Contro gli stereotipi a Firenze il festival di cinema africano Kibaba

Martedì 20 febbraio sul grande schermo dello Spazio Cinema Alfieri tre cortometraggi e due lungometraggi inediti

Tre cortometraggi e due lungometraggi, di grande qualità, per migliorare il dialogo tra italiani e migranti. È questo l'obiettivo del festival di cinema africano Kibaba, giunto alla quinta edizione, che quest’anno è ospitato allo Spazio Cinema Alfieri in via dell’Ulivo a Firenze. La quinta edizione si fa all'interno della manifestazione culturale della III edizione del Black History Month Florence che quest'anno realizza la sua terza edizione.

“Tra gli obiettivi c’è sicuramente combattere gli stereotipi che la cultura italiana alimenta sugli africani”, spiega Matias Mesquita del comitato che organizza il festival. “È una lunga serata dedicata all’intercultura -prosegue- questa volta ci saranno film che non solo ci faranno conoscere più da vicino l’Africa, ma ci fanno conoscere i problemi di integrazione degli italiani di seconda generazione. Cerchiamo di trasmettere come si sentono gli africani in Italia. Le opere scelte sono di cinema indipendente”.

E quindi ecco “Blaxploitalian 100 Anni di Afrostorie nel cinema italiano” di Fred Kuworn che indaga la presenza dei neri nella storia del cinema italiano a da Fellini a oggi: un insieme di stereotipi dal lavapiatti alla prostituta.

"Ambaradan", di Paolo Negro, Amin Nour, vincitore della seconda edizione del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact), proiettato anche alla Mostra del cinema di Venezia. Racconta le sofferenze di un bambino, che diventa adulto, attraverso un’integrazione fallita, ipocrita.

In ‘Le ali velate’, di Nadia Kiabot due donne apparentemente diverse, provenienti da culture e paesi distinti, ma accomunate dalla costante ricerca della propria identità e propria posizione affrontano per caso un viaggio insieme.

"Jululu", di Michele Cinque, migliore regia alla 74esima Mostra di Venezia nella categoria del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact). Un viaggio musicale in un angolo di Africa nel sud Italia, nelle vaste piane coltivate a pomodoro nella provincia di Foggia. Yvan Sagnet, importante esponente delle rivolte dei braccianti in Italia, è la voce del film e attraverso i suoi pensieri la critica sociale dal ghetto si estende fino all’intero sistema economico che determina le condizioni di una nuova schiavitù.

"Watatu", di Nick Reding. Jack e Salim, amici di vecchia data, si rincontrano a Mombasa dove il primo è venuto a lavorare come poliziotto. Tra i due s’inserisce la figura di Yusuf, nipote di Salim, un giovane laureato che si sente discriminato, privo di opportunità e carico di rabbia contro le ingiustizie.

Le proiezioni iniziano alle 18.30.

20/02/2018