniste e una tirocinante, brave quest’ultime a dettare i tempi e i ritmi serrati di una rappresentazione tutta giocata sulla metafora del viaggio.

Lo spettacolo parte infatti con una scena ambientata in un transatlantico colorato e ricco di divertimento, destinato però ad un naufragio che porterà all’isolamento dei personaggi. Uno sviluppo narrativo – dalla vita spensiera alla solitudine – che riconduce metaforicamente ai temi e ai problemi di ogni detenuto.

La scelta del genere "comics teatrale" offre la possibilità di superare i limiti di tempo e spazio e di sospendere – almeno per la durata dello spettacolo – la realtà di ogni giorno chiusa tra sbarre e cielo. Attraverso il teatro quindi tutto diventa possibile: Elvis Presley non è morto, Patty Pravo continua a stupire con la sua classe e la sua sensualità mentre si alternano  – scena dopo scena – gag esilaranti e "combattimenti" tra i personaggi per affermare la loro superiorità sugli altri.

Il messaggio alla fine è chiaro, come è possibile leggere nella brochure di accompagnamento dello spettacolo. "I detenuti non sono reietti e nemmeno vittime: l’empatia consente di vederli, senza pregiudizi nè collisioni, per quello che sono: persone". Il carcere non sarà "un’isola felice", ma sicuramente un luogo da cui ripartire.   

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